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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 7 set 2016
ISSN 2037-4801

Editoriale

Finchè c'è cinema, c'è ricerca

Nella prolusione introduttiva a un workshop di geopolitica, qualche settimana fa, un ambasciatore raccontava divertito come, per rendere conosciuta a tutti la ricerca italiana in Artico, sia servito 'Quo Vado?' di Checco Zalone. È una realtà indiscutibile: nella promozione della scienza a livello popolare, spesso, un prodotto comico e commerciale conta più della divulgazione diretta - e talvolta un po' 'top down' – di università ed enti di ricerca. Parliamo d'altronde di una pellicola che ha stracciato tutti i record di incassi e spettatori, incluso quello precedente, detenuto sempre da Zalone, e nella quale i ricercatori rappresentano la parte sana, positiva del Paese, in contrapposizione allo scansafatiche in cerca di posto fisso impersonato dal protagonista.

Un messaggio quindi semplice, espresso in forma 'leggera', ma importante. E che peraltro ci tocca molto da vicino, poiché la base dove sono state girate alcune scene del film è quella del Cnr a Ny Alesund che, dopo la troupe di 'Quo vado?', nei mesi scorsi ha ricevuto la visita di alcuni studenti del liceo Filzi di Rovereto, accompagnati da due professori e da un nostro ricercatore: una sorta di passaggio di testimone, quello tra le star dello spettacolo e i ragazzi, che ci fa ben sperare: come ricordiamo spesso, infatti, è soprattutto ai giovanissimi che deve arrivare la comunicazione dei temi scientifici, anche per cercare di attrarli alla faticosa e bellissima professione di ricercatori.

In base a queste valutazioni, e in coincidenza con il Festival di Venezia che in qualche modo apre la nuova stagione cinematografica, abbiamo voluto dedicare il Focus monografico di questo Almanacco della scienza al cinema. Un settore che, nonostante la crisi delle sale, la rivoluzione del web e il predominio mantenuto dalla televisione in Italia come mainstream, resta un mezzo di comunicazione particolarmente efficace, grazie alla dimensione immersiva e collettiva in cui avviene la visione: un aspetto, questo, a cui la scienza ha dedicato più volte la propria attenzione, con opere come 'Lo schermo empatico' di Vittorio Gallese e Michele Guerra dell'Università di Parma e il recentemente ripubblicato 'Il cinema o l'uomo immaginario' di Edgar Morin.

Aggiungiamo solo qualche considerazione complementare a quelle che troverete esposte negli articoli del Focus. Intanto, coincidenze e adiacenze tra cinema e scienza in qualche caso vanno oltre l'aspetto tematico, come dimostra la collaborazione di Kip Thorne, il fisico noto per le scoperte sulle onde gravitazionali, già consulente di Chris Nolan per il kolossal 'Interstellar' e ora impegnato con il collega Stephen Hawking nella sceneggiatura di un'altra pellicola hollywoodiana. Proprio la vita del cosmologo dei buchi neri, del resto, è divenuta, per tramite della biografia scritta dalla moglie, il soggetto di un film di grande successo, 'The Theory of Everyhing'. Non minore è stato il consenso tributato all'altra pellicola, uscita quasi contemporaneamente e per certi versi simile a quella di di Steve McQueen: 'The Imitation Game', che però è solo una delle opere dedicate ad Alan Turing, con un musical e un'opera sinfonica.

Hanno ragione Valerio Rossi Albertini e Roberto Natalini a obiettare che in queste e altre pellicole costruite sulla vita di famosi scienziati a essere utilizzati sono più gli aspetti personali, le caratteristiche particolari, come la malattia di Hawkings e l'omosessualità di Turing. Ma si tratta di una spettacolarizzazione inevitabile che non inficia l'utilità di avvicinare, seppure con più di qualche adattamento, il grande pubblico a temi che altrimenti non incontrerebbero mai. Proprio come nel citato caso di 'Quo vado', in quello di 'A Beautiful Mind' ispirato alla vita di John Nash, in quello dell'inesauribile filone della 'climate fiction' di cui si occupa nel Focus Mario Tozzi, che prima dell'immancabile happy end descrive a suon di effetti speciali scenari apocalittici. Ma forse l'esempio che vale di più è quello televisivo di 'The Big Bang Theory', che con lo straordinario consenso ottenuto tra i ragazzi statunitensi (e poi di mezzo mondo, Italia inclusa) pare aver contribuito a un rilancio delle iscrizioni a Fisica, nonostante  gli studenti iscritti a tale facoltà mostrati dalla sit-com appaiano tutt'altro che dei geni.

M. F.