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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 10 nov 2010
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Una rete tra autori e lettori

Una rete tra autori e lettori

‘Piacentina per caso', Sandra Petrignani divide oggi la sua vita tra Roma e la campagna umbra. All'attività di scrittrice ha da sempre alternato quella di giornalista culturale per testate quali ‘Il Messaggero' e ‘Panorama'. I suoi libri hanno vinto premi prestigiosi e sono stati tradotti in Francia, Germania, Gran Bretagna e Giappone. Dalla sua passione per i viaggi e l'inchiesta ha tratto l'ispirazione per opere come ‘La scrittrice abita qui', ‘Ultima India' e il suo ultimo ‘E in mezzo il fiume' (Laterza). Favorevole agli e-book e alle nuove tecnologie, la Petrignani è convinta dell'utilità di internet come punto di incontro e scambio di idee con i lettori.

Come si è evoluto, dal punto di vista tecnologico, il suo mestiere?

È cambiato molto: adesso ci sono il computer, i blog, facebook, la possibilità di avvicinarsi al pubblico e di essere avvicinati dai propri lettori. Ed è una situazione interessante.

Lei ha infatti un sito internet e un blog molto curato.

Sì. Mi piace ad esempio, quando i lettori, dopo aver concluso un mio libro, mi raccontano, stimolati dalla storia, un aspetto della loro vita. Sono sempre attenta al fattore umano e a cogliere questa concretezza dello scrivere. A volte capita di chiedersi "perché scrivo?", "cosa faccio nella vita per gli altri?" e sapere che un volume è servito in qualche modo a una persona è consolante. Nel mio caso poi credo che la scrittura giornalistica e quella letteraria si siano parlate, che siano state utili l'una all'altra. Con il linguaggio giornalistico, ho imparato a stare di più con i piedi per terra, mentre per il giornalismo credo che avere cura letteraria sia un arricchimento.

Il futuro del libro cartaceo sembra incerto. Qual è la sua opinione sugli e-book?

Sono favorevole. Credo che non ci si debba chiudere di fronte alle novità della tecnologia. Sicuramente l'e-book cambierà molte cose. Non solo il modo di scrivere, di pensare o leggere i libri. Muterà la fisicità del rapporto che si ha col libro.

Nel suo libro ‘E in mezzo il fiume' racconta una Roma storica, quasi nostalgica. Non la affascinano la città urbanizzata, le infrastrutture, le aree della scienza e della ricerca?

Quel libro era su Roma e sul suo centro, sul mio rapporto con questa parte vecchia della città. Ma le nuove realtà mi interessano, anche quelle periferiche. Mi piacerebbe ci fosse una città della scienza, un qualcosa tipo ‘Parc de la Villette' di Parigi.

Oltre che a Roma, lei passa la maggior parte della sua vita nella campagna umbra. È una fuga dalla vita metropolitana?

Vado a respirare. Ho bisogno della città, dipendo da essa. Mi piace ciò che offre, però c'è una parte della mia anima un po' contadina, che vuole il contatto con gli animali. Adoro osservare le stagioni, cosa che nelle aree urbane è più difficile fare. La campagna mi è assolutamente necessaria.

In ‘La scrittrice abita qui' compie un itinerario in giro per il mondo alla scoperta della vita di figure autorevoli della letteratura femminile del ‘900 (Deledda, Yourcenar, Colette, Woolf ...). In quale autrice, tra quelle descritte, si riconosce di più?

Ho avuto l'idea di questo libro, che doveva intitolarsi ‘Una casa tutta per sé', quando avevo trent'anni. Avevo visitato la casa di Virginia Woolf, la Monk's House nel Sussex, in Inghilterra, e quella di sua sorella, Vanessa Bell. Sono diverse e rivelano il carattere delle due donne; ho pensato allora che si potesse scrivere una storia in cui le scrittrici che amavo si palessassero attraverso i loro oggetti e le loro abitazioni.

In ‘Ultima India' parla invece del fascino di questo paese, delle sue contraddizioni e mescolanze. Cosa pensa del suo presente e del futuro di questa realtà industrializzata, frontiera della scienza e della tecnologia?

L'India mi affascina proprio perché si sentono sia il peso del passato, dell'antico e sia lo sforzo che stanno compiendo verso il futuro, il progresso. Penso che gli indiani abbiano una mente razionale e che anche la loro lingua tradizionale, il sanscrito, li porti ad avere una struttura mentale che rende facile il rapporto con le tecnologie e le scienze. Dobbiamo aspettarci grandi risultati in questi campi. L'economista Amartya Sen, premio Nobel per l'economia, ne è un esempio.

Ha mai pensato di dedicarsi alla scienza come professione? Come andava a scuola nelle materie scientifiche?

Purtroppo non ho una mentalità scientifica. Confesso che in matematica andavo molto male. Ma tengo a dire che la nostra scuola non dà abbastanza spazio alle materie scientifiche e credo sia sbagliato: l'aspetto letterario-umanistico è ancora troppo importante, la nostra preparazione scientifica è carente. E anch'io soffro di questa lacuna.

Roberto Nicchi