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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 20 mag 2020
ISSN 2037-4801

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Come e perché crediamo alla pseudoscienza
Specialistica

Come e perché crediamo alla pseudoscienza

Nel volume “Nel paese della pseudoscienza” (Feltrinelli), Gilberto Corbellini, direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Dsu) del Cnr spiega perché le pseudoscienze continuano a esistere e ad avere proseliti e come influenzano la morale della società con ripercussioni sul diritto e l'economia, argomentando il ruolo cruciale della scienza e della formazione scientifica nelle democrazie liberali e nella libertà degli individui. L'autore inquadra il fenomeno utilizzando i risultati ottenuti in letteratura nel campo delle neuroscienze e delle scienze sociali-cognitive: “L'approccio alla pseudoscienza non è mirato tanto a denunciarla - un'azione poco efficace se l'ipotesi difesa in questo libro è corretta -, bensì a comprenderla”.

Il nostro cervello non si è evoluto per ragionare scientificamente e tantomeno per fare delle considerazioni astratte, ma per prendere decisioni velocemente in presenza di pericoli o imprevisti. Per questo abbiamo sviluppato meccanismi mentali come le euristiche veloci e i bias cognitivi, scorciatoie basate su credenze e pregiudizi con cui rapidamente elaboriamo l'informazione per attuare strategie mentali che ci permettano di decidere cosa fare senza fatica davanti una situazione di pericolo. Ad esempio, il terrore per serpenti o ragni che sono innocui deriva dalla falsa credenza che tutti i ragni e tutti i serpenti siano velenosi (falso positivo). Un bias protettivo che ha permesso ai nostri antenati di diminuire la probabilità di essere morsi da insetti velenosi e, quindi, di sopravvivere. Il fatto di credere a qualcosa di falso non ha avuto ripercussioni importanti in questo caso, per cui l'evoluzione ha favorito questo meccanismo.

L'essere superstiziosi o il credere alle teorie del complotto, l'avversione verso i vaccini e gli Ogm, come pure la fiducia nell'omeopatia derivano da questi modi di pensare intuitivi arcaici. Nel caso dell'omeopatia, ad esempio, si verifica il bias della “regressione verso la media”: crediamo che il miglioramento del nostro stato di salute sia dovuto al preparato omeopatico assunto mentre in realtà si tratta di una mera fluttuazione statistica. I bias cognitivi si “scavalcano” con lo sviluppo del pensiero critico, del ragionamento astratto, della confutazione delle prove, tutti processi su cui si fonda il metodo scientifico e richiesti da un mondo enormemente più complesso di quello dell'alto neolitico. Eppure Corbellini ricorda come anche alcuni scienziati e persone di cultura, che sicuramente hanno appreso il metodo scientifico, utilizzino il pregiudizio per supportare le proprie teorie o idee: un comportamento tipico è quello di esprimersi su ambiti non di loro competenza servendosi di schemi mentali adeguati per il loro campo di ricerca ma di validità non universale, negando di essere vittime di questo bias ma riconoscendo allo stesso tempo questo comportamento negli altri.

Nel saggio, l'autore spiega come la maggior parte dell'informazione che processiamo coscientemente venga spontaneamente modificata e falsata per rappresentarci meglio di come siamo, denigrare gli altri (soprattutto chi è diverso da noi), illuderci di avere sotto controllo la situazione e molti altri comportamenti ingannevoli e falsi, che derivano sempre dai bias cognitivi “per proteggerci da credenze e opinioni diverse e potenzialmente destabilizzanti per l'identità psicologico-sociale individuale, che ognuno faticosamente si costruisce”. Chi fomenta il razzismo, il populismo, la xenofobia fa leva su questo meccanismo per avere consensi, utilizzando teorie pseudoscientifiche come l'esistenza delle razze. L'autoinganno è anche alla base della malvagità delle persone non psicopatiche, come nel caso dei medici nazisti che torturavano i prigionieri sottoponendoli ad atroci sofferenze, spacciando per sperimentazione scientifica questi atti crudeli.

Secondo l'autore, però, “Il rischio di subire qualunque genere di violenza è precipitato nel corso della storia umana […] contrariamente alle impressioni generate, anche strumentalmente, dall'enfasi con cui i media diffondono le notizie di crimini e violenze”. Il direttore del Cnr-Dsu individua in empatia, autocontrollo e senso morale che abbiamo imparato a sviluppare durante l'evoluzione per cooperare e, quindi, per sopravvivere, ma anche nei fattori esterni come la nascita dello Stato moderno, l'economia di libero mercato, il cosmopolitismo le cause della diminuzione della violenza, favoriti da attività umane come la cultura e la scienza. Quest'ultima ha influito sull'economia di mercato attraverso l'innovazione tecnologica, ma ricopre un ruolo fondamentale anche nel diritto, perché è attraverso il metodo scientifico che si analizzano le prove nelle controversie legali e penali, garantendo l'imparzialità della legge, la base dello Stato di diritto.

Per concludere, l'autore sottolinea l'importanza della formazione scientifica per le società moderne e libere: “La formazione scientifica nel tempo insegna come evitare almeno in parte le scorciatoie mentali o i pregiudizi che conducono sistematicamente a inferenze sbagliate e conclusioni scorrette, stimolando il pensiero critico e scettico non condizionato dall'esterno, ma governato dal proprio scrutinio, o, meglio, da un modello che valorizza il comportamento onesto e autonomo e che assomiglia a quello concettualizzato dalla libertà moderna”.

Alessia Famengo

titolo: Nel paese della pseudoscienza
categoria: Specialistica
autore/i: Corbellini Gilberto
editore: Feltrinelli
pagine: 304
prezzo: € 15.30