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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 23 - 16 dic 2020
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->La buona tv può essere divulgazione

La buona tv può essere divulgazione

Massimo Cannoletta si trova nella sua bella Lecce. Approfitta delle pause tra una registrazione e l'altra dell'Eredità - il popolare quiz condotto da Flavio Insinna su Rai Uno e prodotto da Banijay Italia dove è ormai di casa - per rivedere i suoi cari e coccolare la gatta Cal, diminutivo di calvario. Non se lo aspettava, questo è sicuro, di diventare un super campione che ha battuto ogni record di presenza alla trasmissione ed è divenuto un personaggio pubblico notissimo. Conferenziere sulle navi da crociera, ha fatto due volte il giro del mondo, parla quattro lingue e ha una cultura incredibile in ogni materia, in particolare la storia e l'arte. È sorprendente quando non si limita a rispondere alle domande di Insinna ma argomenta, attingendo alle tante informazioni apprese da letture ed esperienze di viaggio. Chissà come andrà a finire la sua longeva avventura televisiva, che per ora non accenna a perdere smalto.

Questa esperienza la sta rendendo felice?

Moltissimo, anche perché si tratta di una felicità completamente inattesa, che quindi vale due volte.

Che sensazioni dà questa popolarità improvvisa e inaspettata?

Non è la popolarità in sé a interessarmi. La si può raggiungere per mille motivi e non necessariamente tutti positivi, quello che mi dà gioia è essere diventato più o meno noto in un quiz televisivo di spessore, che mi sta anche dando la possibilità di esprimermi e valorizzare la parte migliore di me.

Eppure, nonostante format interessanti, la televisione è spesso nel mirino di critici e intellettuali che ne mettono in risalto le criticità.

I programmi televisivi ritenuti di maggiore spessore sono quelli dall'esplicito intento divulgativo, ma ce ne sono altri, come l'Eredità, che divulgano ugualmente la conoscenza anche se lo fanno in modo meno dichiarato. Quando ero spettatore, ad esempio, se una domanda del quiz solleticava la mia curiosità andavo in rete per approfondirne la conoscenza e così mi fa molto piacere, oggi, ricevere messaggi da parte di telespettatori che fanno altrettanto. Senza dubbio esistono format televisivi dai contenuti più leggeri che danno la possibilità di rilassarsi, non ci vedo niente di male, ma credo che l'Eredità sia la prova che si può intrattenere la gente offrendo un prodotto del servizio pubblico culturalmente stimolante e che mette di buonumore grazie alla conduzione di un bravissimo Flavio Insinna.

A proposito di intrattenimento culturale, ha più volte dichiarato di essere un ammiratore di Alberto Angela.

È vero, mi piace moltissimo la commistione di linguaggi che usa nei suoi programmi: racconto, narrazione e attori bravissimi. Vedere Marco D'Amore che racconta Pompei e Uto Ughi che suona il violino nel Teatro Piccolo è stato un momento davvero emozionante. Ammetto di avere un'assoluta venerazione per tutta la famiglia Angela: per Alberto, naturalmente, e poi per il padre Piero e per il nonno Carlo, che è meno conosciuto ma è stato un eroe antifascista. È una famiglia alla quale l'Italia deve moltissimo, perché ognuno di loro ha contribuito, a suo modo, alla conquista della libertà e alla divulgazione del progresso scientifico. Dopo aver visto una puntata di "Ulisse" o di "Una notte a Pompei" ci si alza dal divano più felici. Se si potesse, gli Angela dovrebbero diventare Patrimonio dell'Unesco!

È molto attivo sui social, cosa pensa della loro funzione e dell'uso che se ne fa?

Dipende da quello che si vuole ottenere, se si crea un profilo solo per ottenere consensi e un numero crescente di follower e cuoricini oppure se si cerca di offrire qualcosa di sostanzioso. Io utilizzo i social network per raccontare curiosità e aneddoti che regalino benessere in una manciata di secondi e, nel momento in cui un mio follower commenta con un “Che meraviglia, non lo sapevo”, mi sento felice nello stesso modo in cui lo sono quando Alberto Angela svela i suoi segreti.

In tempi di pandemia emerge il dato allarmante del complottismo e del negazionismo. Che idea ha di questi fenomeni?

Da settimane noto quanti personaggi famosi abbiano cominciato a seminare dubbi sui social. Il bello e il brutto della rete è che tutti possono dire la loro, anche i cosiddetti analfabeti funzionali che, purtroppo, ignorano i fatti e mancano di spirito critico. La loro è ignoranza nel senso letterale del non conoscere. Nel mio piccolo, rispetto a quello che sta succedendo nel mondo, questi modi di fare e di pensare mi riguardano da vicino: in tanti hanno espresso apprezzamenti positivi e ammirazione nei miei confronti, ma c'è anche un gruppetto di persone che scrive cose poco carine, ad esempio sospettando che qualcuno mi anticipi le risposte poiché è impossibile che io “sappia tutto”. Nessuna di queste cose è vera, ovviamente, ma mi colpisce che anche in un contesto ludico come un quiz televisivo ci sia chi non ammetta la conoscenza e la avversi, al punto di negare che una persona possa essere bene informata. Mi terrorizza che questo atteggiamento non si fermi neanche davanti alle conseguenze della pandemia. Non si può né deve censurare l'opinione di nessuno, è giusto che ognuno dica la propria, ma trovo anche giusto che i gestori del web e dei social network oscurino dichiarazioni sulla pandemia totalmente lontane dai dati forniti dalla scienza.

Più di qualcuno è convinto che la cultura umanistica sia la summa della conoscenza. Cosa ne pensa?

Credo che la cultura umanistica rappresenti una base imprescindibile della comprensione, ma non in conflitto con quella delle scienze naturali. Ho apprezzato moltissimo Margherita Hack, per la sua conoscenza straordinaria dell'astrofisica ma soprattutto per la sua carica umana, e secondo me rappresenta un esempio lampante di come cultura umanistica e scientifica debbano sempre camminare affiancate.

Come sceglie le storie che racconta sulle navi da crociera?

Mi vengono idee in continuazione. In un taccuino annoto tutto ciò che mi stimola e mi fa scattare una curiosità. Sono queste le storie che racconto ai passeggeri delle navi, perché se hanno acceso una lampadina nella mia mente, forse potrà accadere lo stesso in chi mi ascolta.

Si sente un po' l'erede dei grandi campioni del quiz italiano come Giuliana Longari e Massimo Inardi?

Me lo stanno chiedendo in tanti e sono onoratissimo che mi si paragoni a figure storiche come le loro, che le persone ricordano a distanza di cinquant'anni, ma credo di essere un po' diverso: quei campioni erano specializzati in una materia, mentre io vengo interpellato su un po' di tutto.

In sintesi, cultura e conoscenza concorrono al raggiungimento della felicità?

Alla mia di sicuro e anche a quella di tante persone che mi seguono e mostrano curiosità e vivacità intellettuali. I loro messaggi mi dimostrano che c'è tanta fame di cultura, nel senso più bello del termine, di una cultura viva e divulgata in maniera moderna. L'importante è la curiosità: io sono una persona molto curiosa. E poi la sintesi è fondamentale: ho una soglia dell'attenzione piuttosto bassa e perdo facilmente interesse, nel momento in cui devo trasmettere un messaggio cerco di usarla. Amo twitter perché raccontare in pochi caratteri una storia complessa è una grande sfida.

E in cosa altro la trova?

Potrò sembrare contraddittorio, eppure trovo spesso la felicità negli occhi degli animali e nella loro incoscienza assoluta. Quando vedo la mia gatta saltellare in giardino penso che in quel momento sta provando gioia allo stato puro. Non ha coscienza di nulla eppure è felice!

Patrizia Ruscio