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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 26 feb 2020
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Cinzia Leone e la sua storia in “Ti rubo la vita”

Cinzia Leone e la sua storia in “Ti rubo la vita”

Cinzia Leone, romana, è una scrittrice, giornalista e autrice di graphic novel. Ha esordito sulla rivista “Alter Linus”, pubblicando poi vignette e illustrazioni tra l'altro su “Corto Maltese”, “Io donna”, “Osservatore romano” e “Comix”. Nel corso della sua carriera ha insegnato all'Istituto europeo di design e alla Business School de “Il Sole 24 ore”. Attualmente ha all'attivo collaborazioni con “Corriere della sera”, “Espresso”, “Il Foglio” e “Gambero rosso”. La sua storia come autrice di romanzi inizia nel 2009 con “Liberabile. Storia di un uomo qualunque”, seguito nel 2013 da “Cellophane”, entrambi editi da Bompiani. Nel 2019 ha vinto la 35º edizione del premio letterario nazionale Rapallo per la Donna scrittrice, con il suo ultimo romanzo “Ti rubo la vita”, pubblicato con Mondadori.

Parliamo del suo ultimo romanzo, “Ti rubo la vita”, in cui ci sono tre protagoniste della narrazione. Per la verità, i fatti si muovono per mano degli uomini, ma a subirli e ribaltarli sono le donne. Da dove deriva la scelta di tale impostazione narrativa?

I fatti vengono mossi dalla storia. Ci sono molti furti in questo romanzo. Il primo è un furto di vita, il secondo è un drammatico furto di identità e dunque di vita anch'esso: un mercante ebreo viene ucciso e il suo socio in affari, musulmano, decide di sostituirsi a lui. Rubando questa vita, trascinerà con sé le vite di molti altri, in particolare quelle di moglie e figlia, quindi delle donne. Sono sicuramente donne del Novecento, quindi donne che subiscono le azioni dei loro uomini. Di colpo però saranno loro a decidere il loro destino. Le donne del Novecento, durante le due Guerre mondiali, sono rimaste sole, mentre gli uomini erano in battaglia, ed erano loro, spesso, a tenere in piedi, a dirigere, a governare le botteghe, a volte addirittura si occupavano dei campi o andavano in fabbrica. La rivoluzione che le guerre hanno portato è stata una rivoluzione di genere, perché le donne improvvisamente hanno scoperto che potevano fare molto. Le protagoniste subiscono, ma sperano di poter cambiare e scegliere il loro destino: una cosa impensabile nei secoli precedenti.

Con “Ti rubo la vita” ha scelto di affrontare, appunto, il tema di esistenze rubate, di identità al tempo stesso scisse, fragili e forti. Anche la sua è un'identità duplice: ebrea da parte di madre e cristiana da parte di padre, ha viaggiato tutta la sua vita con un doppio passaporto culturale ed espressivo, che vede unirsi una tradizione legata al potere del logos con una dal forte senso dell'immagine. Quanto pensa abbia influito tutto questo nelle sue scelte di vita?

Moltissimo. Sicuramente la lettura e la parola, nella mia biografia artistica, sono legate a mia madre e alla sua cultura, dunque al popolo del libro, al popolo ebraico. La parte delle immagini, quella di graphic novelist e di illustratrice è stata invece fortemente influenzata dall'immaginario visivo cristiano. In realtà, tutti noi siamo immersi in quell'immaginario; non è un caso che noi italiani siamo i più grandi scenografi e siamo stati grandi nel cinema. La religione cristiana è una religione che ha fatto moltissimo per il mondo dell'immagine. Il papato è stato il centro della cultura visiva: senza Giulio II non ci sarebbero stati Michelangelo e Raffaello.

Lei è al tempo stesso illustratrice, scrittrice e giornalista. Quanto crede sia forte la matrice femminile nel suo eclettismo?

Moltissimo, perché le donne sono multitasking. Credo che la mia poliedricità sia legata alle mie due identità religiose, ma non solo a questo: essa è legata al fatto che le donne fanno sempre molte cose insieme. Credo che le donne facciano sempre molti mestieri e siano capaci di tenere in piedi molti linguaggi. Le donne erediteranno il mondo proprio per questa capacità. La modernità, l'emancipazione e la virtualità sono dalla loro parte. Quando il mondo era una storia di muscoli e di guerra, le donne erano evidentemente svantaggiate. Oggi ci troviamo nel periodo di pace più lungo dell'umanità; il futuro sarà un futuro di virtualità e di tecnologia, e in questo le donne hanno la possibilità di combattere alla pari. Finalmente i muscoli non sono l'unità di misura: l'unità di misura è data da intelligenza, duttilità e poliedricità, tutte caratteristiche che le donne possiedono.

Nel romanzo c'è una forte presenza di elementi autobiografici, ma “Ti rubo la vita” è prima di tutto una fiction, costruita su una ricerca storica durata quattro anni. Come si sono coniugate nell'opera indagine e biografia?

Ho rubato alcuni episodi della vita di mia madre, che ha attraversato la guerra, è stata cacciata dalla scuola e costretta a nascondersi e a fuggire; poteva essere venduta e comprata, perché così era durante la guerra. Dunque, alcuni episodi sono rubati dalla sua vita, ma tutto l'impianto narrativo è romanzesco, quindi di finzione. In un romanzo entra sempre molto di autobiografico, sempre nascosto e sempre confuso tra le pagine; nel romanzo di qualsiasi autore entrano persone incontrate, sguardi e addirittura personaggi minori sono spesso persone realmente conosciute. Dovendo raccontare la storia delle persecuzioni razziali, è stato naturale utilizzare alcuni elementi della biografia della mia famiglia. Quello che mi interessava mettere al centro era la forza di tre donne che, una ebrea per forza, una ebrea in fuga e l'altra ebrea a metà, fragili e coriacee, difendono la propria identità dalle insidie degli uomini e della storia. È un romanzo che mette al centro le donne, perché sono i motori del cambiamento, lo sono state e lo saranno. Per rispondere alla domanda, già il titolo è emblematico: la letteratura è un furto. I veri ladri sono gli scrittori, che rubano intrecci, vite, dettagli, fatti di cronaca su cui costruiscono una storia che è finzione. Il meccanismo della scrittura è anche un meccanismo di furto.

A differenza di ciò che accadeva in Germania, in Italia le vite degli ebrei sono state rubate in particolar modo per mezzo di delazioni. Molti hanno venduto le vite dei connazionali per denaro, tanti hanno finto di stringere accordi con gli ebrei per poi consegnarli; ma c'è stato anche chi gli accordi li ha rispettati, ottenendo sì un tornaconto economico, ma anche mettendo a repentaglio la propria vita. Ci sono stati poi individui eroici che hanno offerto sostegno e protezione senza chiedere nulla in cambio. Come crede possano essere analizzati il bene e il male attraverso queste categorie di persone?

È importante non dimenticare chi ha aiutato. Sono stata di recente a presentare il mio romanzo a Torino. Durante l'incontro venivano consegnati dei premi a contadini che avevano nascosto famiglie ebree a rischio della loro vita e senza chiedere denaro in cambio. È stata una giornata molto emozionante in cui ho visto abbracciarsi i sommersi e i salvati: un abbraccio in cui una persona doveva la vita all'altra. Il bene e il male nella vita si intrecciano, così come si intrecciano nel mio romanzo, dove nessuno è completamente innocente. Nessuno di noi lo è. Credo che chi ha aiutato abbia compiuto scelte etiche e a volte anche scelte d'istinto. L'uomo è insieme buono e cattivo, e la civiltà ci aiuta a scegliere. Ci sono state persone povere, semplici, che hanno aiutato gli ebrei perché non si capacitavano di come individui identici a loro potessero essere inferiori o di una razza diversa; d'istinto hanno scelto di aiutare. Bisogna contare sulla cultura e sulla civiltà. Bisogna coltivare la memoria, perché è la memoria che salva le vite, e ricordarsi perché siamo qui e cosa vuol dire essere civili e democratici. Bisogna difendere la memoria collettiva perché è l'unico percorso possibile; essa non è solo un rituale: la memoria è il motore del mondo.

Laura Politi