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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 12 nov 2014
ISSN 2037-4801

Editoriale

Ricordo del muro

Il poco invidiabile privilegio dell'età consente di avere ricordi e fare confronti che ai più giovani appariranno probabilmente incomprensibili. Nel 1986 mi recai in quella che allora ancora si chiamava Berlino Ovest ed ebbi davvero l'impressione di valicare un confine, molto più di quanto pure capitava, ai tempi, per passare da uno all'altro degli stati europei, non ancora unificati dal Trattato di Schengen che avrebbe liberalizzato i movimenti di uomini e merci. Per raggiungerla si traversava la Germania Est, della quale la città 'occidentale' costituiva un'enclave, e soprattutto si doveva superare uno dei posti di blocco, in prossimità del muro che separava le due parti.

Ai passeggeri dei pullman venivano sottratti i documenti che un poliziotto, uno dei famigerati vopos, dopo un primo esame, restituiva uno alla volta, piantandosi di fronte a ciascuna persona con piglio niente affatto amichevole. Nel nostro caso una donna, probabilmente una semplice funzionaria, cominciò il giro e arrivata di fronte a me, unico non tedesco del gruppo, rimase ferma guardando alternativamente il passaporto e il mio viso, senza dire una parola. A un certo punto capii o immaginai: portavo gli occhiali ma nella foto del documento non li avevo. Solo quando li tolsi si decise a restituirmi il passaporto e a farci proseguire il viaggio.


La caduta del muro avvenne pochissimi anni dopo, ma allora era del tutto inimmaginabile. Quel confine fu fisicamente smantellato con un'operazione ripresa e diffusa dalle televisioni di tutto il mondo e che resta emblematicamente come l'immagine della 'caduta dei muri' in senso lato: ideologici, politici, culturali. È ben noto che il mondo di pace e armonia che sognammo in quella notte, un quarto di secolo fa, non si è poi realizzato: anzi, abbiamo conosciuto un periodo di sanguinose guerre fratricide che non si è ancora concluso del tutto, si pensi solo all'Ucraina o al Kosovo. E nel mondo sono stati costruiti, si calcola, altri 8.000 chilometri di barriere tra stati confinanti e avversari.

Il muro di Berlino, fatto a pezzi, è finito un po' dappertutto in forma di ricercato e costosissimo souvenir dopo quella “sbornia”, come la chiama il regista Edgar Reitz, che con 'Heimat' (patria) ha realizzato il racconto più efficace della storia tedesca prima e dopo la spaccatura in due. E la Germania, dopo la riunificazione, ha assunto in qualche modo il ruolo di leadership che aveva vanamente e sciaguratamente inseguito con il nazismo, come osservano Gennaro Sangiuliano e Vittorio Feltri nel loro provocatorio 'Il quarto reich', già recensito su queste pagine. L'Europa 'guidata' da Berlino oggi, però, è un'Unione in forte crisi economica: una crisi che colpisce soprattutto i più deboli e i più giovani.

Il crollo del muro resta comunque uno dei grandi momenti della storia recente. Per questo, in questo Almanacco della Scienza, abbiamo voluto prenderlo come spunto di riflessione, ragionandoci assieme ad alcuni nostri ricercatori: buona lettura.

Marco Ferrazzoli