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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 21 apr 2021
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Lorenzo Baglioni: l'ironia è la chiave. Musicale

Lorenzo Baglioni: l'ironia è la chiave. Musicale

Lorenzo Baglioni è un attore, cantante, comico, autore e conduttore toscano. Si divide tra teatro, tv e web. Ha pubblicato l'album “Bella, prof!”, tra le sue canzoni più famose "Le leggi di Keplero", "Il congiuntivo", "Logaritmi"; scrive libri di matematica per bambini, ha condotto il game show “L'isola degli eroi” su Boing e “Un palco per due” su Rai 2. Di recente è uscita “Rivoluzione culturale”, la sua prima serie podcast, prodotta da Frame e distribuita da Audible. Con la tipica goliardia toscana, “quel riuscire a scherzare su tematiche su cui non ti verrebbe da scherzare”, tratta anche argomenti impegnati. Sul cambiamento climatico ha scritto e interpretato con Mario Tozzi lo spettacolo teatrale “Al clima non ci credo”, che ha debuttato nel 2020. Dal sodalizio con il geologo del Cnr sono nate la canzone “La tartaruga e il reggilattine” e il libro “Un'ora e mezzo per salvare il mondo”.

Di formazione è un matematico, ha anche vinto un dottorato. Oggi però fa teatro, conduce, canta...

Ho sempre avuto la passione per lo spettacolo: ho studiato chitarra classica per diversi anni e mi sono divertito spesso a recitare tra amici, in contesti amatoriali. Dopo la laurea in Matematica a Firenze, ho vinto un dottorato in calcolo delle probabilità a Pisa. Proprio in quel periodo, un po' per caso, ho fatto un provino per una compagnia di professionisti e sono stato scelto come protagonista di un musical. Ho seguito in parallelo i due percorsi ma, nonostante la passione per la matematica, ho sentito subito che l'amore per lo spettacolo era più forte e alla fine il teatro mi ha preso così tanto che non mi sono più dottorato.

Ha avuto anche esperienze da docente. Come l'hanno influenzata?

Ho preso l'abilitazione e fatto supplenze a Firenze per tre anni. Mi piaceva: stare in classe è un po' come avere un tuo piccolo pubblico ogni giorno. Ho smesso quando ho capito che potevo vivere facendo altro, ma mi è rimasto molto di quel periodo. Mentre insegnavo riflettevo sul linguaggio usato dai docenti, troppo lontano da quello dei ragazzi. Come mai in ambito educativo non usiamo la prima regola della comunicazione: settare il linguaggio sul target? La canzone sul teorema di Ruffini è nata proprio da questa riflessione sulla comunicazione applicata alla didattica.

Perché ha scelto il format della canzone didattica?

Cercavo un linguaggio più vicino a quello degli studenti. Allora abbiamo riflettuto sul potere della musica e dell'ironia. La musica è un veicolo comunicativo estremamente efficace: i dieci video più visti nella storia di YouTube sono canzoni. La comicità, poi, ha il potere di abbattere le barriere che gli studenti innalzano di fronte ad argomenti che non hanno molto a cuore. Quando scriviamo i nostri brani, io e mio fratello Michele, ricercatore in chimica del restauro, usiamo la parodia di genere: prendiamo dei generi musicali, ne amplifichiamo i cliché e sfruttiamo il conseguente effetto comico. Abbiamo pensato che l'unione di questi due espedienti comunicativi potesse funzionare.

Che riscontri ha dal suo pubblico? Qual è il target di riferimento?

Ricevo tanti messaggi di ringraziamento sui social, me li manda il ragazzo che ha preso sette e mezzo al compito sulle leggi di Keplero grazie alla nostra canzone, ma anche l'insegnante che proietta i nostri video in classe. Abbiamo un pubblico più trasversale di quanto si possa pensare. La fascia più forte è quella tra i 20 e i 35 anni, ma a teatro vengono anche tanti bambini e adulti. È bello riuscire a raggiungere tante persone con progetti di cui andiamo fieri.

Immaginavate di riuscire addirittura a portare una vostra canzone a Sanremo?

Quando la Sony ci ha proposto di fare un disco, non voleva che fosse solo sulle materie scientifiche ma sulla scuola in generale. Così abbiamo spaziato anche in altre discipline, tra cui l'italiano. A quel punto a qualcuno venne l'idea di portare “Il congiuntivo” a Sanremo. Ho pensato subito che fosse una canzone troppo lontana dal Festival, ma forse è stata proprio quella caratteristica la forza della nostra proposta.

È impegnato anche in campagne di sensibilizzazione e la chiave è sempre l'ironia; penso, ad esempio, alla canzone “Canto anch'io” con Iacopo Melio

Quella è stata la nostra prima canzone su una tematica sociale importante. Quando Iacopo ci propose di fare una canzone contro le barriere architettoniche, mise come unica condizione di farlo con il sorriso. Si rivelò una chiave comunicativa estremamente interessante: presentare sotto una luce diversa un argomento raccontato spesso in maniera seriosa e istituzionale fa arrivare il messaggio in maniera più efficace. È una consapevolezza che ci ha accompagnato in tutti i progetti successivi.

Ha collaborato anche con l'Associazione italiana dislessia, con il brano “L'amore secco sè”

È stato un passaggio molto bello degli ultimi anni, sicuramente una delle canzoni più fortunate. Di nuovo, abbiamo provato a spostare un po' il punto di vista. Di dislessia sentiamo parlare soprattutto in ambito scolastico, noi abbiamo provato a raccontarla attraverso la storia di un amore giovanile tra due ragazzi, di cui uno dislessico.

Anche il brano con Mario Tozzi racconta una storia d'amore, “tossico” questa volta. Perché questa scelta?

Il meccanismo comunicativo e artistico di queste ultime due canzoni è simile. Volevamo raccontare il mondo della plastica in modo nuovo. Siamo partiti dalle favole di Esopo e ci siamo immaginati una tartaruga che si innamora di un reggi-lattine: una storia romanzata che ha un fondo di verità, perché davvero gli animali marini sono attratti da oggetti di plastica che riflettono i raggi del sole e finiscono per restarci incastrati o ingerirli.

Come è nata la collaborazione con Tozzi?

In modo spontaneo. Lo avevamo citato in una canzone sulla classificazione dei silicati. Lui ha visto il videoclip, si è divertito e mi ha invitato a una puntata di Sapiens, il suo programma su Rai 3. Poi abbiamo fatto una canzone inedita sulla luna, per il 50° anniversario dell'allunaggio, e da lì è nata una collaborazione, ma anche un'amicizia. Ci siamo frequentati molto professionalmente in questo ultimo anno e mezzo. Dei due il comico sono io, ma Mario è una persona molto simpatica. Abbiamo portato in tournée lo spettacolo sui cambiamenti climatici, poi ci siamo dovuti fermare per la pandemia. A partire dagli appunti di Mario, è venuto fuori anche il libro: io e Michele abbiamo “colorato” le sue osservazioni tecnico-scientifiche.

Con questo progetto avete provato a smontare le bufale sul clima. In generale, come ci si può difendere dalle fake news?

Un'ottima forma di difesa è la cultura scientifica, una po' sottovalutata. A nessuno verrebbe in mente di dire di non conoscere Dante, invece un tre in matematica fa quasi figo. Credo che lo studio delle materie scientifiche, al di là della conoscenza di un logaritmo o di un coseno, crei una struttura mentale che poi aiuta anche a non cadere in determinate trappole dell'informazione. In questo la scuola ha un ruolo fondamentale.

A proposito di scuola, cosa ne pensa della Dad?

Sono convinto che la didattica in presenza sia insostituibile, specie per quegli aspetti che a distanza vengono a mancare, come la socializzazione, l'educazione a certi valori... Però penso che si possano integrare in maniera efficace gli strumenti tecnologici. Penso, per dirne una, alla video-lezione registrata dall'insegnante, caricata sul portale della scuola e messa a disposizione di tutti negli anni a venire: se non hai capito una spiegazione puoi riascoltarla dieci volte, anziché riguardare appunti presi male o da altri.

Progetti per il futuro?

Stiamo lavorando a tante cose di cui non posso però dire molto. Abbiamo registrato un programma per la Rai, stiamo lavorando a un nuovo libro per bambini con Mondadori, abbiamo pronto un nuovo spettacolo, alcuni progetti musicali usciranno a breve, poi c'è un progetto che coinvolge il Parlamento europeo e il coro dell'Antoniano. Tanta carne al fuoco, insomma. Speriamo soprattutto di poter ritrovare presto il rapporto diretto con il pubblico, che ci manca molto.

Isabella Cioffi