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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 7 - 7 apr 2021
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->La nuova geografia dei saperi

La nuova geografia dei saperi

Nel cambio d'epoca che stiamo attraversando è in corso una profonda ridefinizione dei concetti alla base della convivenza umana e del suo futuro. La necessità di adeguare lo sguardo a un modo nuovo di interpretare la realtà sta profondamente mutando l'organizzazione dei saperi e delle discipline, comprese quelle “tradizionali”, tra cui la geografia. Una materia dedicata alla descrizione e alla “lettura” del mondo in cui viviamo, chiamata ad aiutarci a interpretare molti mutamenti di prospettiva. Franco Salvatori è uno dei geografi italiani più autorevoli. La sua carriera si è svolta tra gli atenei di Roma La Sapienza, Chieti, Sassari e – dal 1993 – presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove è stato anche preside della facoltà di Lettere e filosofia. Tra i numerosi incarichi istituzionali ricoperti, la presidenza della Società geografica italiana dal 1997 al 2013. I suoi interessi scientifici si sono focalizzati principalmente sull'evoluzione degli assetti urbano-regionali nello spazio mediterraneo, la valorizzazione dei beni ambientali e culturali in rapporto allo sviluppo territoriale e la salvaguardia del patrimonio materiale e immateriale.

La geografia in che posizione si colloca nella tradizionale (e in parte superata) distinzione e dialettica tra le cosiddette scienze dure e scienze umane?

Nella stagione della cosiddetta geografia classica, durante la prima metà del XX secolo, sulla scorta della scuola francese ispirata alla lezione de Les Annales, la geografia si riteneva proprio una disciplina di sintesi tra scienze umane e naturali. Una collocazione difficile da mantenere anche se suggestiva, perché la collocazione “anfibia” non giovava alla sua crescita nell'ambito del lavoro scientifico e dell'università. Per cui, dapprima lentamente e più decisamente dopo il '68, la specializzazione ha prevalso e si è sancita la separazione tra la geografia fisica (scienza della terra) e quella umana (scienza umana e sociale).

Questa materia è definita “Scienza dei luoghi” e i luoghi sono anche l'esito dell'azione umana nel corso della storia. In un mondo in continua e rapida evoluzione quali sono le tipologie di luoghi che hanno subito le maggiori trasformazioni?

In realtà solo adesso, dopo un lungo periodo di oblio, è in corso una riconsiderazione dei luoghi, perché la globalizzazione rischia il loro annullamento, almeno nel senso in cui eravamo abituati a considerarli. Di fatto, i luoghi si trasformano come sempre è stato, ne muoiono e nascono continuamente di nuovi, essendo il frutto del mutamento ambientale, sociale, culturale, economico. Oggi però i luoghi sono soprattutto le città, come non mai prima. Ciò che non è “città” rischia di scomparire come un residuo, a meno di una nuova fase storica che a oggi è tutta da scrivere. In questo scenario definiamo un modo nuovo di essere, con una vitalità prorompente, di quelli che sono stati definiti "non luoghi", in quanto non identitari e uguali in tutto il mondo - aeroporti, centri vacanza, centri commerciali, etc. - che sono il prodotto della popolazione nello spazio geografico globalizzato; sono stati poi definiti "iperluoghi" quelli che hanno una loro identità locale e che sono capaci di essere tali a tutte le altre scale, compresa la globale.

Nell'epoca della globalizzazione, come comprendere alcuni concetti tipici delle scienze sociali e del dibattito civile: confine, centro, periferia?

Sono i concetti fondamentali della geografia odierna, assieme a luogo, paesaggio, territorio, ambiente, città, spazio.

La memoria ci ricorda che siamo parte di una comunità, ognuno con la propria specificità. La geografia può aiutare a scrivere la storia dell'umanità?

Sì, anzitutto costruendo, sulla base delle più recenti acquisizioni delle scienze biologiche, una conoscenza adeguata della storia delle migrazioni e della conseguente molteplice modalità dell'antropizzazione del pianeta, assieme alle costanti che testimoniano di un'unica umanità. Quindi, in una prospettiva di geografia culturale, a capire come i molti processi di umanizzazione del pianeta abbiano, hanno e avranno un ruolo nel determinare la ricchezza della geografia, della storia e della relativa memoria.

La rivoluzione digitale quale impatto ha avuto sulla sua disciplina?

Inizialmente è stata adombrata la tesi che il presunto azzeramento della distanza, determinato o almeno consentito dalla digitalizzazione, facesse temere la "morte della geografia". Ma, come è avvenuto per la presunta "morte della storia", ben presto ci si è resi conto che si apriva in realtà una stagione nuova estremamente entusiasmante per la ricerca e il sapere geografici. La trasformazione in atto dello spazio geografico in spazio digitale apre un orizzonte di riflessione di straordinaria portata e la geografia è impegnata a esplorarlo e a comprenderne i principi organizzativi. La metafora che nello spazio digitale si naviga come al tempo delle grandi scoperte geografiche che hanno avviato la modernità è eloquente.

Lei è stato docente universitario e presidente della Società geografica italiana. In Italia si contano numerosi sodalizi come Società geografica, Associazione geografi storici, Associazione insegnanti di geografia…. Quali sono le distinzioni e le linee evolutive della materia?

La ricchezza di sodalizi geografici è il retaggio di un credito scientifico scemato dopo la seconda guerra mondiale ma anche dell'ampiezza del nostro orizzonte disciplinare, che ne rappresenta la forza e insieme la debolezza. Nell'esperienza italiana, ai sodalizi storici la cui genesi è legata alla vicenda esplorativo-coloniale, si sono aggiunte associazioni che curano lo specifico impegno disciplinare nelle scuole, nell'università, nella professione. Tutti, peraltro, condividono un comune solco scientifico, articolato nelle prospettive distinte ma convergenti della geografia umanistica (scienze umane) e di quella economico-politica e geopolitica (scienze sociali).

Quale insegnamento possono fornirci i saperi connessi alla geografia per affrontare la drammatica situazione pandemica che stiamo vivendo?

Orientamenti intorno al rapporto sanità-territorio in prospettiva immediatamente operativa. Orientamenti intorno alle dinamiche uomo-natura in prospettiva di ampio respiro, nell'ambito della riflessione in atto sull'Antropocene.

Maurizio Gentilini