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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 12 nov 2014
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Miracolo napoletano

Miracolo napoletano

Quanto sia attaccato al suo minuscolo e affollato negozio, che apre intorno alle 7.00 di mattina, offrendo ai clienti in fila sul marciapiede sfogliatelle e caffè, lo attesta il tentativo di ritrarsi dall’intervista pure concordata: “Lo vede, come faccio ad allontanarmi?”. Una volta convinto, però, quasi non interromperebbe più il tour che passa per il nuovo negozio, uno spazio soprastante quello storico che affaccia su Riviera di Chiaia, e per il laboratorio – completo di sala da pranzo - dove una quantità di signore cuciono le cravatte su misura o standard. Né vorrebbe terminare l’alluvionale rievocazione dei 100 anni di attività, appena compiuti e festeggiati con una mostra a Palazzo Reale e una cena per 1.400 persone.

Maurizio Marinella è la terza generazione della ditta napoletana che, nel mondo, è semplicemente 'la' cravatta.

In realtà, sin dall’inizio, abbiamo sempre realizzato e venduto altri capi e accessori. La linea originaria, anzi, era quella di 'corredo per l’uomo’ che, all’epoca, si presentava al matrimonio con la dozzina di camicie, colli, polsini e mutande, analogamente a quanto facevano le donne. La cravatta però, per quanto anche foulard, orologi e scarpe vadano benissimo, con il tempo ha cannibalizzato gli altri prodotti...

Di cravatte quante ne vende?

Quante potrei, dovremmo dire: 900 al giorno, contro le 160 che effettivamente vendiamo. Di più non vogliamo farne, perché ogni pezzo deve essere curato a mano dalle 22 signore che lavorano per noi. E poi non vediamo on line, il cliente deve fisicamente venire qui, è importante conoscerlo, fargli comprendere e apprezzare il nostro modo di lavorare.

È una strategia di marketing?

Guardi, se mi interessassero davvero i fatturati e gli utili, agirei in tutt’altro modo. Nel solo corner di New York abbiamo richiesta per 300 cravatte al giorno e ne vendiamo 70, è stato calcolato che su alcuni pezzi potremmo applicare un prezzo fino a 600 euro e soprattutto avrei accettato un’offerta che ho appena ricevuto per rilevare l’azienda, considerato quanti soldi mi hanno proposto. Ho tenuto una lezione alla Bocconi in cui sono stato studiato come caso di successo che ha contraddetto tutte le regole di economia aziendale insegnate dall’università: ragazzi e professori erano molto divertiti e stupiti. Il nostro è un miracolo napoletano, come dico spesso.

Perché fa questo mestiere, se non per guadagnare?

Perché è la mia vita e perché siamo un’immagine di Napoli e del Sud diversa da quella negativa che purtroppo diamo molto spesso, in Italia e soprattutto nel mondo. Ho cominciato a otto anni a lavorare o, meglio, a frequentare il negozio, perché in realtà non mi facevano fare nulla, portavo i compiti in negozio e guardavo i bambini giocare davanti, invidiandoli e piangendo. Poi cominciai a fare le consegne raggranellando qualche mancia, ovviamente mi guardavo bene dal dire chi fossi, e il primo segnale l’ho dato qualche anno dopo, da ragazzo, quando ho convinto mio padre a comprare qualche maglione di colori diversi dai soliti e proprio quelli scelti da me sono stati i più venduti. Con la morte di mio nonno, poi, cominciai a seguire l’attività in modo costante: la prima trattativa la feci a Parma, dai Barilla, tornando con le ordinazioni e l’auto piena di pasta. Mi sono preso qualche anno solo per la pallanuoto, giocando in serie A.

Una strada segnata?

In qualche modo sì, ero l’unico maschio, mia sorella non era interessata. Ma non pensi a una strada in discesa: mio nonno agli inizi fu aiutato da una segnalazione di Matilde Serao sul 'Mattino' e dal fatto che il suo negozio in piazza Vittoria, davanti alla Villa Comunale, era il punto d’incontro galante della borghesia napoletana. Ma ci sono stati anche tempi molto difficili, le cose sono poi cambiate una decina di anni fa, quando abbiamo aperto alcuni negozi – Milano, Lugano, Londra, Tokyo – e corner, e rilevato lo spazio soprastante di 200 metri quadrati, che ci consente di ricevere più comodamente i clienti.

La prossima generazione di Marinella?

Ho un figlio ma non voglio che sia costretto come me a laurearsi in ritardo, prima completerà gli studi.

Crede nell’investimento in formazione, quindi?

Credo che Napoli abbia nel suo artigianato una risorsa eccezionale, con botteghe che potrebbero dare tanto lavoro, se i giovani fossero adeguatamente seguiti: ma non viene coltivata e ormai rischia di morire. Ce ne accorgiamo noi stessi, fatichiamo a trovare ragazzi da avviare a quest’attività, eppure Napoli è la capitale della disoccupazione. È una questione che ho provato a sollevare con gli uomini di governo che ho conosciuto e avuto per clienti, purtroppo inutilmente.

Marinella, va ricordato, ha preso per il collo molti 'grandi’… 

Le faccio vedere (mostra gli autografi alle pareti, raccolti in una cartellina-gadget, ndr). I Savoia e tutti i presidenti della Repubblica, da Enrico de Nicola a Giorgio Napolitano, i Kennedy, i Bush, Bill Clinton, Luchino Visconti e Aristotele Onassis, Ranieri di Monaco e Juan Carlos, Michail Gorbaciov e il cancelliere Helmut Kohl, un gigante per il quale dovevamo fare pezzi più lunghi di 65 centimetri. E poi tanti politici italiani, da Giulio Andreotti a Silvio Berlusconi, che come è noto regala sempre nostre cravatte. Un anno in cui era premier mi chiamò a Palazzo Chigi sotto Natale, chiedendomene 2.500: riuscii a scendere a 700 e svuotai le scorte, ai clienti dovetti dare i buoni per ritirarle in un secondo tempo.

M.F.