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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 18 - 7 ott 2020
ISSN 2037-4801

Editoriale

La gente siamo noi

Obbligo di indossare sempre le mascherine all'aperto e proroga dello stato di emergenza sono due misure sicuramente fastidiose per ragioni pratiche e anomale dal punto di vista giuridico, ma rese inevitabili dalla mancanza di terapie e vaccini efficaci contro il Covid-19, a cui speriamo di giungere presto (non prima di diversi mesi, comunque), e dalla nostra indisciplina, che ha inciso nell'andamento della pandemia in misura significativa. Ed è a quest'atteggiamento che dovremmo fare attenzione, invece di ripetere come un mantra esorcistico lamentele, proteste, complottismi, “benaltrismi” e quella diffusa, inconsistente espressione assolutoria che è “la gente”. La gente siamo noi, per parafrasare una famosa canzone.

In queste ultime settimane sono accaduti fatti su cui è bene riflettere. Venezia ha finalmente testato il sistema di dighe che dovrebbe proteggerla dall'acqua alta, anche se resta l'incognita del funzionamento con condizioni più ostili e se ci sono voluti decenni per arrivare a questo collaudo. Con l'autunno sono tornati gli “eventi estremi”, ormai purtroppo ciclici, sotto forma di alluvioni che hanno provocato vittime e danni. In entrambi i casi, di nuovo, è inutile e fuorviante prendercela con la “natura”, che assuma forma di virus o di meteorologico, quando invece dovremmo fare i conti con la nostra lentezza e inadeguatezza nell'affrontare la realtà. Il dato più sconcertante è che tutti questi eventi, dai contagi alle cosiddette “calamità naturali”, ma anche i movimenti migratori, hanno assunto una regolarità strutturale e quindi una relativa prevedibilità che dovrebbe renderci consapevoli della necessità di affrontarli globalmente e non come “emergenze”.

Un fattore comune a questi processi è il rapporto dell'essere umano con il territorio e con l'ambiente. La maggior prossimità con e le specie selvatiche, dovuta alla dilagante antropizzazione e urbanizzazione, ha agevolato il salto di specie del “coronavirus” che ha acceso il contagio. Edificazione e impermeabilizzazione dei suoli amplificano drammaticamente l'effetto del meteo. I cambiamenti climatici, in particolare la desertificazione, accentuano le migrazioni. Per questo abbiamo dedicato il Focus monografico e questo Almanacco della scienza all'agricoltura. Il nostro webzine tenta da sempre di restare aderente alla realtà e, in questo momento, un argomento così apparentemente avulso dalla cronaca è in realtà il paradigma di un modello che dovremmo applicare con urgenza.

Lo scrittore e agronomo Antonio Pascale, nel Faccia a faccia, usa l'espressione di “ecologia razionale”. Sull'ambiente, come su tutto il resto, anziché dividerci in fazioni contrapposte occorrerebbe trovare un punto di accordo ragionevole, e i cosiddetti “ecosistemi misti” lo sono. Un'agricoltura sostenibile ma che tenga conto a livello planetario dell'esigenza di sfamare una popolazione in aumento esponenziale. La pulizia e la cura dei corsi d'acqua, delle risorse idriche, del patrimonio marino. Una decisa integrazione degli spazi verdi in ambito urbano e la cura di quelli esistenti (un nostro ricercatore, intervistato nei Video di questo numero, spiega quanto siano insidiose le patologie arboree, poiché l'apparente rigogliosità della fronda non esclude che siano state compromesse le radici e quindi la stabilità della pianta). Il passaggio dalla cultura della cementificazione a quella della manutenzione, poiché come sappiamo tragicamente bene la durabilità delle infrastrutture e delle costruzioni ne pone moltissime in condizioni di rischio.

Vogliamo un futuro migliore, per noi e per i nostri figli? Sacrifichiamoci e impegniamoci di più. Senza dare la colpa al fato, ai complotti, alla natura. O alla “gente”.

(Foto di Fabio Luino. Cnr-Irpi, relative alla recente piena del Tanaro)

Marco Ferrazzoli