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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 16 mar 2011
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Abete: senza ricerca non si vince

Abete: senza ricerca non si vince

Giancarlo Abete è il presidente della Federazione italiana gioco calcio. Nato a Roma nel 1950, una formazioe cattolica al liceo Massimo, una laurea alla Sapienza in Economia e commercio. Imprenditore nel settore grafico, editoriale e dell'informazione ha ricoperto  incarichi in Confindustria e Federturismo ed è stato deputato dal 1979 al 1992. Dal 1994 al 2000 è stato presidente dell'Unione industriali Roma e Lazio. Oggi, oltre a dirigere il calcio italiano continua e occuparsi delle sue imprese, senza trascurare l'associazionismo imprenditoriale e cattolico.

 

Imprenditore, rappresentante degli industriali, parlamentare, dirigente sportivo: in quale ruolo si è sentito più a suo agio?

Si tratta di settori molto diversi, nei quali mi sono impegnato in periodi differenti della mia vita ma con la stessa determinazione e, almeno per quanto mi riguarda, con la stessa soddisfazione. Come parlamentare, rappresentante degli industriali e dirigente sportivo, ritengo che debbano essere prioritarie la capacità di ascoltare le esigenze dei cittadini, degli imprenditori, dei rappresentanti della base sportiva e quella di sintesi, nell'individuare proposte e contenuti da portare avanti nell'ambito del proprio mandato. Metterei invece su un altro piano l'attività d'impresa nella quale mi impegno con convinzione e con passione, secondo l'esempio che ho ricevuto da mio padre.

Tra i tanti impegni riesce a dedicarsi a qualche hobby? Cosa fa per rilassarsi?

Questo è un periodo particolarmente intenso: oltre al ruolo di dirigente sportivo, infatti, continuo a svolgere attività di rappresentanza imprenditoriale e a essere presente nell'ambito dell'associazionismo cattolico. Per cui l'hobby principale, al momento, è quello di sistemare la mia biblioteca, che conta migliaia di libri e che è profondamente legata alla storia della mia famiglia.          

Intuizione o deduzione? Preferisce affidarsi all'istinto o all'analisi dei dati?

Chi ricopre ruoli di responsabilità ha l'obbligo di analizzare e valutare i dati oggettivi per operare, tenendo sempre presenti le proprie convinzioni. Detto questo, oltre all'attenta analisi della realtà che eviti il rischio di un approccio umorale, sono fondamentali l'intuizione sul percorso da intraprendere e la passione nel portare avanti i propri obiettivi.

Che opinione s'è fatto del rapporto tra industria e ricerca scientifica in Italia?

Ho verificato direttamente l'insufficienza che segna il nostro Paese sul fronte del rapporto fra industria e ricerca scientifica. Resto convinto del fatto che, senza un nuovo impulso alla ricerca di base e alla ricerca applicata, il sistema Italia non riuscirà a rimanere competitivo come lo è stato nei decenni scorsi.

Lei è laureato in Economia e commercio: vocazione o tradizione di famiglia?

Ho scelto in piena autonomia perché ritenevo che potesse essere una facoltà in grado di miscelare aree culturali diverse, dando un giusto rafforzamento alle mie conoscenze economiche e salvaguardando l'attenzione al diritto e alle aree giuridiche, che avevo seguito già negli studi liceali.

A scuola in quali materie riusciva meglio? Quelle umanistiche o quelle scientifiche?

Sono riuscito a mantenere un livello mediamente alto nelle diverse materie, senza eccellenze e senza difficoltà. Preferivo però le materie umanistiche. Ho studiato all'Istituto Massimo, dalla terza media fino alla maturità. Di quei tempi ho tanti ricordi: conservo ancora i libri di testo, le foto di classe, i libretti dell'Istituto.

Parliamo di calcio. L'introduzione di tecnologie per facilitare il lavoro degli arbitri trova forti resistenze. Perché?

Questo è un tema sul quale è difficile rispondere in poche righe. Dobbiamo però innanzitutto tenere sempre ben presente che il calcio è un gioco universale: alla Fifa aderiscono 208 Paesi, più dell'Onu, ai quali si deve garantire la massima uniformità nel regolamento. Probabilmente, questa considerazione ha sempre suggerito agli organismi internazionali e in particolare all'International Board, l'organismo Fifa che ha l'esclusiva sulle regole del gioco, una prudenza che a volte può essere eccessiva. Penso che oggi si possa e si debba riuscire a combinare in maniera adeguata tradizione e innovazione.

Figc e Cnr hanno rinnovato la loro convenzione. Quali risultati attendete?

La convenzione Figc-Cnr risponde all'obiettivo di dare un contributo sull'utilizzo delle tecnologie nel calcio. Riteniamo di aver messo a disposizione degli organismi internazionali alcune soluzioni possibili ai problemi più urgenti, a partire dalla decisione sul 'goal-non goal'. Ciononostante, occorre distinguere la responsabilità progettuale di chi propone, in questo caso Figc e Cnr, rispetto alla titolarità deliberativa di chi decide e cioè l'Ifab (International Football Association Board). Noi abbiamo il dovere di costituire uno stimolo, ma dobbiamo anche avere il massimo rispetto per le decisioni che saranno assunte. Ci auguriamo però che il nostro impegno sia riconosciuto dall'Ifab.

 

Claudio Barchesi