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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 11 - 6 nov 2019
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->The Jackal: da youtube al cinema

The Jackal: da youtube al cinema

The Jackal è un collettivo artistico e una società di videoproduzione composto da giovani tra i venti e i trent'anni, la cui attività è iniziata però quando erano ancora bambini: i tre fondatori, Francesco Ebbasta (regista e montatore), Ruzzo Simone (attore e Ceo della società) e Alfredo Felco (post-produzione), si sono conosciuti alle scuole medie. Ruzzo Simone e Ciro Priello (attore e casting director) sono addirittura amici dall'asilo. Con il tempo e la costanza, il loro sogno è diventato realtà e si sono aggiunti altri professionisti del videomaking, anche se non c'è traccia di scuola e di accademie nei loro lavori: sono tutti autodidatti.

Da youtube, la piattaforma che hanno utilizzato per avvicinare il grande pubblico, sono passati agli altri media e hanno raggiunto il successo con “Lost in Google”, la prima web-serie interattiva. Hanno fatto della e parodia, della satira sottile, il loro segno distintivo, ma hanno girato anche per Save the Children, totalizzando quasi 50 milioni di visualizzazioni sul loro canale. 

Tra i loro sogni nel cassetto c'è il cinema, come dimostra uno dei loro corti, “The Parker”, un action tra gli spaghetti western di Sergio Leone e i grandi classici come Jurassic Park, in cui hanno raccolto una troupe numerosa e utilizzato mezzi all'avanguardia. “Napoli in 4K” è l'ennesimo esempio della loro voglia continua di sperimentare: il primo lavoro italiano che utilizza, per il web, l'altissima definizione in 4K. Nel 2017 è uscito al cinema il loro primo film, “Addio fottuti musi verdi”, regia di Francesco Ebbasta; nel 2018 stupiscono il pubblico italiano con “Operazione Sanremo” dove riescono a coinvolgere presentatori, cantanti e ospiti del Festival senza mai apparire sul palco con il tormentone “gnigni” e un video divenuto subito un cult. Con Sky, a gennaio 2019 lanciano “Ogni volta che cucini male” con protagonisti i giudici di Masterchef Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri, Giorgio Locatelli e Joe Bastianich.  

The Jackal sono stati protagonisti dell'ultima edizione di Internet Festival (If), che si è svolta a Pisa dal 10 al 13 ottobre. Ospiti dello spazio di Registro .it, curato in collaborazione con Il Post, Simone e Nicola, due rappresentanti del gruppo sono stati intervistati da Luca Sofri e hanno raccontato al pubblico come la loro passione per il video si è trasformata in un fenomeno nazionale che da Youtube è approdato al cinema. L'Almanacco della Scienza ha intervistato Francesco Ebbasta, direttore creativo dei Jackal.  

Dal web al cinema: quali sono le differenze che avete trovato nel "tradurre" il vostro umorismo per il grande schermo?

I tempi, di creazione e di reazione. La nostra factory ci permette di sfornare decine e decine di contenuti l'anno, e di avere subito un riscontro del pubblico. Il video è online, e sai già come sta andando. Con il cinema è diverso, tutto è lento, mastodontico. La nostra prima volta al cinema ci ha insegnato tante cose, ma soprattutto la pazienza. E a mangiarci le unghie.

Comicità a Napoli, c'è una differenza di stile? I partenopei secondo voi sono avvantaggiati, per ragioni linguistiche e non?

Secondo noi esistono due tipi di comicità, quella di montaggio, e quella di linguaggio (non che il montaggio non sia un linguaggio, ma ci siamo capiti). Spesso si pensa che a Napoli sia possibile solo la seconda: far ridere parlando. Ma noi lavoriamo ogni giorno per avere un ibrido tra le due. Se la commedia inglese dal ritmo serrato di Edgar Wright ha influenzato in modo indelebile la nostra formazione, così come i film di genere, spaghetti western e blockbusters, è anche vero che siamo cresciuti a Troisi e Lello Arena, ma anche con Aldo Giovanni e Giacomo, Verdone. ll dialetto è la nostra lingua, ed è il modo migliore per esternare quello che abbiamo dentro. Perchè no, anche all'interno di un film di fantascienza.

Il web ormai lancia star famosissime come voi ma che raramente finiscono nel prime time delle tv generaliste: sono due mondi destinati a non dialogare, anche per ragioni generazionali?

Stiamo provando ad esplorare questo nuovo universo da un po', e ci rendiamo conto che sono linguaggi totalmente diversi. Negli ultimi anni abbiamo sfidato questa separazione, generando progetti crossmediali che dessero valore ad entrambe le piattaforme, senza rinunciare alla nostra identità. Per riuscire in quest'intento, bisogna però studiare a fondo, come in ogni nuovo ambito in cui vuoi lanciarti. È per questo che è raro che chi nasce sul web finisca in tv. Ed è per questo che chi nasce in tv, altrettanto raramente riesce a muoversi sul web. O almeno con intelligenza.

A proposito di generazioni, voi interpretate bene il trentenne in crisi esistenziale, privata, professionale. Ma è davvero una gioventù così in crisi?    

Se la vedi con gli occhi di un cinquantenne sì. Forse per noi (suona malissimo, lo so) è diventata normalità. Non abbiamo più punti di riferimento, né missioni da portare a termine. Abbiamo perso negli ultimi dieci anni ogni tipo di certezza: matrimonio, figli, lavoro, tutto è diventato così relativo che anche capire cosa ti piace davvero è complicato. Insomma, non è che siamo in crisi, per carità. È solo che ci piacerebbe una vita più quadrata, ma una vita più quadrata non ci piacerebbe affatto.

Quanto è rilevante nella vostra comicità la scorrettezza politica, come ad esempio in “Gay ingenui”?     

Siamo sempre molto attenti alla questione “responsabilità”. Quando posti un contenuto a milioni di persone non puoi prendere sottogamba il messaggio che sta lanciando (specie se hai una community per lo più giovane) (e per giovane intendo 35enni) (perchè siamo giovani) (ok?). Ma questo non deve diventare un freno, se il tuo obiettivo è raccontare storie. Storie che facciano ridere, riflettere o che aiutino a sdoganare un tabù come nel caso di gay ingenui, un contenuto leggero e smaliziato, che dopo la messa online fu utilizzato come simbolo del gaypride di quell'anno.

Quanto vi ha aiutati il crossing con Gomorra? Che ne pensate della rappresentazione truce e truculenta del Sud (e di Roma) vittime della criminalità senza ombra di speranza?

Per come la vediamo noi, il fatto che si giri una serie sulla criminalità organizzata, e che questa serie dia lavoro a tanti professionisti, e apra spazio a decine (centinaia, leggevo oggi) di altre produzioni dal respiro diverso nella stessa città, è tutt'altro che uno scenario privo di speranza. Gomorra e Suburra sono serie di genere. Non puoi chiedere a un poliziesco di diventare una romantic comedy. Puoi solo essere felice che sia scritto e girato benissimo, o lamentarti di quando non lo è.

M. F.