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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 12 mar 2014
ISSN 2037-4801

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Bourdieu e la 'profezia' della crisi accademica

Bourdieu e la 'profezia' della crisi accademica

Lo studio dello spazio accademico svolto tra il 1969 e il 1971 da Pierre Bourdieu in 'Homo academicus' (disponibile per la prima volta in traduzione italiana) fornisce allo studioso dei processi formativi una messe di strumenti interpretativi per analizzare l’Università digitale del nostro tempo. Nell’opera del sociologo francese, si stagliano in primo piano i rapporti di forza che animano gli atenei, le dinamiche più o meno sotterranee e le regole (scritte e non scritte) che normano il sistema.

Bourdieu ha fotografato con spietato realismo i meccanismi che regolano il mondo sociale in cui egli stesso ha operato. L’istanza che lo guida è indagare le carriere universitarie, soggette a una serie di variabili: modalità di riproduzione del corpo docente, tecniche di selezione e formazione degli allievi, aspettative e frustrazioni degli aspiranti accademici, interazioni istituzionali e prassi comunicative, tecniche di conservazione e trasmissione delle conoscenze.

In 'Homo academicus' l'autore definisce non solo le strategie di divulgazione del sapere, ma anche le modalità di produzione della conoscenza scientifica con la piena consapevolezza dei risvolti sociologici che l’università acquisisce verso l’opinione pubblica in quanto sistema di potere, fondato sulla percezione simbolica dell’autorevolezza, del prestigio, della caratura intellettuale, salvo scoprire che tali condizioni, in tempi di crisi, non sono più sufficienti a mantenere la rappresentatività di un sistema chiamato a fornire risposte immediate e credibili agli stakeholder di riferimento, studenti e famiglie in primis.

Non a caso lo studioso enuclea le condizioni che contribuiscono alla costruzione del campo universitario sottolineando come gli strumenti di conoscenza e la costruzione del mondo sociale si producano nella relazione tra docenti e studenti: è quanto accade in occasione della contestazione studentesca del maggio ’68, in cui il sociologo vede non un semplice conflitto generazionale, ma i prodromi della crisi palesatasi all’interno dello spazio accademico. Un appello evidentemente non rimasto inascoltato, visto che di lì a poco si registrerà il passaggio dall’università di élite a quella di massa dei nostri giorni, afflitta da una preoccupante perdita di attrattività formativa e scientifica.

Una crisi letta da Bourdieu in chiave di illusio, la spinta motivazionale che induce molti individui a perseguire la strada dell’università senza alcuna garanzia di riuscita, attratti dal potere simbolico che la conoscenza può esercitare, distingue anche tra professori che investono nell’attività accademica attraverso lo svolgimento della didattica e della ricerca e professori votati alla produzione di prestigio e visibilità esterna. Una dicotomia che si ripropone in tutta la sua attualità nell’era della digitalizzazione delle conoscenze e della globalizzazione dei flussi informativi, che schiudono agli accademici, nuove possibilità di intervento nell’agone pubblico dell’informazione. Emerge così una riflessione quanto mai attenta sulla risemantizzazione sociale della figura dell’homo academicus, cui si richiedono un dinamismo scientifico e una versatilità comunicativa diversi rispetto al recente passato, anche alla luce dell’evoluzione formativa dello studente, cui il sistema deve guardare in termini più propositivi e sinergici. L’obiettivo è superare le logiche di organizzazione interna che hanno prevalso a lungo nell’Università, sovente slegate dalle reali esigenze formative dei giovani.

Problematiche pienamente avvertite all’alba del Sessantotto, nella fase in cui Bourdieu avvia gli studi confluiti in 'Homo academicus': "Le trasformazioni dello spazio sociale più ampio incidono sul campo universitario, in particolare attraverso cambiamenti morfologici, il più importante dei quali è l’afflusso di una clientela di studenti che in un certo modo determina l’aumento ineguale del volume delle diverse parti del corpo insegnante e, quindi, la trasformazione dei rapporti di forza tra le facoltà e le discipline e, soprattutto, all’interno di ciascuna di queste, tra i differenti gradi".

Una previsione che acquista piena attualità se riferita all’evoluzione del nostro sistema universitario, il cui appeal simbolico è messo in pericolo da vari fattori tra cui il ridimensionamento delle risorse. Questa la sfida che attende le università, chiamate a un rinnovamento che deve generarsi da una presa di consapevolezza complessiva. Di qui l’utilità dell’indagine svolta da Bourdieu, che fornisce spunti di riflessione utili per affrontare la sfida del cambiamento imposta dalla globalizzazione, dalla digitalizzazione e dalla complessità sociale del nostro tempo. L’efficacia formativa del sistema non può prescindere dalla partecipazione degli studenti ai processi decisionali degli atenei, chiamati a leggere in tempo reale le evoluzioni di una crisi culturale che non conosce confini né di spazio né di tempo.

L’attualità di Bourdieu si scorge anche nella lettura della "crisi come congiuntura, cioè come connessione di serie causali indipendenti", che anche in ambito accademico, e in rapporto ai macrocontesti socioculturali di riferimento, "suppone l’esistenza di mondi separati ma che partecipano allo stesso universo nel loro principio come nel loro funzionamento reale".

Andrea Lombardinilo

titolo: Homo academicus
categoria: Saggi
autore/i: Bourdieu Pierre
editore: Dedalo
pagine: 376
prezzo: € 21.00