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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 7 - 4 lug 2018
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Edoardo Vianello: sapore di spazio

Edoardo Vianello: sapore di spazio

Autore di canzoni che hanno fatto la storia della musica leggera italiana, Edoardo Vianello inizia a suonare la chitarra e a esibirsi nei locali della Capitale sin da giovanissimo mentre frequenta la scuola superiore. Il debutto è del 1956, durante uno spettacolo allestito dagli alunni della sua ex scuola, l'Istituto di ragioneria Leonardo da Vinci. Inizia poi a lavorare come attore e cantante nella compagnia teatrale di Lina Volonghi. La pubblicazione del primo 45 giri, 'Ma guardatela', è del 1959; il primo successo è del 1961, anno in cui il suo 'Il capello' diventa uno dei dischi più venduti dell'anno. Nell'estate del 1962 incide 'Pinne, fucile ed occhiali', il suo 45 giri più venduto, che contiene anche 'Guarda come dondolo' altro brano evergreen, entrambi inseriti da Dino Risi nel film 'Il sorpasso'. Da allora in poi, molte sue canzoni diventano veri e propri tormentoni. Negli anni '70 forma con la moglie Wilma Goich il duo musicale 'I Vianella', che riscuote grande successo. La sua carriera dura da oltre mezzo secolo, grazie anche al rilancio avuto con film come 'Sapore di mare' di Carlo Vanzina del 1983, in cui Vianello interpreta se stesso, o con la cosiddetta 'tv nostalgia' che ripropone trasmissioni, canzoni, film popolari negli anni passati. E non si arresta: anche questa estate, dopo aver festeggiato gli 80 anni con un concerto in Campidoglio, il 24 giugno, partirà in tournée per esibirsi con il consueto entusiasmo e con una voce perfetta.

Lei è figlio del poeta futurista Alberto Vianello, suo padre ha avuto qualche influenza sulla sua attività?

In verità, in famiglia mio padre non ha mai parlato della sua passione giovanile per la poesia e si è comunque dedicato ad altro, era un ingegnerie chimico. Ho scoperto solo quando è morto del suo passato futurista e del ruolo che ha avuto in questo movimento letterario. Forse però mi ha trasmesso qualcosa di 'futurista' attraverso il Dna: nelle mie canzoni ci sono espressioni che potrebbero risalire a questa matrice. Penso, per esempio, all'onomatopeico 'splash' che ho inserito in 'Pinne, fucile ed occhiali'.

Come si è avvicinato alla musica?

Di nascosto dai miei genitori: non essendo un bravo studente, venivo infatti tenuto lontano da tutte le attività che potevano costituire una distrazione. In casa c'era però una fisarmonica, che era stata regalata a mia sorella e che ho cominciato a suonare senza farmi vedere. Questo strumento mi ha reso immediatamente consapevole della mia grande passione per la musica, tanto che, sempre di nascosto, ho acquistato una chitarra e ho iniziato a scrivere i primi brani musicali in cantina.

Che cosa ha segnato il passaggio dall'attività di semplice musicista a quella anche di cantante e di autore?

Quando suonavo non eseguivo mai brani di altri, mi piaceva creare qualcosa di nuovo, anche introducendo suoni originali. I primi tempi inserivo nelle musiche dei rumori, per esempio riproducevo il suono del treno. Poi ho iniziato a scrivere anche i testi delle prime canzoni. La prima era rivolta a una ragazza, per me irraggiungibile, che volevo provare a conquistare: ho pensato che scriverle una canzone mi avrebbe aiutato a battere la concorrenza. In effetti, feci colpo e questo successo mi ha fatto comprendere come attraverso le canzoni riuscivo a trasmettere emozioni. Così ho continuato, anche se all'inizio pensavo che avrei fatto solo l'autore, che avrei scritto per altri artisti senza esibirmi; non ritenevo di avere una voce particolare e poi sono sempre stato piuttosto timido e il pubblico mi intimoriva. Mi sono accorto però che le mie canzoni funzionavano solo quando a eseguirle ero io, non se le interpretavano altri, perché riuscivo a dare personalità ai testi. Così ho lavorato anche sulla voce.

Tra le sue tante e importanti collaborazioni vanta quella con Ennio Morricone.

È stato un incontro importante, tra noi c'è stato un forte connubio. Ennio ha aggiunto valore ai miei pezzi. Ci siamo conosciuti quando non eravamo ancora noti, in occasione di uno spettacolo teatrale nel quale mi propose di interpretare una sua canzone, 'Ornella'. Poi, quando ho iniziato a lavorare per la casa discografica Rca, dove lui faceva l'arrangiatore, ho chiesto ai dirigenti di farci collaborare ed è stata un unione vincente: Ennio ha 'giocato' con i miei brani in modo magistrale, facendoli divenire dei piccoli capolavori, apprezzati ancora oggi, a più di 50 anni di distanza.

Con Franco Califano invece ha fondato la casa discografica Apollo Records.

Con Franco è nata immediatamente una grande amicizia, abbiamo fraternizzato subito, ci frequentavamo quotidianamente, anche fuori dal lavoro. Un giorno poi mi lesse timidamente una sua poesia molto malinconica, lontana dal mio stile e anche dal suo personaggio. Gli proposi allora di farne un testo per una canzone, spiegandogli come modificarlo: nacque così 'Da molto lontano', una canzone che negli anni '60 ebbe un buon successo. Con la Apollo Records abbiamo lanciato tanti artisti, tra cui i Ricchi e poveri a Sanremo, con 'La prima cosa bella'. Quando con la mia ex moglie Wilma Goich abbiamo creato il duo 'I Vianella', è stato proprio Franco a scrivere tutti i testi delle nostre canzoni.

Le sue canzoni sono caratterizzate da un tono spensierato che rispecchia l'atmosfera dell'Italia degli anni '60. Cosa vede invece nelle canzoni di oggi?

Vedo un impoverimento musicale: si punta all'effetto, alla frase, al look e si dimentica che le canzoni sono fatte principalmente di melodia. E questo approccio non aiuta gli artisti, perché non consente di imprimere il ricordo nel pubblico. È vero anche però che oggi, a differenza del passato, le case discografiche investono meno tempo ed energie sui cantanti: un artista deve funzionare subito, deve raggiungere il successo rapidamente, altrimenti viene abbandonato. Prima le case discografiche erano vere e proprie officine, laboratori, luoghi stimolanti in cui ci si incontrava con i colleghi, ci si confrontava. Ora si può comporre anche da soli in una stanza, con un computer.

Ora la musica si sente soprattutto sul telefonino o sul computer. Come vive queste trasformazioni?

Trovo eccezionale che la musica possa essere contenuta in spazi minimi. A me, che ho vissuto il vinile e il nastro, manca però quel rumore di sottofondo, quel fruscio al quale eravamo abituati e che era quasi parte del brano musicale. Oggi la resa dei pezzi è ottima, ma fredda. Non sembra quasi ci sia una persona dietro le canzoni, tutto pare artificiale. È incredibile anche la possibilità che la tecnologia offre di correggere le registrazioni, ma questo non fa più capire il valore reale di un artista. Tutto è perfetto, ma le persone sono caratterizzate dai difetti, non dalla perfezione.

Lei usa la tecnologia?

In maniera moderata. Non amo i social, utilizzo il cellulare prevalentemente per telefonare, raramente per inviare messaggi, preferisco parlare direttamente con le persone, sentire la loro voce. Non faccio neanche foto con il telefonino. Però uso il computer per calcoli matematici e statistiche: è una mia passione.

È interessato ai temi scientifici e segue programmi di divulgazione?

Lo sono. La ricerca mi incuriosisce, anche se la vivo da persona non esperta della materia. Viviamo in un mondo in cui la scienza ha grande importanza per far progredire e migliorare la condizione umana. Mi colpiscono i risultati più importanti, le conquiste più significative. Quando guardo la televisione se trovo programmi di argomento scientifico li vedo con piacere e con interesse. Tra i temi che mi affascinano ci sono gli studi sull'origine dell'Universo e anche quelli sullo spazio.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Continuare a cantare. Quest' estate, dopo aver tenuto un concerto a Roma, in Campidoglio, lo scorso 24 giugno, in occasione del mio 80esimo compleanno, inizierò la mia sessantaduesima tournée: le mie canzoni sono ancora apprezzate e la mia voce è ancora in buone condizioni.

R. B.