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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 26 feb 2014
ISSN 2037-4801

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Ricordare Quinzio

Ricordare Quinzio

'La tenerezza di Dio’ è una lunga intervista di Leo Lestingi a Sergio Quinzio, che l’editore Castelvecchi riporta in libreria, consentendo a quanti non lo conoscono di incontrare questa originale figura di studioso e biblista, a 17 anni dalla morte, imprescindibile per chi voglia comprendere il pensiero cristiano del XX secolo quanto quella, più nota, di Maritaini e Von Balthasan. Quinzio fu l’assertore di una esegesi secondo la quale il cristiano e l’uomo moderno devono ammettere la “sconfitta di Dio”, assegnando all’escatologia, all'apocalisse, alla rivelazione finale, all’“evento decisivo” e alle “ultime cose” il senso della storia e della rivelazione. Un pensiero che si incrocia con quello di Guido Ceronetti, Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e che rimanda alla filosofia, tra molti altri, di Nietzsche e Dostoevskij.

A tale conclusione, Quinzio giunge tramite un percorso inusuale, fatto di studi irregolari, senza il conseguimento di titoli di laurea o accademici, segnato da una lunga carriera quale ufficiale di Finanza, nel quale si compenetrano profondamente e indissolubilmente intuizioni intellettuali, una fede profondissima ma tormentata, un sentimento acuto della morte e della sofferenza: quello che lo porta, giunto a Roma, a osservare il passaggio dei convogli funebri al Verano. Una sensibilità ulteriormente cementata da dolorose esperienze personali quali la morte contemporanea di padre e suocero (Gaetano Barbareschi, che come ministro del Lavoro introdusse lo strumento della cassa integrazione) e poi quella, straziante, della prima moglie Stefania.

Quinzio elabora tali esperienze in un pensiero di tale singolarità da attirargli il “sospetto” dei cattolici (il prete del paese marchigiano dove vive a lungo pensa sia un testimone di Geova), assurde difficoltà editoriali (Guanda pubblicherà a pagamento il suo primo e fondamentale 'Diario profetico’), e l'indifferenza di molta cultura 'ufficiale’. Del resto, il cristianesimo quinziano è ben distante da quello della chiesa a lui contemporanea: i giudizi del biblista sono sferzanti sia sul Concilio Vaticano II, “un graduale accomodamento… una conciliazione col mondo moderno, con i valori di libertà e laicità”, sia verso la riduzione della fede a etica. Persino di Madre Teresa e dei “santi sociali” dice: “sono convinto che il fare umano possieda in se stesso un’insufficienza”. E anche sul piano più politico, Quinzio non nasconde la sua 'scorrettezza’, maturata anche a seguito delle disavventure occorse al padre al termine della guerra.

Benchè anche sugli ebrei pronunci parole di scomoda chiarezza, il pensiero di Quinzio va inquadrato nell’ebraismo profetico messianico (non in quello rabbinico, che egli stigmatizza come “istituzionale”), tant’è che 'Radici ebraiche del moderno’ è uno dei suoi titoli più interessanti. Altro riferimento modale, quello dell’esperienza proto cristiana, delle comunità costrette a fare i conti con il fallimento della "parusia" quale evento storico immediato: il cristianesimo di Antiochia, del concilio di Gerusalemme. Nell'esegesi quinziana, il monoteismo dello studioso ligure è insomma quasi una monolatria lo studio della Bibbia e la comprensione delle fonti diviene "il" metodo: “dobbiamo avere il coraggio di cercare il più possibile di avvicinarci al senso originario” osserva, parlando dell'immane lavoro che porta tra l’altro all’uscita con Adelphi, dei quattro volumi di 'Un commento alla Bibbia’.

Lestingi osserva che per Quinzio “il significato più profondo del cristianesimo” è nel senso del fallimento, della debolezza divina, de 'La sconfitta di Dio’ altro titolo fondamentale. Ma anche nella tenerezza. Sono le chiavi per comprendere l’uomo postmoderno.

M.F.

titolo: La tenerezza di Dio
categoria: Saggi
autore/i: Quinzio Sergio
editore: Castelvecchi
pagine: 107
prezzo: € 12.00