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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 20 - 19 dic 2012
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Il limite della scienza? Il suo atteggiamento fideistico

Il limite della scienza? Il suo atteggiamento fideistico

Laureato in architettura, Sandro Veronesi esordisce nella scrittura con un volume di poesie autofinanziato. Suo romanzo d'esordio è il grottesco e visionario 'Per dove parte questo treno allegro' (1988), seguito da 'Gli sfiorati', (1990). Del 1995 è 'Venite, venite B52', che lo avvicina al mondo letterario americano, specie a Thomas Pynchon. Con 'La forza del passato' (2000) vince il premio Campiello e il Viareggio: il volume viene tradotto in 15 lingue e da esso è tratto l'omonimo film di Piergiorgio Gay. Con 'Ring city', un libro per ragazzi, conquista il Premio Fregene. Ma la notorietà presso il grande pubblico arriva con 'Caos calmo' (2005), con cui vince il Premio Strega, e altri riconoscimenti internazionali: il volume diventa anche una pellicola di successo, diretta da Antonello Grimaldi. Veronesi è anche autore di 'Occhio per occhio' (1996), un'inchiesta sulla pena di morte nel mondo, e 'Superalbo' (2002), che raccoglie i suoi articoli giornalistici. Tra il 1997 e il 1998 ha collaborato con Rai tre come autore e conduttore di 'Magazzini Einstein-Cibo per la mente'. La sua opera più recente è una raccolta di racconti, 'Baci scagliati altrove' edito da Fandango.

Ha esordito nel 1984 con 'Il cielo e il resto', perché poi ha abbandonato la forma espressiva dei versi?

Si trattò di una plaquette autofinanziata, un tipico esordio da giovane scrittore di buona famiglia, che può permettersi di pagarla. All'epoca pensavo alla poesia come strada principale, ma poi ho capito che io non sono il veicolo giusto per percorrerla.

In 'Da dove parte questo treno allegro', un padre ricompare improvvisamente nella vita del figlio. Un rapporto ricorrente nei suoi libri.

Il rapporto padre-figlio, l'esplorazione e l'evoluzione del rapporto tra due generazioni contigue è alla base della letteratura epica dell'Occidente è una costante della nostra cultura. Dall'Odissea e dall'Eneide, passando inevitabilmente per Sofocle e i Vangeli fino a Dostoevskji e Joyce. Ed è ricorrente soprattutto nel romanzo borghese. Credo, dunque, di avere semplicemente percorso il sentiero della tradizione.

Ne 'Gli sfiorati', fornisce un ritratto dei giovani degli anni '80. Quali differenze trova tra i ragazzi di allora e quelli di oggi?

Sul piano esistenziale, non vedo alcuna differenza: i temi affrontati dal romanzo sono ancora tutti sul tavolo. E sempre ci resteranno. Sul piano sociale non saprei dire, non spetta a me, ma sembrerebbe soprattutto una differenza derivante dai padri: i ragazzi di ora, che come genitori hanno noi, mi sembrano cascati piuttosto male.

In 'Caos calmo' il protagonista, Pietro Paladini reagisce alla morte della moglie trascorrendo le giornate di fronte alla scuola della figlia. Un modo insolito di affrontare il dolore; come le è nata l'idea?

L'idea della scuola come simbolo e luogo nel quale si impara l'ho avuta in testa per un paio d'anni, senza nessuna storia intorno. Credo che l'uomo debba reimparare a vivere ma non abbia il coraggio di farlo. Dopodiché, data la tenacia con cui l'idea ha resistito, ho provveduto a costruirle intorno una storia, che è venuta come vengono sempre tutte le storie, perlomeno a me: prima piano piano e poi tutta insieme.

In 'XY', gli abitanti di un piccolo centro sono aiutati da un parroco e una psichiatra per scoprire le cause della morte spaventosa di undici loro concittadini. Fede e scienza possono collaborare? O invece no, visto che il mistero resta insoluto?

Dipende da cosa uno vuole ottenere mettendole insieme. Se cerca la risposta ai misteri che esse, separatamente, non riescono a svelare, allora non sono utili. Ma se uno vuole solo la forza per accettare il mondo com'è, allora sì che insieme sono più potenti.

Qual è, più in generale, il suo rapporto con il mondo della scienza e della ricerca?

Diciamo che non mi tappo le orecchie quando vengo raggiunto da notizie che provengono da questo mondo, con il quale intrattengo però un rapporto di natura ambigua. Da una parte, considero imprescindibile il progresso del sapere razionale, aristotelico, e, quindi, di conseguenza avverto anche il dovere, delle istituzioni, di finanziare ricerca e divulgazione. Dall'altra, vedo chiaramente il limite di questo settore e mi stupisco nel constatare che molti scienziati invece non lo scorgano. Il limite sta a mio avviso nella necessità, arrivati a un certo punto, di ricorrere a un atteggiamento 'fideistico' anche nella ricerca. Perché, se non siamo riusciti a risolvere il problema del cancro finora, continuiamo a studiarlo nello stesso modo? Perché ci 'crediamo'. Ecco, questo è il limite, secondo me.

E dei nuovi media cosa pensa? Possono essere utili alla lettura?

Sono semplicemente nuove strade. Poiché ci sono, io le percorro, anche se personalmente non riesco ancora a vedere la differenza tra il web e una palude.

Come affronta invece la scrittura giornalistica?

È un esercizio che definirei di 'scrittura dal vero' in cui, se vuoi costruirti uno stile, devi farlo con pochissimo margine inventivo, perché hai il compito di dar conto di quello che vedi, che constati, che verifichi. È una zavorra importante per un romanziere, che è abituato ad avere uno spazio di invenzione pressoché illimitato. Costruire una propria lingua raccontando fatti reali è più difficile, ma una volta trovato il modo sei facilitato. È come correre coi pesi addosso per irrobustire la muscolatura.

Con Domenico Procacci ha fondato la casa editrice Fandango: cosa pensa della situazione letteraria nel nostro Paese?

I talenti ci sono ovviamente, come sempre. Ora però la difficoltà è trovarli, nel novero sempre più ampio dei pretendenti, sembra che all'improvviso tutti vogliano scrivere romanzi e ambiscano a pubblicarli. L'opera di selezione si fa dunque faticosa e molto rischiosa: il pericolo è non accorgersi del grande talento stretto in una ressa di voci autoreferenziali e velleitarie.

Ha mai pensato di scrivere una storia ambientata in ambito scientifico?

Non penso mai a storie 'interamente' ambientate in un unico contesto. La scienza è già comparsa molte volte nei miei romanzi, ma come affluente. Per esempio con le teorie di James Gleick sul caos e di Morris Waldrope sulla complessità.

A cosa sta lavorando ora?

A un nuovo romanzo, il cui unico rapporto con la scienza, per ora, è di tipo matematico-statistico, e cioè la scoperta dell'altissima probabilità di farla franca che accompagna certi reati.

Rita Bugliosi