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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 8 mag 2019
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Martone: ho fatto (ri)vivere Renato Caccioppoli

Martone: ho fatto (ri)vivere Renato Caccioppoli

Cinema, teatro, arti visive, lirica. Mario Martone inizia negli anni '70 con il teatro. Nel 1992, per l'esordio cinematografico, sceglie di evocare una figura importante per Napoli: Renato Caccioppoli, suicida nel 1959. 'Morte di un matematico napoletano' gli vale due David di Donatello e il Gran Premio alla Giuria alla Mostra di Venezia. Con il secondo film, 'L'amore molesto', vince un altro David e arriva in concorso al Festival di Cannes. Seguono l'episodio 'La salita' del film 'Il vesuviano' e il lungometraggio 'Teatro di guerra', poi partecipa nel 2001 al film 'Un altro mondo è possibile', realizzato in occasione delle giornate di protesta durante la riunione del G8 a Genova. Dirige Michele Placido e Fanny Ardant ne 'L'odore del sangue', tratto dall'opera postuma e incompiuta di Goffredo Parise, e 'Noi credevamo', ispirato all'omonimo romanzo di Anna Banti, con cui si aggiudica nel 2010 il premio Alabarda d'oro. Riceve qualche anno più tardi il premio per la carriera al Festival del cine italiano de Madrid. Nel 2014 presenta al Festival di Venezia 'Il giovane favoloso', dedicato alla vita di Giacomo Leopardi, con Elio Germano. La sua ultima fatica cinematografica è 'Capri-Revolution', pellicola in costume ambientata all'alba della Prima guerra mondiale, che vede protagonista Marianna Fontana e di cui firma soggetto e sceneggiatura con la storica dell'arte Ippolita Di Majo. In questi anni Martone non abbandona mai il teatro. Dirige 'Cavalleria rusticana' e 'Pagliacci' al Teatro alla Scala di Milano; firma diversi allestimenti, come 'Così fan tutte' (con Claudio Abbado), 'Le nozze di Figaro' e 'Don Giovanni' di Mozart: mette in scena le 'Operette morali' di Giacomo Leopardi, aggiudicandosi il premio leopardiano La Ginestra. È stato direttore artistico del Teatro Argentina di Roma e del Teatro stabile di Torino, condirettore del Teatro stabile di Napoli. L'Università della Calabria gli ha conferito la laurea honoris causa in Linguaggi dello spettacolo del cinema e dei media. Lo abbiamo incontrato in occasione della proiezione di 'Morte di un matematico napoletano' nell'ambito del National Geographic Festival delle Scienze di Roma 2019.

Perché un film sul matematico napoletano Renato Caccioppoli?

Difficile spiegarlo. Intanto, abitava nel palazzo dove ho vissuto parte della mia adolescenza. Un grande edificio napoletano, di quelli che sembrano piccole città. Al pian terreno, c'era una porticina. Renato Caccioppoli abitava lì e tutti lo conoscevano. 'Morte di un matematico napoletano' non è solo il mio primo film, è anche il primo lavoro in cui mi sono potuto dedicare a Napoli, la mia città. Il racconto parte dall'ultima settimana di vita del grande studioso. Un uomo amareggiato, solo e infelice. La matematica non lo interessa più, la politica lo ha deluso, il matrimonio con la moglie Anna è fallito. Anche Napoli, negli ultimi tempi, sembra voltargli le spalle. Eppure la sua morte, inspiegabile, sconvolge tutti. L'ho fatto rivivere per non dimenticare.

Come ha fatto a ricostruire la Napoli del 1959, dei tempi di Caccioppoli, scavando con la macchina da presa come un archeologo?

Era il mio primo film, i soldi erano pochissimi. Non potendo disporre di ricostruzioni d'epoca, ho cercato con la macchina da presa la Napoli degli anni '50 ancora nascosta. Le riprese nei mesi estivi hanno fatto il resto. La città che iniziava a svuotarsi è riuscita a trasmettere quel senso di vuoto interiore progressivo che volevo raccontare. Ne è uscito un film contemporaneo, oggi impossibile da realizzare. Come alcune scene girate nelle aule della facoltà di Matematica, prima che si trasferisse a Fuori Grotta. Ogni inquadratura rappresenta un pezzo di Napoli sopravvissuta e di Caccioppoli. Lo stesso mi è successo con l'ultima parte del film 'Il giovane favoloso'. È come se avessi sempre sentito la presenza di Leopardi nei vicoli di Napoli.

Ma anche la musica e la luce nei suoi film hanno avuto un ruolo fondamentale

L'idea era girare in bianco e nero. È stato il direttore della fotografia Luca Bigazzi, dopo lunghe passeggiate per la città, a propormi di girare a colori, colpito dal giallo della luce napoletana. Nelle sfumature di questo colore aveva colto la doppia natura della città: il giallo vivace del raggio del sole e quello pallido del vuoto interiore. La scelta di John Cage, compositore dell'aleatorietà, dove combinazioni di suono, silenzio, pause diventano un tutt'uno con l'ambiente, non è stata un caso. Caccioppoli poi era un grande pianista, nel film non poteva mancare una sua esecuzione: il Notturno opera 15, n. 2 di Chopin.

Quanto sono importanti i legami nascosti, all'interno della storia che vuole raccontare?

Ci sono sempre delle trame segrete. Non so perché mi ero intestardito a voler scrivere il film con lei la scrittrice Fabrizia Ramondino. Per fare un film ambientato nel 1959, avevo bisogno di un Virgilio che mi portasse all'interno della storia. Mi erano piaciuti i suoi libri, anche se Fabrizia di cinema non sapeva nulla: quando le parlai di collaborare a una sceneggiatura mi prese addirittura per matto. Ma ottenni comunque un appuntamento a quando prese l'album con le fotografie che ritraevano le giovani zie assieme a Caccioppoli iniziò a venire fuori il lato umano di questa figura pubblica di genio matematico, comunista, intellettuale alcolizzato e decadente. Un genio errante, nel suo impermeabile logoro. Abbiamo iniziato a incontrare chi lo aveva davvero conosciuto, a svelare i luoghi che aveva frequentato, a scegliere gli interpreti, i toni giusti. Tutto ciò che serviva per dare verità ed esattezza alla storia.

Per fare il film quali matematici è riuscito a contattare? 

Fondamentale è stata la collaborazione con il matematico Carlo Sbordone, che compare nella scena in cui Caccioppoli si trova nel bar sul lungomare di Napoli dove si addormenta e sogna di essere cacciato dalla lavagna, che rappresenta la matematica, mentre sta risolvendo un problema. E poi Mauro Picone (professore ordinario alla facoltà di matematica dell'Università di Napoli, poi direttore dell'Istituto nazionale per le applicazioni del calcolo presso il Cnr, ndr) e Giuseppe Scorza Dragoni, che andai a incontrare a Padova per raccoglierne la testimonianza. Con lui Caccioppoli stava bene e il giorno della sua morte dovevano incontrarsi. Poi, per un imprevisto, l'appuntamento è saltato e la notte dell'8 maggio 1959 Caccioppoli si toglie la vita. Un suicidio annunciato.

La scelta di Carlo Cecchi? 

'Morte di un matematico napoletano' è pensato per lui. È stato centrale, non avrei mai fatto il film con un altro attore. La personalità di Carlo Cecchi era tale da poter prendere sulle spalle l'intelligenza e il doloroso distacco dalla vita, disincantato e appassionato allo stesso tempo, di Caccioppoli. C'è sempre un rapporto stretto e misterioso tra l'attore e il personaggio che deve interpretare.

Il Caccioppoli di Carlo Cecchi come il “giovane favoloso” interpretato da Elio Germano?

Ci sono molti punti in comune tra i due film. Mi verrebbe da dire che tutti i film che ho fatto sono leopardiani: in tutti si racconta di una vitalità che cerca qualcosa e trova la disillusione.

Prossimo lavoro?

Un film su Eduardo Scarpetta, il padre del teatro napoletano, ma anche dei fratelli De Filippo. Un personaggio fondamentale della nostra cultura a cavallo tra Ottocento e Novecento. A interpretarlo sarà Toni Servillo. Dopo molti anni torniamo a lavorare insieme.

Silvia Mattoni