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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 6 - 26 mar 2014
ISSN 2037-4801

Editoriale

Dieci anni sconsolanti, ma non siamo a zero

Bisogna investire sul cervello. Ma non soltanto nel senso diretto a cui ci riferiamo in uno degli articoli del Focus monografico di questo Almanacco della Scienza, che abbiamo dedicato all''Anno europeo del cervello' e alla 'Settimana del cervello' appena trascorsa, riportandovi notizie tratte da alcune delle più interessanti ricerche di neuroscienze condotte dal Cnr. L'investimento dovrebbe riguardare soprattutto, in senso figurato, la conoscenza quale volano di sviluppo.

Ne parliamo in ogni occasione possibile, lo ricordiamo continuamente, con un'insistenza purtroppo giustificata dalla situazione strutturale negativa in cui si trova il nostro Paese, coincidente non a caso con la crisi economica e sociale da cui cerchiamo a fatica di uscire. Una situazione di cui gli ultimi dati di Observa-Science in society, raccolti nell''Annuario scienza e società 2014' edito dal Mulino, forniscono una sconsolante conferma.

La pubblicazione, arrivata al decennale, offre una panoramica estesa agli ultimi anni su quanto si è mosso, diciamo così, in Italia. La tendenza e la media delineano un disinteresse sostanziale e generale, variamente motivato: la persistenza dell'assurda diatriba tra le cosiddette 'due culture', la mancanza di un'imprenditoria di dimensioni e vocazioni adeguate all'investimento in innovazione, le responsabilità e l'inerzia politica…

La quota di Pil spesa in ricerca nel 2012 è stata dell'1,3%, i ricercatori sono 4,3 su 1.000 occupati, grazie a lievissimi miglioramenti che ci mantengono però abissalmente distanti dai competitori internazionali più dinamici. La compensazione cui si ricorre, di fronte a questi dati, è in genere quella di rimarcare la qualità dei ricercatori italiani, attestata dalla loro produttività, dall'accoglienza loro riservata all'estero e dal piazzamento nelle classifiche dei finanziamenti.

Ma il problema maggiore è che la scienza da noi non è considerata un fattore di progresso, anzi è pienamente e pesantemente coinvolta nel clima di sfiducia che colpisce tutti gli 'stakeholder', quello nel quale la sufficienza stiracchiata ottenuta dal nuovo Governo spicca, visti i consensi ridotti al lumicino che i sondaggi assegnano alla gran parte delle istituzioni.

Un fenomeno non solo italiano, certo, come ci dicono le notizie più recenti sull'euroscetticismo o sui processi secessionistici in atto. Ma questo non ci consola, né migliora la gravità dei nostri gap. La scienza non è vista quanto dovrebbe come un aiuto per combattere la fame nel mondo, le malattie, il progetto energetico; ed è considerata spesso, anzi, come una nemica dell'ambiente e della salute. La vicenda giudiziaria sui vaccini 'trivalenti' sospettati di provocare l'autismo, nel cui merito non entriamo, è l'ennesimo indizio della mentalità anti-scientifica che va dilagando.

Per questo occorre uno scatto di coscienza culturale, prima che economico o politico, e per questo occorre che il comparto della ricerca se ne consideri motore e non semplice beneficiario. Non partiamo comunque da zero: tornando all''Annuario scienza e società' appare in particolare rilevante, quasi incredibile, che un italiano su venti nello scorso anno abbia seguito una manifestazione divulgativa pubblica, anche se non è specificato di quale segno e, dunque, c'è da temere siano inclusi nella quota quanti hanno partecipato alle ormai frequenti iniziative 'contro' strutture di ricerca. Si tratta in ogni caso di persone interessate, così come il 29% che ha visitato un museo e il 12% che ha seguito un incontro o dibattito pubblico su ricerca e innovazione: partiamo da queste e allarghiamo la loro platea.

Per quanto ci riguarda, cerchiamo di fare il possibile, anche con l'Almanacco. Grazie a chi ce lo riconosce, come il portale di Fastweb che ci recensisce tra i migliori siti di divulgazione scientifica.

Marco Ferrazzoli