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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 9 set 2020
ISSN 2037-4801

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Il ricordo dei bambini senza passato
Specialistica

Il ricordo dei bambini senza passato

Lo psicologo Luciano Mecacci, già ordinario e direttore del dipartimento di Psicologia dell'Università Sapienza di Roma, poi passato a quella di Firenze, ma anche ricercatore del Cnr dove tra l'altro ha collaborato con Lamberto Maffei (i due sono coautori di “La visione. Dalla neurofisiologia alla psicologia”, 1979), è un profondo conoscitore della psicologia russa e sovietica. Un'esperienza cementata lavorando a Mosca, dalla quale sono uscite due delle sue prime opere: “Cervello e storia” del 1971, con prefazione di Alexsandr R. Lurija, e “La psicologia sovietica 1917-1936”, del 1974. È, ancora, autore di un “Dizionario delle scienze psicologiche” già recensito sull'Almanacco della scienza e di opere storico-scientifiche: nel 2014 ha vinto sia il Premio Viareggio-Rèpaci che quello Acqui storia.

Come a riunire queste sue diverse competenze, nella sua ultima opera edita da Adelphi, “Besprizornye”, Mecacci traccia la cronistoria e raccoglie le testimonianze dei bambini nati e cresciuti in un periodo in cui la lotta per la sopravvivenza fu resa durissima dal susseguirsi di eventi epocali che investirono non solo la Russia, ma tutto il mondo. Le testimonianze sono riportate da scrittori, giornalisti, registi venuti in contatto con questa realtà ma anche da “besprizornye” diventati adulti, sopravvissuti alle difficoltà di un'infanzia mai vissuta. “Per le strade di Orel, nelle piazze dei mercati, nei cimiteri, nelle case distrutte vedevo schiere di bambini abbandonati: i besprizornye. Fra loro c'erano i ragazzi con i visi neri, non lavati da mesi, indossavano giacche a brandelli da cui l'ovatta prendeva a ciuffi, calzoni imbottiti larghi e lunghi tenuti da una corda. Erano armati di bastoni e spranghe di ferro. Andavano sempre in giro a gruppi guidati da un capo e rubavano, rapinavano, uccidevano”, scriveva per esempio nel 1919 l'attrice e regista lettone Anna Lacis, che tentò di coinvolgerne alcuni nell'allestimento di spettacoli teatrali: un esperimento che purtroppo “durò poco”, al pari di quello di Marc Chagall che invece sperava “di restituire loro una normale vita personale e sociale ricorrendo al disegno e alla pittura”. Nella testimonianza del pittore si legge: “I bambini facevano tutto da sé. A turno cucinavano, cuocevano il pane, spaccavano la legna e la trasportavano, lavavano i panni e li rammendano.... e io insegnavo loro a dipingere. I loro occhi non sorridevano affatto: non volevano o non potevano. Io me ne innamorai”.

Il fenomeno interessò la Russia per un periodo purtroppo esteso, anche se è difficile valutarne l'esatta portata, vista “la scarsa attendibilità delle statistiche e la frequente mancanza di dati anagrafici precisi”. Molti bambini non ricordavano i nomi dei loro genitori, molti fuggivano dagli orfanotrofi per tornare in strada, tutti finirono tra elemosine e minacce, quando non per uccidere e rubare. “Ai cadaveri rimasti per strada tagliavano le parti tenere. […] Il cannibalismo però non era diffuso ed era prevalentemente inconsapevole. Chi si occupava di sezionare cadaveri raramente si nutriva di quella carne. La vendeva, truffando un acquirente, o la portava ai propri cari per salvare loro la vita”. Non mancano testimonianze di stupri, abusi di droghe, fumo e alcol. “Uno dei loro trucchi più noti, terrorizzante, era la minaccia della saliva, che di solito aveva successo. Era opinione diffusa che tutti i besprizornye fossero malati, e che le croste e le ulcere sul loro corpo, dovute alla sporcizia, fossero invece i sintomi delle peggiori infezioni veneree. I besprizornye sapevano che quasi tutti avevano quest'idea, e ne approfittavano”.

Il governo provò a muoversi con arresti, cercò di far accogliere i bambini, ma con pochi e talvolta tragici risultati, “altri sono rimasti presso i contadini, i quali, esasperati, hanno cominciato ad avvelenare, come topi, i piccoli sventurati”. La sola accoglienza su cui i besprizornye potevano contare era quella delle strade. Il volume è incentrato sulle vicende di queste infanzie sventurate ed estreme, e suoi loro lasciti in età adulta, per i pochi che hanno avuto la fortuna di raggiungerla, quando il rancore divenne quasi sempre la componente psichica principale, anche se si riportano casi sfuggiti alla morsa della droga, dell'abuso, della violenza.

Le ultime pagine del libro sono dedicate alla testimonianza fotografica di questi ragazzi. Nelle immagini si osservano volti e corpi di bambini che mangiano ciò che trovano, dormono in giacigli di fortuna, coperti di stracci, assetati di vita. Ma anche quadri e disegni che raccontavano la realtà dei bambini randagi. Mecacci scrive insomma un testo forte, evocativo, che spinge alla riflessione e alla compassione.

Valentina Di Paola

titolo: Besprizornye
categoria: Specialistica
autore/i: Mecacci Luciano
editore: Adelphi
pagine: 274
prezzo: € 22.00