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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 16 giu 2021
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->La cura della semplicità

La cura della semplicità

Ha attraversato la scena pop d'autore degli ultimi trent'anni con coerenza artistica, con stile essenziale ed elegante, prima con la band dei Denovo, poi con una carriera solista che lo ha visto collaborare con grandi interpreti della canzone italiana. Tra questi Franco Battiato, con il quale ha stretto anche un lungo rapporto d'amicizia nella loro Catania. Luca Madonia, ricordando alcuni passaggi del suo percorso musicale, racconta il suo Battiato “personale” e sottolinea come siano cambiati i tempi e, con essi, il mestiere del cantautore, dal vinile al digitale.

Ci siamo ispirati a Battiato per parlare di scienza. Qual è per Luca Madonia un brano particolarmente importante, per un motivo professionale o personale?

Direi il primo contatto, l'imprinting ricevuto dalla sua musica. Ero al liceo, avevo quindici anni quando ascoltai i dischi “Fetus” e “Pollution”: fu un compagno di classe che me ne parlò come di un incredibile musicista di Catania, che stava emergendo alla ribalta nazionale. Si trattava di dischi all'avanguardia, quelli della cosiddetta fase sperimentale. Da lì iniziai a seguirlo. Nel mentre, anch'io entrai nel mondo musica. Poi ovviamente “La voce del padrone”, che ha sconvolto la scena con canzoni geniali, colte ma che arrivavano a tutti. Aveva una capacità davvero rara, che è solo dei grandi, di concentrare i suoi studi, le sue ricerche in pochi minuti di canzone, con grande semplicità.

E poi, come vi siete conosciuti?

Dopo gli anni milanesi, Franco era tornato a vivere a Catania e con i Denovo, dopo un Festival di Sanremo andato così così, venimmo a sapere che voleva conoscerci. Il nostro produttore dell'epoca ebbe allora l'idea di fargli produrre il nostro nuovo disco e lui accettò. Noi eravamo intimoriti dal personaggio, lo vedevamo come una sorta di “santone” della musica italiana, scoprimmo invece una persona alla mano, simpatica, divertente, semplice. Con i Denovo volevamo tornare alle sonorità degli inizi e lui ci aiutò a fare un disco che a noi piacque tantissimo, “Venuti dalle Madonie a cercar Carbone”, senza protagonismi e senza mettere nulla di suo, ma anzi esaltando le nostre personalità e peculiarità. Un album che fu totalmente nostro.

Cosa ha significato per lei averlo incontrato?

La sua amicizia è stato un regalo meraviglioso della vita, che porterò per sempre con me. È stata preziosa la scoperta dell'uomo, una persona alla mano che come dicevo era completamente diversa dall'immagine del guru. Affrontava il lavoro e gli studi con semplicità e curiosità quasi infantili. Sul piano professionale mi ha insegnato tanto, la sua geniale capacità di sintesi è stata una fonte di ispirazione. Spesso facevamo ascoltare l'uno all'altro i nostri provini, mi indicava cosa secondo lui funzionasse e cosa no, ma non l'ho mai sentito dire che un pezzo non avrebbe funzionato. Anche per le sue produzioni studiava, si impegnava e metteva tutto sé stesso, le sue conoscenze e il suo enorme talento, ma sempre con equilibrio e sdrammatizzando. Quando gli feci ascoltare “L'alieno”, proponendogli di portarlo insieme a Sanremo, gli piacque e accettò, ma a modo suo. Mi disse: “Dì agli organizzatori che ti farò da corista. Vengo perché mi diverto, ma la scena è tua”. E infatti a Sanremo lo si vide solo quando doveva salire sul palco, poi tornava in una località vicina. Questo per ribadire la sua generosità.

Qual è la sua idea del tempo? Nella sua discografia emerge spesso il tema del cambiamento…

Il tempo è un concetto che mi ha sempre affascinato. Il tempo è la vita, ci avvolge e attraverso di esso viviamo le emozioni, gli affetti, i rapporti umani, le gioie e i dolori. Un mio brano, “Moto perpetuo”, parla proprio del fatto che siamo sempre in movimento e in trasformazione. È una dimensione fisica e spirituale al tempo stesso.

Il tempo ha anche cambiato la professione del musicista. Quanto è complicato oggi mantenere la propria coerenza artistica?

La mia generazione ha assistito a una vera e propria rivoluzione del fare e ascoltare musica: prima il passaggio dal vinile al cd, poi gli mp3, ora le piattaforme online. Nella mia carriera ho assistito anche a tanti cambiamenti di tendenze, e ho capito che essere credibili è l'unica strada da seguire. Non pensare alle mode, agli eventi, non avere fretta, eventualmente restare fermi per un po', ma puntando sempre a coltivare un proprio stile, una propria impostazione vocale: cercare di essere riconoscibile, in definitiva. Poi si può piacere o non piacere, ma nell'arte in generale, come insegnava con il suo esempio Battiato, l'identità e la credibilità sono tutto.

Nel suo disco “La piramide” duetta con importanti interpreti di diverse generazioni musicali.

Ho avuto la fortuna di attraversare varie stagioni musicali e di incontrare tanti colleghi. Le collaborazioni per “La piramide” (Ruggeri, Consoli, Morgan, Laquidara, Giovanardi, tra gli altri) sono state innanzitutto gratificanti, perché ricevere tanti sì è stato un grande attestato di stima da parte di colleghi che sento affini con il mio mondo musicale. E poi mi hanno permesso di rimettermi in gioco attraverso lo scambio e l'interazione, che arricchiscono tanto le canzoni. Peccato che questi brani non abbiano ancora potuto girare nei concerti a causa dello stop dovuto alla pandemia, ma adesso le cose si stanno muovendo di nuovo e spero che questa estate possano trovare il pubblico in tutta Italia.

Come ha vissuto la pandemia e il lockdown?

Il primo e purtroppo ultimo concerto del tour con diverse date in programma, collegate all'ultimo disco, l'ho tenuto il 29 febbraio 2020, quindi può facilmente immaginare quale stravolgimento abbia subìto la mia attività professionale, come quella di tutti i colleghi. Ma questo stop mi ha permesso di tornare ad apprezzare la vita domestica - non senza qualche piccola ossessione nel fai-da-te casalingo – che è importante per chi, come me, fa una vita che porta a stare spesso in giro per lavoro. Per un po' ho completamente lasciato la musica, sapendo che non ci sarebbe stato modo di fare concerti e avere il contatto con il pubblico, poi dallo scorso inverno ho iniziato ad ascoltare nuovi dischi, ad esempio ho amato molto l'ultimo di Bob Dylan. E sono arrivate anche alcune idee nuove che spero di realizzare a breve.

Per la prima volta non potrà confrontarsi con Battiato, come vivrà questa assenza?

Mi mancherà innanzitutto l'amico, il dialogo, il poter parlare di tutto, dai temi alti ai più semplici. Pur sapendo che lui non aveva paura della morte e che ha vissuto nella consapevolezza di essere di passaggio, so che rimarrà dentro di me per sempre.

Edward Bartolucci