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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 19 mag 2021
ISSN 2037-4801

Recensioni a cura di Patrizio Mignano

Il freddo: da killer a cura
Saggi

Il freddo: da killer a cura

Per gli esseri umani il freddo rappresenta da sempre un nemico temibile, così come l'aumento della temperatura. In quali circostanze può, invece, esercitare un'azione positiva? Matteo Cerri, nel libro dal titolo “La cura del freddo” (Einaudi), cerca di fornire la risposta.

L'evoluzione della vita sulla Terra è stata da sempre segnata da un ambiente ostile e, nel tempo, gli esseri umani hanno perso alcune delle difese naturali che gli altri primati hanno conservato esponendosi direttamente alle intemperie. Così, l'uomo si è ritrovato a essere un debole avversario del freddo e ha dovuto rispondere con la tecnologia, dal fuoco ai vestiti, per difendersi e combatterlo. “L'unica parte del nostro corpo che ancora conservi una pelliccia è la testa, che non serve come protezione dal freddo, bensì dal sole”, avverte Cerri. Contemporaneamente, però, il freddo è stato fin da subito considerato fondamentale per il suo potere di conservare. L'uomo ha capito che il cibo poteva essere preservato solo grazie alle basse temperature. Forse avrebbe potuto esserlo anche l'uomo?

L'autore sottolinea l'importanza che l'ipotermia terapeutica ha svolto e svolge sin dal secolo scorso contro molte malattie. E anche oggi viene usata in situazioni cliniche: “Da killer spietato, a poco a poco il freddo diventa una cura e uno strumento che consente interventi chirurgici prima impensabili. Per esempio quando la temperatura degli organi cala, cala anche l'energia, e in alcune situazioni particolari, quando il cervello si trova senza più nutrienti, in seguito a un arresto cardiaco, abbassare la temperatura del corpo aiuta questi organi a superare il periodo di crisi, riducendo al massimo gli eventuali danni. Questo viene fatto quotidianamente in terapia intensiva, ma in questo caso il potere del freddo può essere usato solo limitatamente. Il raffreddamento dei pazienti viene infatti indotto dall'esterno generando un equilibrio molto delicato che va gestito con molta cura”.

Il percorso virtuoso, però, non si ferma nelle sale operatorie e negli ospedali. Nuove linee di ricerca stanno aprendo percorsi biomimetici. Sappiamo da tempo che alcuni mammiferi sono in grado, in certe circostanze, di raffreddarsi per rallentarsi e fermare il proprio metabolismo mediante l'ibernazione o, più comunemente, letargo. “Orsi, scoiattoli, criceti e molti altri mammiferi ci mostrano un modo di esistere che permette di tornare transitoriamente indietro nel tempo evolutivo fino allo stadio di rettili: possono entrare in una sorta di stand-by energetico tutte le volte in cui l'ambiente non offre abbastanza risorse per sopravvivere, non molto diversamente da quanto potrebbe fare un qualunque elettrodomestico”.

Trasferire all'uomo la capacità di andare in letargo potrebbe apparire un'impresa ambiziosa. Eppure, oltre ai progressi ottenuti nell'ultimo decennio dalla ricerca di base, alcuni avvenimenti hanno reso l'idea più concreta. Cerri racconta due episodi di ipotermia che ha visto coinvolti gli alpinisti Beck Weathers e Lincoln Hall, sopravvissuti dopo aver passato più di una notte sull'Everest senza riparo, senza ossigeno e da soli. L'ipotesi dell'autore è che in loro si sia attivato un meccanismo simile all'ibernazione. Non mancano nel testo riflessioni sull'uso dell'ibernazione in ipotetici viaggi spaziali condotti in studi in collaborazione con un gruppo di ricerca dell'Agenzia spaziale europea (Esa).

In conclusione, se per alcuni decenni l'ibernazione è stata considerata nulla di più che una curiosità biologica, va ricordato come grandi fisiologi del passato come Lazzaro Spallanzani fossero stati già sedotti dalle sue potenzialità incredibili e dai suoi misteri. Nell'ultimo decennio le prospettive che lo studio di questo stato ha aperto si sono fatte più concrete.

Patrizio Mignano

titolo: La cura del freddo
categoria: Saggi
autore/i: Cerri Matteo
editore: Einaudi
pagine: 176
prezzo: € 13.00