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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 16 dic 2015
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Maurizia Cacciatori, non solo sport

Maurizia Cacciatori, non solo sport

Maurizia Cacciatori (Carrara, 6 aprile 1973) stata a lungo capitano della nazionale italiana di volley, dove ha raggiunto le 228 presenze. Ha vinto in carriera 17 trofei, tra cui un oro ai Giochi del Mediterraneo del 2001, un bronzo agli Europei del 1999 e un argento a quelli del 2001. Nel 2006 ha partecipato come concorrente al reality show l’Isola dei famosi, su Rai 2. Nel 2010 ha recitato nel film 'Maschi contro femmine’ e nel 2011 ne 'I soliti idioti - Il film’. Attualmente è commentatrice per Sky Sport delle partite di pallavolo femminile. È mamma di due figli, Carlos Maria e Ines. 

Esordire in A1 a 16 anni non è cosa da tutti. Che ricordi ha degli inizi?

Uscire di casa a 16 anni non è stato facile, ma ero una ragazza molto tenace e i sacrifici li vivevo come banalità. Volevo diventare una grande giocatrice di volley: sapevo che gli ostacoli sarebbero stati tanti, ma la passione e la determinazione erano tali che sono riuscita a superare tutte le difficoltà incontrate nel corso degli anni.

Come riusciva a coniugare sport e studio?

Amavo la scuola perché sono sempre stata molto curiosa e consapevole del fatto che meno studiavo più indifesa sarei stata nel futuro: terminati le scuole superiori mi sono iscritta alla facoltà di Lingue a Bergamo. Avendo in casa una madre svedese e una nonna austriaca la conoscenza delle lingue è sempre stata un must. Grazie anche al volley, e alle esperienze vissute all'estero come giocatrice, oggi parlo quattro lingue: spagnolo, inglese, francese e tedesco.

Capitano, un ruolo carismatico. Da dove viene il carisma di un giocatore?

È nel Dna e nella passione smisurata che porta a non perdere mai di vista l'obiettivo, anche quando sembra irraggiungibile. In nazionale, poi, scendere in campo con la maglia che rappresenta il tuo Paese è una gioia che ti porti per tutta la vita. Ma se dovessi scegliere l’emozione più forte che ho vissuto, direi senza alcun dubbio la scelta di diventare madre, perché è stata la più coinvolgente e la più passionale di tutte. I miei bambini sono la cosa più bella che ho avuto: né Champions League, né Mondiali, né scudetti possono competere con loro e con la gioia che mi trasmettono! Sono la proiezione di me stessa nel futuro e io sono follemente innamorata di loro. 

Come ha preso la decisione di lasciare i campi da gioco?

Ho smesso di giocare abbastanza presto, a 33 anni, perché volevo vedere cosa c'era fuori dal mondo pallavolistico. Volevo avere una famiglia tutta mia e rimettermi in gioco in altri settori. Oggi mi sento una donna realizzata, ma soprattutto positiva. Ringrazio il bello e il brutto della mia vita perché hanno fatto di me una donna migliore, sincera e leale.

Dal campo all’Isola dei famosi’, ai film e al ruolo di commentatrice per Sky. Si sente a suo agio nel mondo dello spettacolo?

È un universo molto differente da quello sportivo, ma anche in questo campo c’è da divertirsi e da imparare. Durante l’estate poi mi metto a disposizione delle giovani leve della pallavolo. Durante i campi estivi amo vivere la quotidianità dello stare con i ragazzi, cercando di far capire loro che non bisogna diventare campioni a tutti i costi. Campione è chi sa apprezzare ciò che lo circonda, chi sa condividere una vittoria o una sconfitta con la propria squadra, chi aiuta il proprio compagno nei momenti di difficoltà, chi dà valore alle proprie scelte.

Alcuni pensano che i bambini non debbano praticare sport troppo competitivi. Qual è la sua opinione?

I bambini devono prima di tutto divertirsi e vivere in modo sano e rilassato l'approccio al mondo dello sport: per loro deve essere condivisione, gioco, passione, allegria e spensieratezza.

Recentemente ha preso parte al progetto 'La Scuola Angelini – Imparare fa bene’, con i piccoli pazienti dell’Ospedale pediatrico Apuano di Massa Carrara. Com’è stata questa esperienza?

Forte e intensa. Giocare a pallavolo in ospedale con medici, mamme e bambini è stato qualcosa di straordinario. Da madre, non solo da giocatrice, ho cercato di portare ai bambini e ai loro genitori un po’ di serenità. Ho raccontato cosa significa partecipare a un'Olimpiade, vincere uno scudetto; quanti sacrifici e quanta forza di volontà ci vogliono. Avrei voluto portarmi tutti i bambini a casa, non lo nascondo, ma ho dato loro appuntamento fuori dall'ospedale per una bella partita di volley insieme. 

Con la scienza che rapporto ha? Le interessa?

Essendo una persona molto curiosa non potrei mai non essere un'amante della scienza. Sono affascinata dai progressi che la ricerca compie in ogni campo scientifico.

Famiglia, sport, cinema, tv: il prossimo progetto?

In questo momento collaboro a un progetto di orientamento, 'Allenarsi per il futuro’, rivolto agli studenti delle scuole elementari, medie superiori e delle università, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per promuovere la formazione e l’orientamento scolastico.

Lo sport è ancora un buon maestro di vita?

Certo. Attraverso lo sport e i suoi valori, la passione, l’impegno, la responsabilità e soprattutto l’allenamento, possiamo senza dubbio insegnare ai ragazzi come affrontare al meglio la vita e il mondo del lavoro.

C. B.