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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 24 giu 2015
ISSN 2037-4801

Editoriale

Chi ha tempo?

È un'impressione o le nostre agende sono sempre più zeppe di annotazioni e appuntamenti? E viviamo sepolti da carte e impegni, con l'incubo di un 'alert' sempre imminente? È forse la maggiore contraddizione dei nostri tempi, quella di non avere tempo. I progressi nella medicina, la lotta alla mortalità infantile, la migliorata alimentazione e igiene hanno allungato la vita media a livelli inimmaginabili, in particolar modo in Italia. Ma di questi anni in più, quanto davvero ce ne godiamo?

La stessa rivoluzione tecnologica portata dalle reti ha trasformato moltissimi di noi in 'workaholic', ponendoci in uno stato di connessione perenne che annulla i confini tra tempo libero e lavorativo: secondo una recente statistica il 22% degli europei che hanno un impiego è affetto da 'burnout', cioè lo stress causato da troppi impegni che molti esperti assicurano essere una patologia psico-fisica effettiva, non una mera 'moda' diagnostica. Mentre alcuni esperti hanno di recente ricordato i danni che le continue interruzioni indotte da questa concomitanza portano alla 'memoria prospettica', cioè alla capacità di perseguire doveri e incarichi assunti. Basti dire che noi italiani dichiariamo una sofferenza da eccesso di impegni più che doppia rispetto al passato, forse anche perché trascorriamo mediamente 51 minuti al giorno sui mezzi di trasporto per il trasferimento tra casa e luogo di lavoro, contro i 45 europei: un'altra contraddizione stridente, nel momento in cui gran parte di noi, almeno parzialmente, potrebbe svolgere la propria attività da remoto o senza sottostare a orari e spostamenti fissi.

Come uscire da questo esaurimento? Alcuni ci provano con il 'downshifting', cioè inseguendo in varie forme stili e ritmi di vita più 'slow', meno frenetici e ossessivi: una tendenza che trova testimonial insospettabili in personaggi come Larry Page, il fondatore di Google. Lo psicologo tedesco Jorg Fendler, in un saggio emblematicamente titolato 'Non ce la faccio più', consiglia per lo meno di 'disintossicarsi' prendendosi delle giornate interamente 'sgombre'. C'è chi suggerisce di privilegiare la qualità del lavoro e del tempo rifuggendo dal 'multitasking', quella sorta di obbligo a svolgere più di un'attività contemporaneamente ricorrendo all'aiuto dei dispositivi tecnologici che però, così, sembrano vincolarci più che liberarci. Umberto Eco propone di provare come antidoto la 'lettura lenta'. E comunque le ultime ricerche sul cervello confermano come il rispetto dei ritmi circadiani incida sul nostro stato di salute.

La nostra impressione, però, è che la soluzione stia proprio nell'innovazione a cui spesso attribuiamo l'estensione degli orari di lavoro e il presunto peggioramento della qualità della nostra vita. Se le reti fossero meglio implementate per la gestione dei servizi, per esempio, potremmo risparmiare una quantità enorme di tempo e dedicarlo a noi stessi o alle attività che più ci rilassano e gratificano. È uno spunto di riflessione che con il Focus monografico di questo numero dell'Almanacco della Scienza lanciamo in particolare ora, in estate, stagione che ci permette di raccoglierlo con più facilità. Buona lettura e buone vacanze.

Marco Ferrazzoli