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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 8 ott 2014
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Liberare i libri

Liberare i libri

“Mi sto preparando per la mia quinta vita”, è una frase che rende bene la vitalità di Marcello Baraghini, un ragazzo della classe 1943. Del resto, i gatti di vite ne hanno sette e proprio i felini (sei) sono gli unici animali, umani inclusi, con i quali l’editore di Stampa Alternativa riesca a convivere nella sua casa di Sorano, in Toscana. Nonché quelli che gli somigliano di più, soprattutto nell’amore per la libertà. La prossima vita di Baraghini, per inciso, è la sua nuova avventura editoriale, Strade Bianche, l’ennesima provocazione di un personaggio che nel mondo dei libri ne ha seminate parecchie. La più importante, i 'Millelire’: una collana di supereconomici che ha rivoluzionato il mercato librario dei decenni scorsi e piazzato alcuni long seller che sono rimasti nella memoria, in primis la 'Lettera sulla felicità’ di Epicuro.

E adesso, con l’euro, il prezzo dei suoi prossimi libri quale sarà?

Il problema non è il prezzo ma l’editoria, uccisa dal conformismo, priva di idee, che sopravvive, peraltro male, solo per ragioni commerciali. Con la collana dei 'Bianciardini’, in questi ultimi anni, ho tentato un esperimento: inviare i libri in cento copie, al costo nominale di un centesimo di euro, invitando il lettore stesso a stabilirne il costo. C’è chi mi ha mandato cento euro in una busta, stavo rischiando di diventare ricco…

Anche questa prossima vita sarà sempre dedicata ai libri?

Inevitabilmente. Con Strade Bianche – che è il nome dell’associazione culturale che abbiamo fondato a Pitigliano - voglio mettere a frutto i miei 45 anni di esperienza editoriale, sono tre anni che scaldo i muscoli per quest’avventura. Il titolo su cui punto è 'Totu sa beridadi’, tutta la verità, la “storia di un sequestro” di Mario Trudu, un autore che non può nemmeno partecipare alle presentazioni, perché è detenuto con una condanna per rapimento. È entrato in galera che era analfabeta, oggi è un grande scrittore e d’altronde direi che oggi, con un’editoria così omologata, la prima condizione è necessaria per la seconda. Il libro è scaricabile gratuitamente, mentre invio la copia cartacea a cinque euro, spese di spedizione incluse.

Le sue vite precedenti come sono andate?

Bene. Sono state avventurose, varie: la latitanza, la rinascita, i Millelire… Ho inseguito l’utopia di liberare il libro dal copyright e almeno in parte ce l’ho fatta. Non rimpiango nulla anche se non rifarei molte cose che ho fatto. Sono stato sempre e solo fedele alla libertà, che nella mia concezione definirei come “non fare del male”.

I Millelire le hanno dato la popolarità e decine di titoli di successo. A quale è più legato?

'Un’avventura galante del conte di Cavour’ di Tripeleff è forse il testo letterariamente migliore che abbia mai pubblicato, scritto da un autore rimasto misterioso anche a me stesso: provammo a chiamarlo per dirgli che aveva vinto un concorso letterario e si arrabbiò perché l’avevamo svegliato. E poi altri come 'Non si può mica fare il bagno con queste troie di onde’ di Matteo Bianchi oppure 'Scene di caccia nei cassonetti’ di Zeibist.

Quasi tutti autori e temi marginali, eretici… Oggi qual è la letteratura che la incuriosisce di più?

Il racconto breve: il respiro di alcuni autori su questa distanza è inimitabile. Pensiamo a cos’hanno scritto giganti come Bianciardi, Longanesi, Gallian, Borges…

E come resiste alla rivoluzione digitale?

Io credo che il digitale possa convivere con il cartaceo. Mi sto allenando per twitter, uso le e-mail e meraviglierò molti confessando che ho una televisione, anche se l’accendo raramente e solo la notte. Il problema è il deserto culturale: conosco dei ragazzini velocissimi nel manovrare pc e meravigliose tecnologie, peccato che non sappiano né capiscano assolutamente nulla…

Rapporti controversi con la tecnologia, dunque. E con la scienza?

Sono fortunato, ho un corpo sano che funziona, soprattutto se resisto agli eccessi. Non ho mai messo piede in un pronto soccorso. Non ne faccio un’ideologia, ma credo che il corpo stia bene se sta bene la mente, che il nostro organismo sia il termometro che segna la qualità della vita che conduciamo.

E la sua com’è? Come e dove vive?

A Sorano: è il mio buèn retiro, il rifugio. Ci vivo dal ’76. Una casa solitaria - la solitudine è la mia conquista e la mia debolezza - con intorno una comunità di complici: non per ragioni ideologiche, il Che e i fricchettoni non c’entrano, il nostro obiettivo politico oggi è trovare i soldi per comprare la carta. E senza serrature, le ho tolte dopo che hanno minacciato di gambizzarmi. Ci sono l’orto e il frutteto, mi rifiuto di comprare i prodotti di plastica che vendono nei supermercati, e nel giardino ho piantato una tenda mongola, per ricordarmi che dobbiamo sempre stare sulla strada, in movimento.

Il pericolo di diventare ricco, sapendo e vedendo come vive, non sembra lo corra granché… Ci incontriamo alla Stazione Termini dove ha i suoi “uffici”: i bar

Vivo con la pensione sociale e a volte mi avanza persino qualche soldo. Quando non sono a casa mi sposto in pullman o treno, anche se non mi posso permettere le Frecce, faccio ancora l’autostop… Vendo anche magliette letterarie, qualunque cosa pur di far uscire il libro dagli scaffali e farlo vedere: la mia preferita è quella con il motto che mi rappresenta meglio, una frase di Josif Brodskij, “Non ho principi ma nervi”. C’è chi ha proposto di assegnarmi la legge Bacchelli, ma perché?

Marco Ferrazzoli