Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 2 - 8 feb 2017
ISSN 2037-4801

Editoriale

Giocare, leggere, imparare

Gli studiosi concordano nel ritenere il gioco un'esperienza utile a qualunque età, poiché risponde a un'esigenza biologica innata nell'uomo e rappresenta un'attività formativa per conservare, rafforzare e affinare alcune potenzialità psico-fisiche. Per questo, nel Focus monografico di questo numero dell'Almanacco della Scienza, abbiamo voluto esaminare alcuni giochi di ieri e di oggi con l'aiuto di ricercatori e colleghi del Cnr: a partire dalle carte e dalle bambole, passando per il cubo di Rubik e per Tetris, arrivando ovviamente fino al digitale, alla realtà virtuale, ai video games. Le attività ludiche continuano a spopolare tra bambini e giovanissimi, in vecchie e nuove forme, nel bene (lo scorso anno si è registrato un aumento del 5% nelle vendite del settore) e nel male (i dati sul gambling compulsivo dello studio Espad®Italia sono preoccupanti, soprattutto a livello giovanile).

Lo studio, l'apprendimento, la formazione, invece, come se la passano? Malissimo, verrebbe da dire, considerando quanto 600 docenti universitari di diverse discipline hanno scritto in una lettera aperta di cui si è parlato nei giorni scorsi: gli studenti e persino i laureati scrivono mediamente male, ignorano la lingua italiana, commettono errori anche grossolani che denunciano gravi deficit di conoscenze, persino in ortografia. Se così stanno le cose – e purtroppo chiunque abbia esperienze di docenza può confermare, almeno in parte – la situazione è gravissima: le parole sono importanti, per citare la celeberrima battuta di Nanni Moretti, poiché accompagnano, in quanto significanti, le evoluzioni dei significati che diamo alle cose, quindi anche i cambiamenti di valori della società. Chi parla male, in qualche misura, rischia di pensare e agire male.

I 600 docenti chiedono che i giovani sappiano "scrivere e parlare in italiano, possedere un buon bagaglio lessicale, conoscere grammatica e sintassi" e che a questo problema si pongano attenzione e rimedio sin dalle classi elementari e medie inferiori. Di nuovo, non si può che essere d'accordo. Ma evitando di prendersela in modo eccessivo, stereotipato e apocalittico – come spesso accade – con le forme di comunicazione preferite dai ragazzi quali social, web 2.0, video, messaggini e relative abbreviazioni, per quanto vero sia che su questi media circolano molte banalità e molte bufale. I new media e le tecnologie innovative non sono alternative alla lettura, ai libri o ai giornali, ma complementari, anzi possono essere propedeutici.

La guerra tra cartaceo e digitale è perdente per tutti. Le statistiche dicono che in Italia la lettura, purtroppo, è una pratica poco diffusa tanto tra i giovani quanto, ancor più, tra gli adulti, e che il problema non risparmia nemmeno le élite. Lo sforzo che dovremmo fare tutti è 'gerarchizzare le fonti', imparare a distinguere tra produttori di fake news e quanto hanno davvero autorevolezza, capire che dobbiamo rispettare sì tutte le opinioni, ma anche i dati di fatto e di realtà. Serve insomma disponibilità reciproca tra generazioni e classi culturali diverse, e devono essere soprattutto gli adulti e coloro che possiedono competenze e potere ad avvicinarsi ai giovani e a quanti non hanno avuto possibilità o voglia di studiare.

Di recente, Riccardo Iacona ha dedicato un'interessante puntata di 'Presa diretta', su Rai Tre, al tema della “popolarità”, a quanto i giovanissimi siano talvolta disposti a fare per ottenerla, a come la tributino in misura plebiscitaria a loro coetanei per noi assolutamente incomprensibili, i cosiddetti influencer e youtuber, sui quali ormai si fonda un'industria della comunicazione. Possiamo restare basiti e perplessi quanto vogliamo, ma dobbiamo capire che analoga, speculare incomprensione i ragazzini provano per il mainstream delle generazioni più agée, per la televisione (il cui pubblico non a caso invecchia progressivamente), per la carta stampata, per i dibattiti politici e di cronaca infiniti che occupano entrambi questi media… Comprenderci, avvicinarci, trovare mezzi e modi di comunicazione trasversale è dovere di tutti. E soprattutto è interesse di tutti.

M. F.