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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 9 set 2020
ISSN 2037-4801

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Media: parola d'ordine, complessità
Saggi

Media: parola d'ordine, complessità

Sul tema sterminato della rivoluzione tecnologico-mediatica in corso ormai da decenni e delle sue conseguenze a livello sociale, culturale, mentale, esiste una quasi altrettanto vasta produzione saggistica che in alcuni casi, come quello de “La cultura orizzontale” di Giovanni Solimine e Giorgio Zanchini, si compone di volumi a loro volta tanto fitti di dati, cifre, tendenze, informazioni da rendere inutile e impossibile il tentativo di sintetizzarli. Ci limitiamo pertanto a cercare di ripercorrere la linea del libro che, peraltro, è molto chiara sin dal titolo.

La prevalenza quantitativa di Internet e dei social media, come diffusione, utilizzo e crescita, è il dato di partenza, per il quale però – come un po' per tutti gli altri – bisogna tenere conto della sua complessità: in particolare di come anche le attività culturali tradizionali siano migrate nella rete. Anche per la cosiddetta disintermediazione, per esempio in ambito politico, gli autori avvertono che “la risposta è complessa, parziale, necessariamente prudente”. Gli autori sembrerebbero raccomandarlo anche agli stessi autori più “catastrofisti” che pure citano, come il neurobiologo Lamberto Maffei e poi Nicholas Carr, Tom Nichols, Alessandro Baricco, per esempio ricordando loro che il processo di frattura fra le élite culturali e la maggioranza dei cittadini va rimandato a una pluralità di cause, tra cui la crisi economica iniziata nel 2007-2009.

Solimine e Zanchini non si stancano, cioè, di evidenziare la complessità dei fenomeni oggetto del loro studio, dalla trasformazione dell'idea stessa di cultura rispetto al paradigma illuministico, all'idea di un'Internet molto più “territorializzata” di quanto dica la scontata assunzione di un mainstream globalizzato, al passaggio dal consumo per possesso a quello per fruizione, al tentativo di comprendere meno rozzamente i processi di disinformazione. Fino al punto centrale, cioè l'ineludibile e urgente esigenza di dar corpo all'educazione all'uso dei media, all'information literary, a quella competenza digitale di base per l'apprendimento e l'esercizio della cittadinanza che l'Unione europea sostiene teoricamente fin dal 2006.

“La cultura orizzontale” passa poi in rassegna le sorti, non sempre magnifiche e progressive, degli altri media culturali, dalla musica al cinema, dalle serie tv fino ai videogiochi. Ma riserva lo spazio maggiore, con la rete, ai due che sembrerebbero soffrire maggiormente dell'evoluzione digitale, i libri e il giornalismo. Sulla parola scritta e sulla lettura, Solimine e Zanchini ricordano come il libro resti storicamente il principale strumento usato per la diffusione della conoscenza, a prescindere dall'uso di Internet che ha modificato (nel senso dei “testi sintetici e contaminati”) ma anche aumentato l'invio/ricezione di testi scritti, “non si è mai avuto un rapporto con la parola scritta così continuo e intenso”, come il dato negativo sulla lettura per scelta sia penalizzata anche dalla sua percezione quale attività di studio o necessità e come i libri elettronici non abbiano “sfondato”, almeno in Italia.

Per quanto riguarda il giornalismo, la scomparsa progressiva di forme ordinate e gerarchiche, il declino “inesorabile” della carta stampata, le piattaforme social e gli aggregatori di notizie (e il relativo, irrisolto problema del riparto dei guadagni del settore delle news), la cesura generazionale, la capacità dei grandi giornali americani (sconosciuta da noi) di trasformarsi in media company, il citizen journalism compongono un quadro composito di “ri-mediazione”. In cui però l'identità professionale del giornalista rischia di restare schiacciata: “I giornalisti non possono dunque che aggiornare i loro linguaggi e tenere conto del mutato paesaggio”.

Marco Ferrazzoli

titolo: La cultura orizzontale
categoria: Saggi
autore/i: Solimine Giovanni, Giorgio Zanchini
editore: Laterza
pagine: 181
prezzo: € 14.00