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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 5 - 3 mag 2017
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Sandro Campagna, un ct da podio

Sandro Campagna, un ct da podio

Con la nazionale italiana di pallanuoto ha giocato 409 partite ed è stato protagonista delle tante vittorie del mitico Settebello allenato da Ratko Rudic, dal 1992 al 1995: Olimpiadi di Barcellona, Coppa Fina di Atene, Campionati europei di Sheffield e Vienna e Mondiali di Roma. Ha allenato la nazionale azzurra juniores e quella greca, conquistando sempre il podio. Dal 2008 è alla guida del Settebello con il quale ha vinto, tra l'altro l'oro ai mondiali di Shanghai 2011, l'argento alle Olimpiadi di Londra 2012, il bronzo a quelle di Rio 2016 e agli europei di Budapest 2014. Come giocatore è stato insignito della medaglia d'oro al valore atletico e del collare d'oro; palma d'oro al merito tecnico come allenatore nel 2012 e Commendatore della Repubblica per meriti sportivi nel 2016. Ha vinto il premio Winning Attitude Award 2016, l'Oscar della mentalità vincente, assegnato ai campioni dello sport italiano. Lo abbiamo incontrato al Centro federale di Ostia (Roma), in occasione dei preparativi per i prossimi impegni della nazionale.

Come ci si sente a guidare una squadra 'costretta' sempre a vincere?

La pressione è tanta, ma sono orgoglioso di occupare questa prestigiosa panchina. Sono molto motivato, perpetuare la tradizione del Settebello è una bella sfida. Provo un forte senso di responsabilità che mi porta sempre a dare il meglio.

Da giocatore e campione del Settebello, cosa porta oggi a bordo vasca come ct?

La mia esperienza di atleta e di allenatore, per cercare di ricreare nella squadra un modello vincente, come è nel Dna della nostra nazionale.

Ai mondiali di Budapest 2017 l'Italia esordirà il 17 luglio con la Francia. In squadra ci sono molti under 23 e solo quattro reduci da Rio. Sta aprendo un nuovo ciclo?

Sto cercando di allargare la rosa per arrivare a Tokyo 2020 al meglio. È una fase di passaggio: gli esordienti devono amalgamarsi con i senior, fare squadra, per creare quella giusta alchimia indispensabile per vincere. 

È risaputo che lei cura molto anche l'aspetto psicologico della squadra. Come prepara i ragazzi ad affrontare competizioni importanti, soprattutto gli esordienti? 

La testa fa la differenza. Due aspetti fondamentali su cui lavoro sono: l'attenzione e la concentrazione. Li curo molto in allenamento e devo dire che i ragazzi mi seguono volentieri, perché sanno che tutto viene fatto in vista della loro performance e per ottenere il meglio dal collettivo. La pallanuoto è uno sport situazionale e i giocatori devono essere capaci di cambiare pensiero rapidamente. Prima e dopo le partite faccio vedere loro i video degli incontri, per mostrare gli errori fatti. Per migliorare il loro aspetto mentale assegno anche i 'compiti a casa': finito l'allenamento ognuno lavora per perfezionarsi, per non lasciare nulla al caso, come faccio io.

In Italia i ragazzini giocano per lo più a calcio, spinti spesso dai genitori che sognano di vederli ricchi e famosi. Cosa si sente di dire a chi invece inizia a giocare a pallanuoto?

La pallanuoto non è certo uno sport di massa. Negli ultimi tempi, però, sono aumentate le iscrizioni dei più giovani, che trovano nella nostra disciplina attività motoria e divertimento, due elementi importanti per crescere bene. Il problema, però, è trovare una piscina dove potersi allenare con istruttori preparati.

Tokyo 2020. Sarà la sua decima Olimpiade. Sono sempre le stesse sensazioni?

Sì, sono sensazioni uniche e forti. Ho tanta voglia di podio. Sto lavorando per arrivarci al meglio, per condividere con i ragazzi questa forte emozione.

E qual è stato il momento più emozionante della sua carriera?

I momenti importanti sono stati tanti, ma su tutti metto la vittoria dell'oro alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Devo dire però che anche risalire sul podio a Shanghai 2011 mi ha riempito di contentezza e di soddisfazione, per il gran lavoro svolto.

Per rilassarsi, cosa fa nel tempo libero?

Recupero le energie giocando a paddle. Vivo a Roma e appena posso mi piace camminare per la città e andare in giro per mostre.

Se non avesse praticato la pallanuoto da professionista cosa avrebbe voluto fare nella vita?

Avrei voluto fare il medico. Sono diplomato Isef e ho studiato sempre con molto interesse materie come fisiologia e anatomia.

Da appassionato di medicina, quale scoperta scientifica vorrebbe fosse realizzata?

Anche se sono stati fatti tanti progressi, mi piacerebbe fosse definitivamente sconfitto il tumore.

E invece qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie: le utilizza anche nel suo lavoro di allenatore?

Si. Io e il mio staff utilizziamo software particolari per preparare gli atleti, tra cui quello per le analisi natatorie e l'elaborazione dati delle prestazioni atletiche. Inoltre, raccogliamo anche suggerimenti e novità che ci propongono gli atleti, che in genere sono grandi utenti delle innovazioni tecnologiche.

A proposito di innovazione: tre aggettivi per definire il suo futuro.

Bello, perché sento di avere dentro di me una forte spiritualità che mi spinge ad andare avanti; affascinante, perché sono innamorato della vita; creativo, perché per superare i momenti difficili serve sempre anche un pizzico di follia.

Marina Landolfi