Faccia a faccia

Enrico Vaime: la tv è rimasta ferma

Enrico Vaime
di Rita Bugliosi

Autore di programmi radiofonici, televisivi, di spettacoli teatrali, scrittore di sceneggiature e di libri, conduttore di trasmissioni in tv e alla radio, Vaime confessa di non avere nessuna dimestichezza con la tecnologia. Al pc e alle altre “diavolerie” della rete dichiara di preferire la vecchia Olivetti Studio, mentre vede 'immobile' il mezzo televisivo

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Nato a Perugia nel 1936, Enrico Vaime si laurea in Giurisprudenza, nel 1960 entra in Rai con un concorso pubblico, ma quasi subito passa alla libera professione come autore radiotelevisivo, teatrale e cinematografico. Tanti i programmi tv di successo alla cui stesura ha collaborato: da 'Canzonissima' a 'Quelli della domenica', da 'Tante scuse' a 'Risatissima'. Dal 1977 fa coppia con Italo Terzoli con il quale lavora per la ditta Garinei e Giovannini, scrivendo musical e commedie tra le quali 'Felicibumta', 'Anche i bancari hanno un'anima', 'La vita comincia ogni mattina', 'Pardon Monsieur Molière' interpretate da Gino Bramieri. Per Enrico Montesano la coppia Terzoli e Vaime scrive spettacoli come 'Bravo', 'Beati voi' e 'Malgrado tutto beati voi'. Vaime è anche sceneggiatore per il cinema e per la tv, conduttore televisivo di programmi de La7 ('Anni luce', 'Omnibus') e della Rai ('Memorie del bianco e del nero', 'Di che talento sei?' 'S'è fatta notte'); ha scritto numerosi libri, alcuni a tema autobiografico ('Quando la rucola non c'era', 'Gente perbene. Quasi un'autobiografia'). Dal 1979 conduce il programma radiofonico 'Black out', in onda prima su Radio1 e, dal 1994, su Radio 2.

Lei però si è laureato in giurisprudenza. Perché ha scelto questa facoltà?

Perché mi sembrava più facile di altre, francamente. Ma non avevo nessuna vocazione per questa disciplina e nessuna intenzione di svolgere l'attività legale.

Quando nasce la sua passione per lo spettacolo?

Ho cominciato a occuparmi di piccole rappresentazioni già da bambino, prima in famiglia e poi a scuola, e ho sempre pensato che in qualche modo avrei lavorato in questo settore. Crescendo ci sono quasi caduto dentro: insomma, mi sono trovato a fare questo mestiere in maniera naturale.

Tra i diversi settori nei quali ha lavorato, quale ama di più e perché?

Mi trovo più a mio agio con il mezzo televisivo, dove peraltro ho iniziato. La televisione mi ha incuriosito subito, la consideravo una via di mezzo tra il cinema e il teatro e mi ci sono dedicato con passione. È stata il grimaldello che mi ha permesso poi di entrare anche negli altri ambiti dello spettacolo.

Ha cominciato a lavorare in televisione quando questo mezzo era quasi agli albori, in bianco e nero e con il monopolio della Rai. Cosa pensa della tv attuale?

Non vedo grandi passi in avanti né dal punto di vista tecnico né da quello dei contenuti, mi sembra che il genere televisivo sia immobile, fermo a qualche anno fa. La tv ha scelto la via più facile, quella del fuilleton, del racconto popolare, non 'altro'. Certo, ora c'è più scelta, ci sono più canali, ma trovo che la tecnica narrativa, non si sia evoluta. Salvo forse un'evoluzione naturale che ha portato questo mezzo ad avvicinarsi al cinema attraverso le fiction, delle quali si è molto ampliata l'offerta. l talk show invece a mio parere, hanno scarso spessore.

Passando alla radio, il suo programma 'Black out' va in onda ininterrottamente dal 1978: qual è il segreto di questa longevità?

Forse il non dare troppo fastidio? E, spero, anche l'affezione del pubblico per personaggi che hanno dato molto al mezzo radiofonico. C'è stato, credo, il riconoscimento di un lavoro fatto con passione: ma non diciamolo troppo, altrimenti ci chiudono la trasmissione. Sa, la discrezione aiuta. In realtà 'Blook out' è un programma abbastanza irriverente, se non altro dal punto della forma: è una radio liberata da certi vezzi che la rendevano vecchia.

Enrico Vaime

Nella sua carriera ha lavorato con tanti grandi dello spettacolo, da Mina a Ennio Flaiano, da Walter Chiari a Lelio Luttazzi. Qual è il personaggio che ricorda con maggiore affetto o simpatia?

Mi sono sempre trovato bene con le persone rispettose del lavoro altrui, per esempio Gino Bramieri era una persona straordinariamente educata ed era piacevole lavorare con lui: era disponibile e non aveva i modi arroganti che spesso caratterizzano i protagonisti di questo settore. Anche con Luttazzi ho avuto un buon rapporto, era molto intelligente. Con Terzoli poi abbiamo fatto coppia per molti anni e, come tutte le coppie, abbiamo avuto alti e bassi. Non è facile lavorare con gli altri, bisogna avere un buon carattere e grande disponibilità. Mi sono trovato bene anche con i comici, con i quali non è sempre facile trattare perché sono tutti convinti di essere grandi creativi e di avere una straordinaria inventiva. Nei rapporti tra artisti, come in genere tra le persone, l'educazione e il rispetto del prossimo aiutano molto.

Il suo stile è caratterizzato da ironia e umorismo: perché ha scelto queste chiavi di lettura della realtà?

Sono approcci che aiutano ad affrontare gli eventi della vita, sdrammatizzandoli. E nella vita sdrammatizzare qualsiasi accadimento, dal più banale al più complesso, aiuta ad andare avanti e a migliorare i rapporti interpersonali.

Lei ha scritto anche molti libri.

Scrivere per me è un fatto naturale, come parlare, muovermi; non l'ho mai vissuto come un lavoro, anzi è un'attività che mi procura piacere e anche soddisfazione. Sì, sono abbastanza soddisfatto dei miei libri.

Scrive al computer? Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie, con Internet?

Pessimo. Anzi, inesistente. Non sono andato oltre la macchina da scrivere, non ho nemmeno il computer, ritengo che non mi serva e comunque non ne avverto il bisogno: mi basta la mia Olivetti Studio. Con il pc e tutte quelle 'diavolerie' - e-mail, social network, chat - non mi sono mai trovato bene. Sono una sorta di antitesi della tecnologia. Non sono andato oltre la lettura e la scrittura vecchio stile.

Si interessa invece alla ricerca scientifica e segue programmi che affrontano questi temi?

Non sono un maniaco dei programmi scientifici, a dire il vero, ma ho molti amici che hanno il culto della 'scienza spiegata ai poveri'. Io non ne sento la necessità, almeno per ora. Mi piace comunque Piero Angela, perché spiega cose molto complicate senza la spocchia del cattedratico, è comunicativo.

C'è una scoperta che ritiene davvero importante?

Come tutti vorrei che la ricerca scientifica progredisse per debellare malattie terribili come il cancro, che ancora non sono state sconfitte. Ovviamente seguo con interesse l'avanzamento della ricerca medica, ma come dicevo non sono maniaco.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sto preparando un libro, una raccolta di racconti autobiografici. Una sorta di diario che spero di terminare entro la fine dell'anno. Per il resto, mi basterebbe non rovinare quanto ho fatto finora.

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