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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 10 mar 2021
ISSN 2037-4801

Recensioni

Dante, la chiesa e Aristotele
Narrativa

Dante, la chiesa e Aristotele

Nella ricorrenza del settecentesimo anniversario dalla morte di Dante, è da poco uscito per i tipi di Solferino l'ultimo libro della coppia Rita Monaldi-Francesco Sorti. Si intitola “Dante di Shakespeare”, primo volume di una trilogia che narra la vita e l'opera del Divino Poeta secondo un immaginario dramma del Bardo. Un libro colto, che nasce da un'idea come sempre originale dei due scrittori: mettersi “nei panni e nella penna” di William Shakespeare come ipotetico narratore di Dante. Gli autori fingono di aver ritrovato e tradotto per i lettori italiani un'opera teatrale shakespeariana che ripercorre l'esistenza del poeta e la nascita della Divina Commedia, con tanto di dialoghi e indicazioni di messa in scena.

In questo primo volume, in cui si racconta l'Inferno (Purgatorio e Paradiso seguiranno entro due anni), il genio di Stratford mette in scena l'infanzia e la giovinezza di quello fiorentino, tra avventure e disavventure, tradimenti, lotte, incubi e visioni. Quando si parla di guerra risuonano i versi dell'Enrico V; per le visioni di Dante vengono evocati Macbeth e Amleto; quando il tema è l'amore entrano in scena Giulietta e Romeo; per le passioni carnali, Antonio e Cleopatra.

In primo piano anche un tema affrontato di rado al di fuori della critica testuale: la formazione spirituale di Dante. Una parte cospicua delle oltre 160 pagine di appendici è dedicata a questo tema che, secondo i due autori, getta una nuova luce sulla storia della Chiesa e delle sue crisi. Al riguardo viene chiamato in causa Tullio Gregory, il filosofo allievo del grande dantista Bruno Nardi, per lunghi anni docente di Storia della filosofia all'Università Sapienza, tra i principali animatori dell'Enciclopedia Italiana e a lungo direttore dell'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr, al quale è affidata la conservazione del suo archivio. Sui suoi manuali scolastici si sono formate generazioni di liceali italiani. Monaldi & Sorti, nel loro “Dante di Shakespeare”, intravedono a sorpresa negli scritti di questo intellettuale una chiave nascosta della religiosità dantesca e perfino dell'intera storia della Chiesa.

Sempre in un corposo capitolo delle appendici, che s'intitola significativamente “Il Dante dimenticato”, i due autori espongono, partendo dal vastissimo materiale investigato da Gregory, come già al tempo di Dante le verità contenute nella Bibbia fossero state in parte ridotte a “spiegazioni miracolistiche dei fenomeni naturali”, secondo la definizione data dal benedettino Adelardo di Bath nel XII secolo. La fisica aristotelica, con la sua capacità di osservare e catalogare nel dettaglio i fenomeni naturali, spinge conventi e università a non considerare più la natura quale libro “scriptus digito Dei”, “scritto dal dito di Dio”, come aveva detto Ugo di San Vittore seguendo l'insegnamento dei Padri. Tutto, incluso l'ordine cosmico, viene fatto risalire a cause fisiche. Dio si colloca nelle rigide strutture logico-metafisiche del sistema aristotelico.

Si tenta di conciliare le due visioni e infine, con l'avallo del francescano Ruggero Bacone e dei domenicani Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, Aristotele dilaga. L'uso sacro a cui Agostino si era raccomandato di aggiogare sempre gli scritti pagani, viene rovesciato: ora è la Bibbia a dover essere spiegata tramite la “scienza”. Di questo complesso tema e dei suoi legami con Dante, Shakespeare e Gregory, Monaldi e Sorti danno un'interpretazione che, come sempre, coniuga l'imponente ricerca sulle fonti con una non meno rilevante dose di fantasia narrativa.

Patrizia Ruscio

titolo: Dante di Shakespeare
categoria: Narrativa
autore/i: Monaldi Rita, Sorti Francesco
editore: Solferino
pagine: 544
prezzo: € 20.00