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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 29 gen 2014
ISSN 2037-4801

Editoriale

Grandi investimenti, grandi obiettivi

La ricerca ha bisogno di grandi investimenti ma anche di grandi obiettivi, che permettano di traguardare sia gli avanzamenti della conoscenza sia i potenziali sviluppi utili alla società. Abbinamento che si realizza in progetti come quello sul grafene, finanziato dall'Unione Europea assieme con un altro programma sul cervello, organo allo studio del quale anche l'amministrazione Usa ha destinato ingenti risorse. La ricerca è sovrannazionale da sempre e sempre più ha, anche per ragioni economiche, bisogno di ampie sinergie per raggiungere risultati significativi.

In questo contesto si inserisce Prima, un esperimento di cui si sono appena inaugurati gli impianti, teso a realizzare e testare il 'cuore' di Iter, futuro reattore sperimentale a fusione nucleare che è parallelamente in costruzione in Francia. Il Consiglio nazionale delle ricerche in questa sperimentazione è assoluto protagonista: sia perché Prima ha sede presso l'Area della ricerca del Cnr di Padova, sia soprattutto perché i lavori sono stati affidati al Consorzio Rfx, di cui il nostro Ente è main partner tramite l'Istituto gas ionizzati. Il consorzio prende il nome da un'altra macchina per la fusione nucleare, operativa da tempo presso l'Area padovana, e l'affidamento dell'incarico è avvenuto proprio in considerazione dell'esperienza consolidata mediante la realizzazione e la gestione di Rfx.

Prima e Iter, rispetto agli esperimenti di fusione nucleare attualmente in corso, implicano però un 'salto' enorme: un sistema di accelerazione da 1 MegaVolt (un milione di Volt), una potenza di 16 MW, un'efficienza del 30%, la possibilità di rimanere attivo per un'ora a ogni accensione, contro i 500 KV, i 6 MW, il 25% e i 10 secondi attuali. Le performance dovranno poi migliorare fino ad arrivare al funzionamento in continuo, a 30 MW e col 60% di efficienza. Se l'esperimento di Prima riuscirà, cioè se l'iniezione del fascio di particelle chiamate neutri riuscirà a riscaldare il plasma, il processo di fusione potrà prendere il via.

Un po' come per Lhc, ci troviamo di fronte a una grande sfida tecnologica e scientifica, che riguarda l'acquisizione di nuove conoscenze in complessi fenomeni fisici, ma con un risvolto concreto fondamentale per uno dei maggiori problemi planetari: la produzione di energia mediante un sistema senza emissioni, affidabile e pulito. Ulteriori potenziali ricadute sono poi possibili in campi come la medicina, la propulsione e il trattamento dei materiali.

Prima coinvolge, oltre all'Italia con Cnr, Università di Padova, Infn, Enea e Acciaierie Venete, anche laboratori di Gran Bretagna, Germania, Francia, Giappone e India. L'investimento italiano finora è stato di 20 milioni di euro, a fronte di un ritorno in commesse per aziende italiane di 36,5 milioni, mentre il valore complessivo delle attrezzature è di oltre 200 milioni. Iter nel suo complesso costerà molto di più, 15 miliardi di euro, ma questa cifra così ingente appare irrisoria se si considera che il consumo energetico mondiale 'pesa' 25 miliardi di euro al giorno. Se le cose funzioneranno, insomma, ci saremo ripagati l'investimento in appena mezza giornata

Marco Ferrazzoli