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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 8 ago 2012
ISSN 2037-4801

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Non c'è più la vergogna di una volta

Non c'è più la vergogna di una volta

La smania di apparire è complementare alla scomparsa del sentimento della vergogna, denunciano diversi studiosi tra cui la sociologa Gabriella Turnaturi dell'Università di Bologna, che a questo sentimento 'in via di estinzione' ha dedicato un saggio uscito di recente per Feltrinelli, sottotitolato 'Metamorfosi di un'emozione'. La vergogna è sempre stata un perno della socialità "a guardia dei confini tra lecito e illecito, tra buono e cattivo, tra trasgressione e conformità", scrive Turnaturi, che raccomanda il "buon uso della vergogna", definendola "passione riformista".

In effetti, frasi come "Uno spettacolo vergognoso!", "Che vergogna!", "Mi vergogno di te!" risuonano sempre meno e con sempre minore efficacia. Il rossore esaltato da Dante e la lettera scarlatta sono ormai solo reminiscenze letterarie. Non c'è vergogna individuale perché manca quella collettiva, forse per effetto della multimedialità imperante, oppure per l'emergere di una tendenza o tentazione dovuta all'abbattimento dei tabu morali borghesi e cattolici.

Concorda Marco Belpoliti che nel libro 'Senza vergogna', edito da Guanda, sciorina un ampio campionario del narcisismo dalla televisione al web. Mentre Bernard Williams in 'Vergogna e necessità' (Mulino) parla di "utile indignazione".

M. F.

titolo: Vergogna. Metamorfosi di un'emozione
categoria: Saggi
autore/i: Turnaturi Gabriella
editore: Feltrinelli
pagine: 187
prezzo: € 18.00