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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 3 - 25 mar 2015
ISSN 2037-4801

Editoriale

La gente non si fida degli scienziati

“Why don't people trust science?”, perché la gente non si fida degli scienziati? Se lo chiede il giornalista e saggista Tom Spears su Ottawa Citizen. E che il dubbio sia fondato lo dimostrano molti dati preoccupanti diffusi di recente sul rischio di uno 'scollamento' tra comunità scientifica e cittadinanza. Un sondaggio dell'Aaas (American Association for the Advancement of Science) e del Pew Research Center attesta che, per fare alcuni esempi dei temi 'caldi' della ricerca, confidano nella sicurezza degli Ogm l'84% dei ricercatori contro il 37% della popolazione generale e sono favorevoli alla sperimentazione 'in vivo' l'89% dei primi e il 47% della seconda. Secondo l'ultimo annuario 'Science and Society' di Observa, su questo secondo tema il 43,5% degli italiani è nettamente contrario e il 36,1% la ammette solo su alcune specie.

Sempre Observa evidenzia il complesso rapporto tra 'Giovani, scienza, tecnologia, cibo' intrattenuto dalle giovani generazioni, dato ancora più importante considerato che parliamo delle leadership di domani. Declino delle vocazioni scientifiche e crescente influenza della tecnologia sulla vita quotidiana compongono un legame aggrovigliato in cui, tra gli interessi scientifici dei ragazzi, prevalgono quelli per salute e sesso. Lo studio delle scienze viene ritenuto utile per la vita quotidiana soprattutto per la cura delle malattie, secondo l'89%, eppure appena il 17% afferma che dovremmo sempre fidarci di quello che dicono i ricercatori e anche per quanto riguarda il lavoro futuro, diventare uno scienziato/a è un'intenzione manifestata esplicitamente solo dal 14%. Un altro cahier de doleances è stato stilato da National Geographic: a partire dalla fola secondo cui i vaccini provocano l'autismo fino alla tesi del Moon hoax, secondo cui l'allunaggio non sarebbe mai avvenuto. Nel primo caso, un falso conclamato da una ritrattazione ufficiale, nel secondo una leggenda metropolitana basata su indizi irrisori.

Nel loro e-book 'Scienza e democrazia' edito da La Stampa, il caporedattore dell'inserto 'Tuttoscienze' Gabriele Beccaria e Andrea Grignolio affrontano una serie di episodi emblematici in cui, oltre a Ogm e sperimentazione animale, compaiono Stamina e il ruolo dei ricercatori nella politica. “La ricerca demolisce i nostri pregiudizi e può migliorarci la vita”, ricordano Beccaria e Grignolio, e dimostrarlo sembrerebbe così semplice, se solo si guardasse indietro a vedere i progressi compiuti dalla medicina o dalla tecnologia, o i dati sull'aumento della sopravvivenza. Ma i pregiudizi, spesso, sono più forti di qualunque dato reale: i ricercatori li chiamano bias e sanno che possono compromettere qualunque studio, se non si presta loro attenzione.

Siamo comprensibilmente stanchi della cosiddetta 'politica degli annunci', diffidiamo delle promesse troppo mirabolanti e chiediamo ai decisori di essere concreti, anche se magari togliamo loro consenso nel momento in cui lo sono 'troppo' e ci indicano un prezzo salato da pagare per adottare le misure necessarie. Un po' la stessa contraddizione si può ravvisare nella ricerca scientifica, e nella sua comunicazione. Dagli scienziati ci attendiamo risposte taumaturgiche, miracolistiche, immediate nei loro effetti, ma a lungo andare la continua diffusione di notizie sulla 'scoperta' risolutiva finisce col produrre l'effetto opposto, una disillusione che inficia la stessa fiducia che dovremmo attribuire a chi fa ricerca.

Non è facile trovare un punto di equilibrio, che passa anche per la nostra coerenza civica.

Marco Ferrazzoli