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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 3 lug 2019
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Il mio Galileo, voce fuori dal coro

Il mio Galileo, voce fuori dal coro

Liliana Cavani è, assieme a Lina Wertmüller, la decana delle registe italiane.  Durante il suo percorso artistico riceve numerosi premi e riconoscimenti: dal David di Donatello per il miglior film con 'Francesco' al Leone d'oro per 'Philippe Pétain: processo a Vichy' al Festival di Venezia; dal premio Fellini 8½ per l'eccellenza artistica al Leone d'Argento per la migliore regia in 'Dove siete? Io sono qui'. Nata e cresciuta a Carpi, si laurea in Lettere antiche all'Università di Bologna; subito dopo decide di frequentare il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Approda quindi alla Rai per realizzare una serie di documentari tematici sulla Seconda guerra mondiale: 'Storia del Terzo Reich' (1961), 'L'età di Stalin' (1963), 'Le donne della Resistenza' (1965). Esordisce con il suo primo lungometraggio a soggetto, 'Francesco d'Assisi' (1966) alla Mostra del cinema di Venezia; a seguire 'Galileo' (1968), 'I cannibali' (1970), trasposizione dell'Antigone di Sofocle. Ma a darle risonanza a livello internazionale è 'Il portiere di notte' (1974), storia di un legame fra una donna ebrea e un ex nazista, in un abisso di ricordi e perversioni. Il film è stato presentato quest'anno a Venezia nella versione restaurata a cura di Luce Cinecittà e Centro sperimentale di cinematografia Cineteca nazionale. Negli anni Ottanta, dirige Marcello Mastroianni e Burt Lancaster in 'La pelle' (1981); poi è la volta di 'Oltre la porta' (1982), 'Interno berlinese' (1985) e 'Francesco' (1989) con Mickey Rourke. I suoi ultimi lavori sono fiction per la tv: 'De Gasperi – L'uomo della speranza' (2005), 'Einstein' (2008), 'Clarisse' (2012) e l'ultima versione di 'Francesco' (2014). Recentemente ha debuttato come regista teatrale con 'Filumena Marturano' (2017) e 'Il piacere dell'onestà' (2018). Al Maxxi di Roma, in occasione del National Geographic Festival delle scienze 2019, è intervenuta per introdurre la proiezione di 'Galileo'.

Come è nata l'idea di fare la regista?

Il cinema mi ha fatto un po' da scuola. Ho respirato quest'aria sin da piccola, mia madre non perdeva un film. L'ambiente familiare laico e distante da prototipi tradizionali, poi, hanno fatto il resto. Così mi sono iscritta al Centro sperimentale di cinematografia per diventare regista, sebbene all'epoca fosse un ruolo quasi esclusivamente maschile. Dopo il diploma, ho iniziato subito a lavorare e i primi riconoscimenti non si sono fatti attendere.

Si è soffermata spesso su figure fuori dal coro. Una di queste è sicuramente Galileo. Perché un film su di lui?

Lo avevo in testa da molti anni. Molto probabilmente da quando mio nonno, nell'aiutarmi a fare i compiti, mi ripeteva: “E pur si muove”. Solo più tardi ho capito il significato delle sue parole. Galileo rappresentava, allora come oggi, la libertà della scienza e della ricerca, ma anche della società. L'idea del film nasce così, volevo far conoscere questo personaggio straordinario come avevo fatto qualche anno prima con Francesco. Due figure importanti per la cultura e il senso civile del Paese.

Un film molto legato anche al periodo storico in cui è stato girato. Come è riuscita a realizzarlo? 

La coproduzione con la Bulgaria è stata fondamentale, in particolare per la parte scenografica. Abbiamo girato lì buona parte del film, con il sostegno finanziario della Cineriz e della Rai. La lavorazione è durata dieci settimane e le difficoltà sono state molte. In Bulgaria non esisteva un laboratorio di sviluppo, perciò, per evitare di dover spedire le pellicole in Italia con l'unico volo settimanale, si è deciso di costruirne uno sul posto. L'opera è stata presentata in prima assoluta alla Mostra cinematografica di Venezia del 1968, durante la contestazione giovanile e le vicende di Praga di quegli anni: nonostante ciò ha avuto successo e buone recensioni sui principali quotidiani italiani.

Eppure qualche problema nella distribuzione c'è stato...

Proprio così. Quando il film stava per uscire in sala è stato ritirato e in televisione non è stato mai trasmesso. Un po' come se ancora vivessimo ai tempi di Galileo.

Ma chi era Galileo?

Quando ho girato il film, nel 1967, pochi conoscevano bene la sua storia e quasi nessuno sapeva che il trattato 'Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo' faceva ancora parte dei libri proibiti, questione risolta solo nel 1992 con Papa Giovanni Paolo II. Galileo aveva acquisito informazioni precise sui monti lunari, sulla composizione della Via Lattea, aveva individuato i quattro maggiori satelliti di Giove e le sue nuove scoperte erano state già pubblicate il 12 marzo del 1610 nel Sidereus Nuncius. Una copia l'aveva addirittura inviata al granduca di Toscana Cosimo II, suo allievo, insieme con un esemplare del suo cannocchiale e con la dedica dei quattro satelliti, battezzati Medicea Sidera (pianeti medicei). A quel tempo Galileo non immaginava che le sue teorie avrebbero suscitato resistenze e sospetti in ambito ecclesiastico. Invece la Chiesa lo condanna: le nuove scoperte astronomiche avvaloravano la teoria eliocentrica, l'esistenza delle fasi di Venere e di Mercurio, osservate da Galileo, dimostrava che quei pianeti ruotano intorno al Sole, modificando la visione dell'Universo fino ad allora imperante. Durante il processo di fronte all'Inquisizione, con successiva abiura del 1633, il Dialogo viene messo all'Indice.

Galileo, però, accetta di abiurare...        

Andare contro la Chiesa e finire al rogo, come Giordano Bruno, a cosa sarebbe servito? Un gesto difficile il suo, ma probabilmente meno dettato dalla semplice paura di quanto si possa pensare. Siamo nei primi decenni del 1600: da una parte c'è la Chiesa, impegnata nell'opera di Riforma partita con il Concilio di Trento, in un'Europa ancora scossa dalla guerra dei 30 anni; dall'altra, un sempre più prorompente sviluppo delle arti, della filosofia e delle scienze. Il caso Galileo si colloca in questo contesto.

Cosa pensa oggi della scienza?

Sicuramente è lontana dal mondo chiuso di Galileo. Oggi la scienza è progresso, è libertà di andare, curiosare, sapere, vedere, di fare ricerca scientifica. Per questo la figura di Galileo oggi è più che mai importante e attuale.

Silvia Mattoni