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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 8 - 1 ago 2018
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Pino Strabioli: mi piacerebbe interpretare Galileo

Pino Strabioli: mi piacerebbe interpretare Galileo

Pino Strabioli, attore, regista e conduttore televisivo, nasce a Orvieto e qui si avvicina al teatro, frequentando gli spettacoli messi in scena al Teatro comunale 'Luigi Mancinelli'. La sua carriera teatrale comincia nel 1986 sotto la guida di Patrick Rossi Gastaldi, con il quale prende parte a spettacoli sul cabaret, e prosegue con la Compagnia stabile del Piccolo Eliseo di Roma. L'esordio televisivo è del '92, con 'T'amo tv' su Telemontecarlo; quindi approda in Rai con 'Unomattina'. Sempre diviso tra teatro e televisione, nel 2014 inizia su Rai3 un ciclo dedicato ai grandi protagonisti della scena, fra cui Dario Fo, Valentina Cortese, Franca Valeri e, nell'edizione 2016, ospita i figli che raccontano i padri famosi. Sono del 2015 le otto puntate dedicate ai vizi capitali con Paolo Poli. Nel 2017 Strabioli torna a teatro con 'Sister Act' e 'WikiPiera', intervista-spettacolo con Piera Degli Esposti. Quest'anno ha condotto su RaiTre 'Grazie dei fiori', quattro puntate dedicate al Festival di Sanremo e una prima serata dedicata a Patty Pravo. Attualmente cura la direzione artistica di Palazzo Santa Chiara a Roma e del Teatro comunale di Atri; dal 2017 è nel Cda dell'associazione TeMa del teatro Mancinelli di Orvieto, curandone la direzione artistica.

Come è nata la sua passione per il teatro e quali sono stati gli esordi?

Frequentavo il liceo di Orvieto e, come tanti ragazzi, andavo a teatro. È stata una folgorazione: lo vedevo come un mondo lontano, diverso dal quotidiano. Finito il liceo ho deciso di continuare con il mio sogno di diventare attore frequentando una scuola. Sono stato bocciato all'Accademia Silvio D'Amico, ma non mi sono arreso e ho iniziato a leggere con grande voracità libri dedicati al mondo teatrale. I primi spettacoli li ho tenuti nelle cantine romane.

Come conciliare le attività di attore, conduttore e regista teatrale?

Ho una vita piena, in cui faccio tante cose, troppe forse, ma sono curioso e non riesco a fermarmi. In televisione mi dedico a ciò che mi è sempre piaciuto, programmi divulgativi e d'intrattenimento, con un occhio attento alla memoria. A teatro metto in scena testi scritti da me o dedicati a poeti.     

E in quale delle tre attività è più a suo agio?  

Sicuramente in televisione, probabilmente perché non c'è un coinvolgimento emotivo diretto con l'interlocutore. In studio si arriva dopo ore di ricerca e preparazione per ottenere una trasmissione che scorra senza intoppi. In teatro ci si espone direttamente al pubblico, senza alcun filtro.

Qual è la sua cifra televisiva?

Mi interessano programmi leggeri, di divulgazione ed educazione, con attenzione però anche a chi ci ha preceduti lasciando segni importanti. Ho condotto un ciclo di otto puntate dedicato a grandi personaggi dello spettacolo, da Gassman a Ingrassia, raccontati dai loro figli e in studio con me c'era Franca Valeri, una delle più grandi donne dello spettacolo del '900. Mi piace poi far scoprire ai giovani cose nuove e farli riflettere, come ho cercato di fare con 'E lasciatemi divertire', il programma andato in onda su Rai3 sui sette vizi capitali, che ho condotto con Paolo Poli, innovatore e grande intellettuale. In tv ci deve insomma essere un mix perfetto di divulgazione e memoria, con un linguaggio comprensibile, vicino a chi ascolta.

Franca Valeri cosa le ha trasmesso?

Per me è una maestra di vita. Ha compiuto 98 anni il 31 luglio, è l'attrice regina della comicità italiana. Intelligente, moderna, milanese, ebrea, ha vissuto la guerra, le leggi razziali, un pezzo importante e drammatico della storia italiana. Con lei ho recitato nello spettacolo 'Parliamone', tratto dal suo libro 'Bugiarda non reticente', in cui si racconta in tutte le sfaccettature. La trovo una donna straordinaria.

Ha avuto anche la fortuna di conoscere Gabriella Ferri. Cosa le ha lasciato professionalmente?

Mia madre, di Roma, la ascoltava sempre, quindi fin da piccolo mi era familiare. Quando si è trasferita a Orvieto per il lavoro di mio padre in Polizia, la voce di Gabriella Ferri ci ha seguito. Per me era sinonimo di Roma, per la mamma era un'emozione ascoltarla. Ecco perché ho voluto conoscerla di persona. Ero giovanissimo, ma siamo diventati amici e mi ha diretto in uno spettacolo teatrale. Ora è arrivato il momento di ricordarla: l'ho fatto a luglio, a Tivoli, insieme alla cantante Sirya con uno spettacolo tutto dedicato a lei. Dopo la sua scomparsa ho chiesto al figlio di darmi i testi che aveva scritto nel corso degli anni: non era solo una cantante, ma una poetessa, una scultrice, una pittrice, insomma una donna con una vita interiore sfaccettata. Ho voluto quindi dedicarle il libro 'Sempre', che ora diventa uno spettacolo.

Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie e i social media?

Ho un computer, scrivo le mail, sono su Instangram, Facebook e Twitter ed è un mondo che mi incuriosisce con cui ho un rapporto tranquillo, senza esagerazioni. Tecnologia e social sono necessari oggi, ma dobbiamo imparare a governarli. La tecnologia rappresenta una realtà alla quale non possiamo sottrarci, può essere meravigliosa, ma ha totalmente cambiato il nostro rapporto con il tempo. Ed è un peccato, perché sta annullando l'attesa che invece è una componente bellissima dell'esistenza: stiamo perdendo la pazienza, anche se recuperiamo tante altre cose. In verità mi sento un uomo del '900 e ho scoperto di essere in buona compagnia, visto che Franca Valeri scrive ancora a penna

La tecnologia ha modificato anche lo spettacolo, in particolare il cinema e televisione. Quanto influisce nel suo lavoro?

La tecnologia ha modificato molti aspetti della tv, rendendo tutto più veloce. Negli anni '90 uscire con una troupe televisiva significava portarsi dietro tecnici, macchine, attrezzature, oggi basta molto meno per avere risultati anche migliori. Tempo fa dovevo intervistare Elena Sofia Ricci, era tutto pronto, ma il regista ha avuto un problema e non è arrivato: ho registrato tutto con il mio telefonino e l'intervista è andata regolarmente in onda su Rai3, senza che nessuno si accorgesse di nulla. In teatro la situazione è diversa, si utilizzano ancora fondali di carta. Ma anche sul palco la tecnologia è utile, ad esempio per registrare e conservare rappresentazioni che altrimenti andrebbero distrutte, come è avvenuto anche agli archivi Rai, una ricchezza incommensurabile, che però in passato ha visto la perdita di scene e spettacoli di prosa per mancanza di spazio. Oggi questo non sarebbe accaduto.

È interessato alla divulgazione scientifica?

Mi piacciono le trasmissioni di Piero e Alberto Angela, un vero fiore all'occhiello dell'azienda per cui lavoro. Per il resto preferisco leggere di scienza sui libri.

Ha mai pensato di mettere in scena uno spettacolo dedicato a una scoperta scientifica?

Non ci ho mai pensato, sono attratto più dai poeti, pur nutrendo una grande ammirazione per gli scienziati. Ho potuto conoscere Rita Levi Montalcini ed è stato emozionante. Pensare che c'è chi dedica l'intera vita a una ricerca mi entusiasma e accende la mia curiosità. Quindi perché no, mi ha fatto venire voglia, vedremo nel prossimo futuro. Mi ricordo di uno spettacolo di Giorgio Strehler dedicato a Galileo Galilei. Ecco forse mi piacerebbe interpretare lui.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Per la prossima stagione, ad esempio, si parte all'Off Theatre di Roma con un testo scritto da Mario Gelardi che mi vedrà in scena con Sabrina Klapiz, poi sono in televisione con Sanremo e con una prima serata dedicata a un personaggio della musica leggera. Poi tornerò ancora al teatro, per la precisione al Teatro 'La Cometa'di Roma con uno spettacolo su Sergio Tofano; poi ancora televisione e ancora teatro con uno spettacolo di Michael Frame, 'SpettAttori'.

Maria Adelaide Ranchino