Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 7 - 8 apr 2020
ISSN 2037-4801

Recensioni

Raccontare la disabilità
Narrativa

Raccontare la disabilità

“La letteratura è un immenso specchio che consente - come quello dell'Alice carrolliana - di superare il proprio qui e ora per affrontare in maniera traslata, grazie ai protagonisti delle storie, anche le proprie difficoltà”, scrive Martina Naccarato, autrice di “Leggere la disabilità”(Gattomerlino). Il libro è basato sulla sua tesi di laurea magistrale e, come si intuisce dal titolo, affronta con analisi critica la produzione narrativa con protagonisti affetti da un handicap: dai romanzi come “La lunga vita di Marianna Ucria” di Dacia Maraini ai film pluripremiati come “Figli di un dio minore” di Mark Medoff e “Il mio piede sinistro” di Christy Brown.

Scrivere e raccontare la disabilità non è mai semplice. Le principali scuole di pensiero sono due: chi pensa che le persone con disabilità non abbiano voce e che le criticità riguardanti tale condizione vadano trattate dai cosiddetti “normodotati”; chi ritiene che queste tematiche vadano affrontate solo da persone strettamente coinvolte. L'autrice, una ragazza tetraplegica di Arezzo, avvalora la seconda tesi.

Nemmeno scegliere le parole giuste su questo tema è semplice. Nel libro viene più volte usato “diversamente abili”, ma le alternative sono variegate e altrettanto valide. Dal punto di vista del genere letterario, per Martina Naccarato i libri e soprattutto le fiabe possono essere un volano per l'integrazione sociale e famigliare, ergendosi a “educatori silenziosi”. I libri tattili, per esempio, esclusivamente pensati per i non vedenti, possono in realtà essere affascinanti anche per chi vede e possono costituire un momento di condivisione, oltre che una significativa proposta educativa per la prima infanzia. Eppure in Italia la loro diffusione è limitata.

Una nota a sé merita l'analisi del testo poetico “Ti aspetterò alle otto” di Pierluigi Lenzi, 41enne con una malattia neurologica, l'atassia, e rappresentante di Jump, un gruppo di omosessuali disabili di Bologna, la cui storia è riportata nel finale del libro assieme ad altre sei testimonianze di persone che hanno avuto a che fare con la disabilità in diversi modi e tempi: chi da giovane, chi in tarda età. “L'uguaglianza, a differenza della diversità, non è altro che una costruzione sociale che non esiste in natura”, scrive l'autrice.

Completa l'ultima parte del volume l'intervista ad Anthony Andaloro, primo blind chef (“cuoco cieco”) d'Italia. Le sue cene sensoriali sono pensate soprattutto per i vedenti: gli ospiti vengono bendati e incoraggiati a percepire il cibo sfruttando anche tatto e olfatto, oltre al gusto; solo alla fine potranno vedere ciò che hanno mangiato. Dai grandi classici della letteratura alle testimonianze di vita reali, “Leggere la disabilità” dimostra che l'handicap non è un problema di pochi malcapitati, ma una dimensione possibile della vita di tutti e che, a prescindere dalle proprie condizioni, ognuno ha il diritto di affermare la propria individualità poetica. Anche se non tutte le esperienze hanno un lieto fine, possono sicuramente diventare un buon inizio per un futuro più consapevole e inclusivo.

Francesco Pieri

titolo: Leggere la disabilità
categoria: Narrativa
autore/i: Naccarato Martina
editore: Gattomerlino
pagine: 100
prezzo: € 12.00