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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 11 - 7 nov 2018
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->L'arte? “Una chiamata del Dna”

L'arte? “Una chiamata del Dna”

Ha appena finito le prove del secondo capitolo di 'Storie dal Decamerone', spettacolo teatrale di Michele Santeramo in cui si confronta col tema della guerra: una madre che scappa dalla Libia e si ritrova a scegliere quale dei suoi figli salvare dalla morte in mare. Un ruolo drammatico e commovente, che insieme a molte altre interpretazioni dello stesso spessore ha reso Anna Foglietta un'attrice apprezzatissima. Da Alda Merini ne 'La pazza della porta accanto' alla maestra di ruolo ma logorata dal senso di colpa per aver accettato una scomoda raccomandazione in 'La mafia uccide solo d'estate'. Dall'ispettore Argenti in 'Distretto di polizia' alla narcisista patologica di 'Un giorno all'improvviso'. Tre candidature al David di Donatello come miglior attrice e un progetto Onlus per difendere le sorti dei bambini siriani. 

Un animo creativo: da sempre?

Credo che l'attitudine artistica abbia radici genetiche. Una sorta di 'chiamata del Dna'. Marshall McLuhan diceva che l'emisfero destro appartiene agli artisti. Io sono mancina e già da piccolissima ero attratta dal racconto, dalla narrazione. Fare l'attrice è stata un'inevitabile conseguenza.

Ha interpretato donne molto diverse fra loro. C'è un ruolo in cui si è identificata particolarmente?

Per interpretare bene un ruolo devi sempre, in qualche modo, identificarti. In ogni film, anche in quelli apparentemente più scanzonati, c'è comunque una componente di te a cui devi rinunciare e paradossalmente una componente di te che conquisti. Anche interpretare le parti più 'mostruose', i personaggi scomodi è stato un viaggio dentro me stessa.

A teatro ha vestito i panni di Alda Merini. Cosa le lasciano, o tolgono, ruoli del genere?

Un'interpretazione come quella mi ha dato la possibilità, come mai mi era stata offerta prima, di scandagliare il mio animo. Sostenere per due anni uno spettacolo in cui al centro del testo era la capacità di affrontare le proprie follie e i propri mostri costringeva a muoversi continuamente nell'introspezione. Ero sempre dentro quel dolore, dentro quel magma di ineluttabilità. È stato faticoso anche fisicamente: ho fatto riabilitazione per riaprire le spalle e partecipato ad alcuni provini rendendomi conto che non riuscivo ad uscire da quel personaggio. Mi sono ripresa dopo diversi mesi.

Le piacerebbe interpretare una scienziata?

Gli uomini di scienza secondo me sono un po' come gli artisti, vivono in un mondo tutto loro. Hanno bisogno, per forza di cose, di alienarsi da quella che è la 'normalità', o di trascenderla. Margherita Hack è la scienziata che tra tutte mi intriga, è un personaggio iconografico; ma porterei volentieri in scena anche Marie Curie.

E con la scienza che rapporto ha? Segue le notizie scientifiche?

Il mio più grande nemico è il tempo. Bisognerebbe fare una ricerca scientifica sul perché scegliamo di non dedicare tempo ad alcune cose. Quando poi diventi madre, quello che hai a disposizione lo dedichi ai tuoi figli. Sono molto sensibile ai temi ambientali, ma più che scienza è senso civico, e credo che se ne dovrebbe parlare di più. Leonardo di Caprio, ad esempio, ha fatto della tutela dell'ambiente la sua 'mission'. E penso che la finalità ultima del nostro lavoro sia questa, prendere un tema fondamentale dell'esistenza e diventarne in qualche modo i portabandiera. Al di là dell'aspetto artistico che riempie il nostro ego ci deve essere un fine più ampio nel nostro mestiere.

A proposito, hanno scritto che chiude il rubinetto ai suoi figli per evitare gli sprechi. Quali altri accorgimenti mette in atto?

La raccolta differenziata nella mia casa è maniacale. Tolgo il pezzetto di plastica dagli involucri in carta per differenziarla. E in famiglia sono molto seguita: mio figlio al mare si mette la maschera e raccoglie quello che non deve stare in acqua, lo fa per gioco. 

Al Materadio ha portato in scena 'Storie dal Decamerone', riadattamento dell'opera di Boccaccio. Quale aspetto del Decamerone reputa più in linea con il mondo di oggi?

I grandi classici hanno dentro un messaggio universale che può essere costantemente attualizzato. Quello che dobbiamo fare è rivisitarlo, così come ha fatto Santeramo, che ha adattato alla contemporaneità diversi aspetti del Decamerone. Tre in particolare: la guerra, l'amore e il potere. Io interpreto la guerra, partendo da una storia realmente accaduta: una donna partita dalle coste della Libia che, a seguito del rovesciamento della barca, deve scegliere il figlio da portare in salvo. Una scelta tremenda. Come si può continuare a sopravvivere sapendo di aver dovuto preferire una vita al'altra? Il racconto, la storia, la condivisione vengono sempre in nostro aiuto. Oggi viviamo una solitudine che ci rende sempre più alieni dalle sofferenze degli altri, è come se non volessimo più partecipare al loro dolore.

'Every child is my child' è una Onlus che affronta l'emergenza minori in Siria. Come nasce questo progetto?

Come campagna di sensibilizzazione a tutela dei diritti dei minori. Ci siamo trasformati molto rapidamente in una Onlus, raggiungendo traguardi ambiziosi, e ancora riesco a stento a rendermene conto. Con il progetto 'Pane' panifichiamo per 200 mila famiglie di Atma, una città di confine turco-siriana, e abbiamo creato la 'Hope school', un centro di formazione professionale per bambine e per donne siriane a Idlib, insegnando loro i mestieri più semplici ma che gli garantiranno indipendenza e autonomia. Poi c'è la 'Plaster School', la scuola cerotto, che offre istruzione e supporto psicologico a circa 80 bambini a Reyhanli, altra città di confine con la Turchia, dando loro un pasto al giorno e fornendo cibo per le loro famiglie. Trenta di questi bambini hanno finito il percorso di formazione e hanno avuto accesso alle scuole turche, per me è una soddisfazione enorme.

Avete degli obiettivi in Italia?

Sì, vorremmo portare avanti un progetto che si chiama 'Parole da dire', con la finalità di restituire dignità ad alcuni termini emblematici dell'esistenza, per insegnare ai bambini come non rimanerne invischiati per paura. Per esempio, affrontiamo il tema della morte. Molta gente non riesce a vivere bene perché alcune parole chiave dell'esistenza non vengono analizzate. Affrontarle significa concedersi felicità. David Lynch nelle scuole ha introdotto la meditazione e ha ottenuto risultati incredibili abbattendo obesità e bullismo, a dimostrazione che iniziative del genere possono funzionare.

Progetti per il futuro?

Sicuramente continuare con i progetti di 'Every child is my child' e portare in scena lo spettacolo di Michele Santeramo. Sarò a teatro anche con un testo di Yasmina Reza dal titolo 'Bella figura', per la regia di Roberto Andò, e sono in uscita due film, 'Un giorno all'improvviso' e 'Palloncini'.

Grazia Battiato