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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 9 set 2020
ISSN 2037-4801

Editoriale

La buona scuola è una scuola nuova

“I periodi di forzata permanenza a casa sono stati per tanti studenti ragione di accelerazione dell'utilizzo degli strumenti digitali”, ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della recente Giornata internazionale dell'alfabetizzazione, ricordando però che: “La pandemia ha allargato in molti contesti il divario sociale e digitale, rimarcando le difficoltà dei più vulnerabili. Il tema del divario non riguarda soltanto la scuola, né soltanto i giovani”.

I due aspetti toccati da Mattarella sono le facce di una medaglia che la pandemia ha reso ancora più evidente ma che le preesiste di molto: più dei gap di reddito e ricchezza, sono quelli di conoscenza e competenza a incidere nel diverso sviluppo delle società, delle nazioni, delle aree del Pianeta, rischiando di ampliare quelli, gravi, già esistenti. Non si tratta di un discorso buonista ma di una considerazione di banale buonsenso: la barca su cui navighiamo è la stessa per tutti ed equilibrare il peso perché non si rovesci è interesse comune.

La situazione è stata complicata, tra gli altri, dal celere processo di digitalizzazione e innovazione tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi decenni, stabilendo ulteriori differenze di carattere culturale, anagrafico e sociale. Oggi nel mondo ci sono quasi 800 milioni di adulti che non hanno competenze di base, a rischio di emarginazione relazionale, culturale ed economica. “L'alfabetizzazione è un motore di giustizia e di sviluppo”, conclude quindi il capo dello Stato. Ed è un motore sempre in marcia, poiché l'aggiornamento di conoscenze e competenze è un processo ormai permanente.

In tal senso il Covid–19 è una forzata, complicatissima, dolorosa ma straordinaria opportunità. Senza le eccezionali condizioni di crisi che stiamo attraversando, la ricerca di modelli formativi, di insegnamento e apprendimento capaci di ibridare didattica tradizionale e digitale non sarebbe stata così celere e definitiva. Non a caso la Giornata internazionale istituita dall'Unesco su questi temi, quest'anno, è stata inevitabilmente incentrata sul contesto e sull'impatto della pandemia globale sui sistemi educativi e sulle relative dinamiche socio-economiche, su come affrontare al meglio la fase che stiamo vivendo.

Gli strumenti di monitoraggio e contenimento degli aspetti epidemiologici del ritorno a scuola e università – mascherine, distanziamento, igiene - sono tutto sommato chiari e, ci auguriamo, di utilizzo temporaneo e sufficiente a fugare focolai che comportino la malaugurata chiusura di sedi, classi e istituti. Peraltro la corsa al vaccino e agli altri strumenti di lotta sanitaria al virus consentono, pur tra inevitabili confronti e incertezze, di sperare in soluzioni che ci portino in un futuro non troppo remoto a voltare pagina. Ma la parallela implementazione delle innovazioni tecnologiche, didattiche e di programma che è partita dopo la forzata permanenza a casa dei mesi scorsi non si arresterà e la grande, epocale sfida alla quale tutti siamo chiamati come studenti, docenti, famiglie, ricercatori, politici, cittadini è far sì che la digitalizzazione non si fermi agli aspetti strumentali e costituisca il paradigma di un modello comunitario più equo, inclusivo, sostenibile e foriero di sviluppo.

Per questo abbiamo dedicato il Focus monografico e molti articoli delle altre sezioni di questo Almanacco della Scienza alla riapertura delle scuole, al benessere psicofisico degli studenti e al rapporto tra didattica tradizionale e digitale. Perché la buona scuola non può più non essere anche una scuola nuova.

Marco Ferrazzoli