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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 11 - 16 nov 2016
ISSN 2037-4801

Editoriale

Certezze impossibili e bufale di successo

Il corso di formazione che abbiamo organizzato come Ufficio stampa Cnr sull''informazione scientifica' è stato un'interessante occasione di confronto: più di 100 iscritti tra giornalisti, addetti stampa, ricercatori e comunicatori hanno focalizzato gli aspetti principali di un'attività sempre più rilevante, non solo per gli addetti ai lavori. Da una migliore divulgazione, tramite i mass media, dei contenuti prodotti dalle fonti scientifiche, derivano infatti alcuni evidenti vantaggi in termini di maggiore alfabetizzazione, consapevolezza e coscienza dei cittadini, delle imprese, dei politici e di tutti gli altri soggetti coinvolti, per esempio la magistratura.

Riassumendo sommariamente quanto emerso dall'impegnativo dibattito, che con i partecipanti ha coinvolto i relatori per un'intera giornata, si evidenzia la necessità di una preparazione e sensibilizzazione verso la ricerca più specifica degli operatori dei media, quindi in primis dei giornalisti ma in generale di tutti coloro che contribuiscono alla diffusione delle notizie, per esempio sui social network. A questa, deve far riscontro un parallelo processo di avvicinamento degli scienziati a modi, forme e tempi della comunicazione. Un avvicinamento auspicabile ma non banale, ulteriormente ostacolato da alcune derive socio-culturali che il web 2.0 ha accelerato esponenzialmente: l'orizzontalità delle conversazioni, l'equivalenza delle opinioni, la pretesa di un riscontro sempre immediato ed esaustivo, il rifiuto dell'imperfezione umana. Derive eclatanti in ambiente social ma da cui l'informazione propriamente detta non è esente, solo che si pensi ai tempi ristretti di realizzazione di un servizio di tg e alla facilità con cui i temi scientifici 'saltano' dalle impaginazioni dei giornali, salvo rendersi conto di quanto l'expertise scientifica sia essenziale per comprendere la realtà, vedi il terremoto nell'Italia centrale e in generale le calamità naturali.

Riguardo quest'ultimo esempio, è stata espressa anche la chiara esigenza che i mass media non si limitino a sposare le tesi più popolari, così da incontrare il consenso pubblico, ma si assumano invece la responsabilità di dire quando la 'gente' sbaglia. Altro caso istruttivo da questo punto di vista, la sanità e la medicina, soggette a un'illuminazione scandalistica che rischia di avallare un'insostenibile pretesa di 'certezza' a cui la scienza per definizione non può rispondere. Non a caso sono questi i settori nei quali 'autentiche bufale', per dirla con un ossimoro, incontrano spesso e purtroppo un ampio successo.

Non ultimo elemento evidenziato nel dibattito, l'importanza di rivolgersi al pubblico più giovanile, fin dall'infanzia, così da intercettare e suscitare l'interesse in coloro che potrebbero poi dedicarsi alla ricerca scientifica come percorso di studio e lavoro, contribuendo a colmare un gap del quale l'Italia soffre da troppo tempo. Naturalmente, verso tale target occorre trovare modi e mezzi di comunicazione ancora più attraenti, per esempio il fumetto. Per dare un contributo alla riflessione sui bambini, che sono il nostro futuro, abbiamo dedicato loro il Focus monografico di questo Almanacco della Scienza. Buona lettura!

Marco Ferrazzoli