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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 6 giu 2012
ISSN 2037-4801

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Galileo e il suo cannocchiale

Galileo e il suo cannocchiale

'Fistula diottrica' o 'perspicillum' in latino, 'lunettes' in francese, 'instrument om verre te sien' in olandese; in inglese 'cylinder', 'perspective cylinder', 'perspective trunckes'; in italiano cannone, trombetta, visorio, occhiale grande, occhialone, occhiale di canna o, più diffusamente 'occhiale di Galileo'. La storia del cannocchiale galileano è la storia di un'invenzione rivoluzionaria e di successo "globale".

'L'occhiale olandese', da cui Galileo prese ispirazione, apparve all'Aja nel 1608. Galileo vi entrò in contatto a Padova - l'oggetto aveva già avuto grande diffusione in tutta Europa - e iniziò subito a darsi da fare per perfezionarlo. Quando ci riuscì, invece di guardare la Terra, lo puntò al cielo. Un'intuizione epocale. Ciò che Galileo vide con il suo strumento non riguarda solo la storia dell'astronomia, la ristretta cerchia di pochi studiosi eruditi, ma il rapporto generale dell'uomo con la conoscenza. Il cannocchiale sovvertiva i paradigmi cognitivi dell'uomo, la conoscenza della natura e del cielo non veniva più dai libri antichi, ma nasceva dall'osservazione, dall'evidenza di fatti concreti.

È per questo che gli autori de 'Il telescopio di Galileo', edito da Einaudi nella collana 'Piccola biblioteca' parlano nel prologo di "un delitto". Massimo Bucciantini, Michele Camerota e Franco Giudice vogliono spiegarci come, con le osservazioni di Galileo, sia 'morto' il cielo di Omero e di Ovidio, di Aristotele e Tolomeo, di Dante e Tommaso d'Aquino e si sia aperto quello moderno. Il cielo svelato dallo scienziato pisano, dove i 'pianeti medicei' ruotavano attorno al grande Giove, dove Venere mostrava fasi simili a quelle della Luna e quest'ultima esibiva rilievi e pianure simili a quelle terrestri, con la Via Lattea fatta di infinite stelle, ha imposto la 'rifondazione' dei rapporti dell'uomo con la natura e l'universo, improvvisamente divenuto ben più ampio e complesso di quanto si credesse.

"Portare il cannocchiale sulla scena del mondo significò prima di tutto smuoverlo e rovesciarlo, il mondo", osservano gli autori. Significò "smentire drasticamente la millenaria credenza nell'eterogeneità della materia celeste rispetto a quella terrestre. La fine di un'immagine del cosmo, di un modello culturale dominato da una concezione antropocentrica e finalistica".

Claudio Barchesi

titolo: ll telescopio di Galileo
categoria: Saggi
autore/i: Bucciantini M., Camerota M., Giudice F.
editore: Einaudi
pagine: 301
prezzo: € 25.00