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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 9 - 6 set 2017
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Piera Degli Esposti: la scienza è un'avventura straordinaria

Piera Degli Esposti: la scienza è un'avventura straordinaria

Due David di Donatello, un Globo d'oro, un Nastro d'argento e il Celebration of Lives Award, Biografilm Festival, un riconoscimento internazionale alla carriera che le è stato consegnato nella sua città, Bologna. Piera Degli Esposti ripercorre la sua vita artistica, dai primi passi nel mondo della recitazione, con l'esordio in televisione nel 1966 ne 'Il conte di Montecristo' diretto da Edmo Fenoglio, fino alle ultime apparizioni in 'Favola', quest'anno, per la regia di Sebastiano Mauri. Il lungo percorso dell'attrice è accompagnato da amori importanti, dolori e amicizie profonde. Parlando della scienza la definisce “un'avventura straordinaria”. La fede, invece, è un bisogno superiore che l'ha sempre accompagnata.

Come nasce artisticamente Piera degli Esposti?

Da bambina, quando parlavo da sola, inventavo personaggi ai quali davo la voce. Quando ho trasferito sul palcoscenico il mio metodo interpretativo, all'avanguardia per i tempi, non sempre sono stata capita, soprattutto dal teatro che spesso mi ha rifiutata. Ma quando conobbi il pittore Giorgio De Chirico, che mi fece i complimenti per un personaggio che interpretavo, vestita e truccata da ragazzo (ride), compresi il vero valore della mia arte. Diciamo che ho passato metà della vita a ricevere rifiuti e l'altra metà a vincere premi.

Tra i riconoscimenti ottenuti, a quale è più legata?

Al David di Donatello per il film l''Ora di religione' di Marco Bellocchio. Ma il premio recente alla carriera al Biografilm Festival e i premi Ubu per la critica teatrale sono stati un risarcimento morale e professionale per tutti i 'no' che ho ricevuto.  

Ha ricoperto molti ruoli, ce n'è uno che ancora le manca e le piacerebbe interpretare?

Un commissario di Polizia, un ruolo che continuo a chiedere a gran voce, ma resto inascoltata. Terrei molto a impersonare una figura del genere che, tra l'altro, nel cinema italiano non è adeguatamente rappresentata. Una Jessica Fletcher o una miss Marple italiana. Insomma, una figura che indaga e risolve i casi con l'intuito, il ragionamento e con metodo, anche scientifico.

Nella sua carriera non ha mai interpretato una scienziata, di chi vorrebbe vestire i panni?

Ho avuto modo di conoscere Rita Levi Montalcini, di lei mi hanno colpito molto la personalità e il rapporto stretto, di vero amore con la sorella Paola. Ecco, vorrei far emergere l'aspetto umano della scienza, che va oltre un premio Nobel.

Che rapporto ha con la scienza? 

La ricerca scientifica è sicuramente più importante di quella in campo teatrale, ma anche in quest'ultima si può dire che c'è bisogno di sperimentazione. La scienza è un'avventura straordinaria che può condurre a piccoli inferni come a grandi paradisi e, spesso, è vista come un miraggio. Gli sforzi compiuti in questo settore a volte sembrano vani, ma si deve continuare a cercare per sperare in un lieto fine, in un risultato.

Ha dichiarato: “La salute del corpo è importante, ma quella dello spirito di più”. Come vive la sua fede?

L'energia che scaturisce dallo spirito può far volare, mentre il corpo ha una pesantezza terrena. Quando pratico la meditazione, raggiungo uno stato di felicità. La fede è per me necessaria. Credo però che scienza e fede siano unite dalla ricerca di un fine superiore, che si raggiunge praticando percorsi diversi. Nessuna delle due toglie forza o sminuisce l'altra.

Com'è nata l'amicizia con Dacia Maraini e la collaborazione che ha portato al libro 'Storie di Piera'?

Il nostro legame è frutto di un'affinità che dura per sempre: siamo legate da un'amicizia profonda, sebbene abbiamo personalità diverse. Torno ogni anno nella casa di Dacia (con Degli Esposti nella foto in basso), a Pescasseroli, per ritrovare il sentimento che ci ha portate a scrivere a quattro mani la mia biografia.

Siete entrambe legate all'Abruzzo, lei per lavoro la Maraini per origini: come ha vissuto il terremoto del 2009 e quello più recente del 2016?

Con grande tristezza. Ha devastato la fisionomia di alcune città d'arte che non rivedremo più. Ma gli abruzzesi, come le popolazioni delle regioni dell'Italia centrale sono forti, coraggiosi e sapranno ricostruire dalle macerie una nuova comunità.

Che progetti ha per il futuro?

Non le posso dire molto adesso, ma ci saranno a breve nuovi ruoli, probabilmente quello di un'avvocatessa.

Elio Nello Meucci