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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 28 mag 2014
ISSN 2037-4801

Editoriale

Parlare di scienza? Non è sempre facile

In coincidenza della Giornata dell'ambiente indetta dall'Onu per il 5 giugno, abbiamo chiesto ai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di darci alcuni consigli concreti, che ciascuno possa mettere in pratica: li troverete nel Focus dell'Almanacco della scienza che state leggendo. Ci sembra importante sensibilizzare i cittadini alle responsabilità individuali, per evitare che i grandi 'imputati' dell'inquinamento e del dissesto diventino l'edilizia e le emissioni di gas serra, come una sorta di capro espiatorio.

È necessario anche che la comunicazione e l'informazione, su un tema così delicato e strategico, diano conto delle novità positive, poiché puntare solo sull'allarme, pure reale, potrebbe indurre alla 'rassegnazione catastrofista'. Una buona notizia, lanciata nei giorni scorsi dal Corpo forestale dello Stato e ampiamente ripresa dai media, è che nell'ultimo mezzo secolo la superficie boschiva in Italia è raddoppiata e sta per sfiorare il record di quasi 11 milioni di ettari, oltre un terzo del territorio nazionale.

L'ambiente è però solo uno dei tanti argomenti scientifici su cui è essenziale una comunicazione corretta ed efficace, due caratteristiche non sempre facili da conciliare. In occasione di una recente e rilevante scoperta genetica sulla Sla, un articolo sulla Stampa si è chiesto: “Come parlarne?”. Come evitare, cioè, di ingenerare speranze applicative eccessive, dati i tempi purtroppo lunghissimi in questo genere di ricerche? “Le decisioni sulla comunicazione in genetica sono tra le più laceranti, soprattutto quando non esistono ancora terapie”.

Piero Bianucci, sullo stesso quotidiano, scrive: “Per la scienza è facile trovare su Internet fonti serie (…) C'è tutto. Anzi, troppo. E troppo specialistico. Il numero degli articoli scientifici raddoppia ogni dieci anni”. È vero: la produzione scientifica aumenta, la multimedialità si amplia a dismisura e diventa sempre più celere, la 'concorrenza' per farsi sentire è spietata, il rischio che la moneta cattiva scacci quella buona è reale e anche gli utenti più attrezzati si disorientano. Non possiamo certo risolvere il problema limitando la produzione o la veicolazione, ma dobbiamo chiedere a tutti i divulgatori un grande sforzo di auto-controllo e dobbiamo operare perché gli utenti finali siano più preparati a recepire il bombardamento di informazioni cui sono sottoposti. Il discorso non vale solo per la scienza, certo: dall'economia alla politica una maggior alfabetizzazione è un principio da applicare in generale.

Qualche segnale in positivo, per fortuna, c'è. Pietro Greco, sull'Espresso, nota come la nicchia editoriale della 'popular science' si sia conquistata un posto significativo anche nel mercato italiano. “Il ponte tra le due culture è un luogo sempre più frequentato”, osserva Anna Meldolesi sul Corriere della sera, e anche questa modalità, cioè la saggistica che unisce stilemi narrativi e contenuti scientifici, può avvicinare un pubblico non avvezzo alla scienza 'dura e pura'. Il rinnovo della convenzione tra Rai e ministero dell'Istruzione, infine, speriamo preluda all'apertura di uno spazio dedicato, così da consentire una più continuativa comunicazione di qualità, quale quella già offerta con il programma 'Nautilus'.

Marco Ferrazzoli