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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Ricerca, volano per lo sviluppo

Ricerca, volano per lo sviluppo

Ho sempre sognato di fare il mestiere che faccio" ammette Giovanni Floris, giornalista, conduttore e saggista.
Romano, classe '67, si laurea in Scienze Politiche. Successivamente, lavora nello studio del giuslavorista Gino Giugni e collabora con diverse riviste, per poi frequentare la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia. Nel 1996, entra al Giornale radio Rai come conduttore di ‘Baobab', ‘Senza Rete', ‘Radioanch'io', Gr, oltre che come inviato in Indonesia, Giappone, Thailandia, Cina, Cile, Argentina e Brasile. Inviato a New York è nominato ‘sul campo' corrispondente per seguire il tragico attentato. Un anno dopo diviene autore e conduttore del nuovo talk-show d'attualità politica ed economica ‘Ballarò', ormai giunto all'ottava edizione, che lo porta alla definitiva notorietà.
È autore tra gli altri di ‘Monopoli' (Rizzoli 2005), ‘Mal di merito' (Rizzoli 2007), ‘La fabbrica degli ignoranti' (Rizzoli 2008) e ‘Separati in patria' (Rizzoli 2009), ultima sua fatica editoriale. Sposato e padre di due figli, interpreta anche una piccola parte nel film ‘Questa notte è ancora nostra', una commedia diretta da Paolo Genovese. E' vincitore di numerosi premi tra cui Saint-Vincent, Premiolino, Flaiano, Guidarello ed Elsa Morante.

‘Separati in patria' è un viaggio nell'Italia divisa da sempre tra nord e sud. Un divario che si estende anche all'innovazione, ricerca tecnologica e sviluppo?
Che si parli di autostrade di cemento o di autostrade informatiche il gap tra nord e sud rimane. Passa il tempo, e Mezzogiorno e Settentrione si allontanano sempre più uno dall'altro. E sia chiaro: se il sud sta male questo non significa che il nord stia bene. Hanno problemi diversi, ma entrambi irrisolti. La ricerca e l'innovazione non fanno eccezione: le aziende sono troppo piccole al nord, inesistenti al sud, e l'università è afflitta da interessi e baronati nell'intera penisola. Come si può sperare che la ricerca abbia il necessario ossigeno?
Investire in ricerca, potrebbe essere una opportunità del sud per colmare il divario?
E' difficile separare il discorso della ricerca da quello dello sviluppo in generale. Ovviamente riuscire a trattenere nel Mezzogiorno una parte dei troppi giovani che 'fuggono' per studiare e lavorare al nord sarebbe un'ottima cosa, ma per investire in ricerca bisogna investire anche nelle infrastrutture e nella lotta alla criminalità, in modo da attrarre industrie e imprese. Stesso discorso per le università: per invogliare i migliori cervelli a insegnare al sud bisogna incentivarli in qualche modo. La ricerca è uno dei momenti più alti della vita intellettuale ed economica di un paese, per rilanciarla servono politiche decise e mirate, ma anche un grande salto in avanti del paese tutto.

In qualità di giornalista e conduttore, quanto si è occupato di questi temi?
A Ballarò ci siamo spesso occupati di ricerca, di innovazione, di sviluppo. Siamo convinti che lo sviluppo di un Paese passi attraverso lo sviluppo delle teste dei suoi cittadini. La Dichiarazione di Berlino recita: "la ricchezza dell'Europa risiede nella conoscenza e nelle competenze dei suoi cittadini". In Francia, la Commissione Attali è arrivata alle conclusioni che "i francesi devono prima di tutto porre in essere una vera economia della conoscenza, sviluppando il sapere di tutti, dall'informatica al lavoro di squadra, dal francese all'inglese, dalle elementari agli studi superiori, dall'asilo alla ricerca". Nel mondo globalizzato non vince chi si protegge o chi resiste al cambiamento, ma chi studia e si migliora, al fine di comprendere e pilotare le trasformazioni. Questo vale per i paesi e le economie, ma anche (se non soprattutto) per i singoli e per migliorare le persone sinora non si è inventato nulla di meglio dello studio. E della ricerca.

A scuola come andava in matematica e nelle materie scientifiche?
Fino alle medie molto bene; al liceo bene, ma senza eccellere. Ero affascinato dalla fisica e dalle sue aderenze alla filosofia, mentre i numeri non mi coinvolgevano più di tanto, sebbene fossi attratto dalla logica.

Da piccolo, ha mai pensato di diventare uno scienziato?
Da piccolo no, da grande sì. Sogno di avere il tempo per iscrivermi a fisica, e iniziare a studiarla. Forse la confondo con la filosofia, ma mi hanno spiegato che non sono il solo a farlo.

Silvia Mattoni