Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 13 - 8 ago 2012
ISSN 2037-4801

Libreria

I ricercatori tra morale e convenienza

I ricercatori tra morale e convenienza

Preceduto da un'interessante introduzione di Massimiano Bucchi, 'Scienza, religione e politica' di Robert K. Merton (il titolo è un po' parziale) affronta alcuni temi fondamentali per la ricerca e per il suo rapporto con la società.

Sin dai primi studi Merton si interessa alle premesse culturali della scienza, individuandole in alcuni valori religiosi (non a caso è paragonato a Max Weber) riassumibili nell'idea della Natura "rivelatrice della grandezza di Dio". Secondo il sociologo l'attività di ricerca è informata da un preciso paradigma etico universalismo, comunitarismo, disinteresse, scetticismo - che investe il suo metodo: sperimentazione, fallibilità, valutazione tra pari, etc. Ovviamente, si tratta di un'analisi istituzionale e non individuale, che però secondo alcuni critici è meramente teorica poiché sono "particolarismo, individualismo, interesse e dogmatismo" a caratterizzare la scienza.

È però molto stimolante applicare il modello mertoniano all'attualità. Come incidono, sul piano organizzativo ed epistemologico, la big science, le grandi istituzioni internazionali, i colossali investimenti pubblici e, all'opposto, la privatizzazione e la commercializzazione della ricerca? Il quadro è estremamente vario, da personaggi come Craig Venter ai biohackers, e la multimedialità ha ovviamente accelerato tale articolazione, portando a un "isomorfismo istituzionale" per cui chi fa ricerca è almeno tentato di omologarsi al proprio referente-finanziatore-datore.

Ma è soprattutto nei rapporti interni alla comunità scientifica che si scoprono le maggiori contraddizioni. Il merito vagliato dalle severe regole vigenti rischia di far piovere sul bagnato, Merton parla di "effetto San Matteo", dal passo del Vangelo che dice: "A chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza".

I dati non mancano. Nel 1996 una commissione britannica concesse il finanziamento già negato al collega Harodl Kroto che nel frattempo aveva ottenuto il Nobel. Le riviste scientifiche accettano di più gli articoli con autori noti, le élite escludono anche i geni (come fece l'Academie française con Cartesio, Pascal, Rousseau, Diderot, Stendhal, Flaubert, Zola e Proust), la maggioranza dei fondi finisce a pochi destinatari (i maggiori). Le donne sono state ammesse a Princeton nel 1971 e Rosalind Franklin fu estromessa dal Nobel per la scoperta della struttura del Dna, assegnato a Watson e Crick.

E i nuovi media, possono risolvere il problema? Già si pubblicano 800 mila articoli l'anno sulle principali riviste tecnico-scientifiche referenziate, aumenta il numero di articoli citati e le possibilità date dai mezzi autorevoli ma meno 'ufficiali' sono quasi infinite. Però, con il confine tra scienza 'blasonata' e 'democratica', sfuma anche quello tra risultato definitivo, ricerca in corso o mera opinione. I media generalisti non distinguono e mentre alcuni ricercatori si sottraggono alla confusione, altri si prestano magari puntando più su sintesi, semplicità e carisma che sul merito.

Carlo Rubbia e Umberto Veronesi, per esempio, condussero una polemica sul nucleare anche a colpi di accuse di incompetenza. La notorietà pubblica dello scienziato rischia di soverchiare la reputazione professionale, si pensi a Stephen Hawking, Craig Venter o Richard Dawkins.

Le questioni che scaturiscono dal saggio mertoniano sono molte e attuali. La comprensione della scienza a livello generale, che fine fa in questa situazione? Un comunicato stampa di un ente pubblico è attendibile o 'pubblicitario'? Le riviste specialistiche non cedono mai alle mode scientifiche del momento? È ancora valida la regola di non diffondere risultati non vagliati in modo ufficiale?

Marco Ferrazzoli

titolo: Scienza, religione e politica
categoria: Saggi
autore/i: Merton Robert K.
editore: Il Mulino
pagine: 351
prezzo: € 32.00