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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 14 lug 2010
ISSN 2037-4801

Editoriale

Dal mare all'Antartide, la ricerca è il futuro. Dell'Italia e dell'umanità

A costo di rischiare la banalità, abbiamo dedicato i due numeri estivi dell'Almanacco della scienza al mare e, quello del prossimo agosto, alla montagna. Le due mete tipiche delle vacanze ma anche lo spunto per qualche riflessione sulle attività del Consiglio nazionale delle ricerche.

In quest'uscita, parliamo tra gli altri degli studi dell'Ismar svolti a bordo della nave Urania, che sembrano indicare un aumento di temperatura e di salinità degli strati profondi del Mediterraneo, e per salvaguardare le tartarughe marine, grazie a un nuovo dispositivo applicabile alle reti da pesca. Montagna e mare, del resto, sono due testimoni fondamentali dello stato di salute del nostro ambiente e del suo rapporto con l'uomo, come dimostra il drammatico sversamento di petrolio della famigerata 'marea nera', rispetto alla quale si pone tra le soluzioni di potenziale interesse anche Polysolver, un prodotto assorbente per raccogliere olii e idrocarburi in acqua, realizzato con la collaborazione dell'Igag.

Ma anche le acque più vicine a noi soffrono di vari problemi. Ad esempio, nella laguna di Venezia, quelli delle teredini, molluschi che si cibano di legno rappresentando un pericolo per ormeggi e pontili, e dei 'microtsunami' prodotti dalle navi da carico e da crociera che affollano il delicato ecosistema lagunare, provocando spostamento di sedimenti e rilascio di sostanze contaminanti. Due temi all'attenzione dei nostri ricercatori veneziani, mentre per prevenire l'impatto di onde anomale o fenomeni estremi è allo studio il monitoraggio mediante radar nautici in banda X.

All'Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione di Genova, invece, è stato realizzato Rov: un robot subacqueo guidato in remoto, in grado di mappare i fondali con dispositivi ottici e acustici.

Ma in questi giorni si è parlato molto di un altro, fondamentale, ecosistema: quello antartico. Si è infatti svolta al Quirinale la celebrazione dei 25 anni del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra). Il ministro per l'Università e la ricerca, Mariastella Gelmini, ha annunciato l'approvazione per la prossima spedizione italiana di un finanziamento di 18 milioni, sei in più rispetto a quello del 2009 e 10 in più rispetto al 2008.

Il ministro ha anche stabilito un nuovo assetto organizzativo, affidando all'Enea le attività tecnico-legislative e investendo il Cnr della responsabilità scientifica del Programma, in considerazione dei "risultati di ottimo livello nell'ambito tecnologico" ottenuti dalle ricerche italiane "in relazioni strategiche con Paesi extra- europei". Un importante segnale di interesse che incoraggia il mondo della ricerca, impegnato in quest'area con importanti obiettivi quali la conclusione dei progetti in corso e la manutenzione delle due basi del Pnra - la 'Mario Zucchelli' sulla costa a Baia Terra Nova e la italo-francese 'Concordia' sul plateau - e delle infrastrutture di supporto attive in Italia.

Padrone di casa della cerimonia, tenutasi alla presenza di autorità scientifiche e istituzionali, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel suo saluto ha detto: "Nell'universo della politica e delle attività di governo, istituzionali e parlamentari dobbiamo liberarci da ogni meschinità e ristrettezza di vedute quando parliamo delle spese per la ricerca scientifica".

Quando si deve finanziare la ricerca "tutte le domande sono legittime anche le più rozze. Se quella ricerca è davvero utile, a che cosa serve, se possiamo consentirci quella spesa e così via", ha proseguito il capo dello Stato. Ma oltre che "severità e sobrietà" servono "lungimiranza" e "il senso di futuro indispensabile per guidare il Paese", al fine di "risparmiarci vere e proprie emergenze anche in termini di sorti della civiltà umana".

Anche quando agli occhi dei profani un'attività può sembrare "astratta", ha concluso Napolitano, è in gioco - come dimostra il caso dell'Antartide - "non solo la ricerca italiana ma anche il ruolo dell'Italia come attore importante della politica internazionale". Da questo punto di vista il Consiglio nazionale delle ricerche resta un riferimento ineludibile. L'Ente è impegnato anche nell'Artico dove, dopo tre anni di attività ridotte dall'insufficienza di fondi, la nostra ricerca scientifica è tornata protagonista grazie alla costruzione della Amundsen-Nobile Climate change tower e alla realizzazione del CCT, un progetto operativo presso le isole Svalbard sui cambiamenti climatici e i processi di inquinamento nella regione.

Marco Ferrazzoli