Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 1 - 15 gen 2014
ISSN 2037-4801

Editoriale

'Anni di piombo' per la ricerca?

Anche il 2014 si sta aprendo sotto il segno di numerose e accese polemiche che mettono in discussione la credibilità, l'autorevolezza e il ruolo stesso della scienza e della ricerca. Polemiche che viaggiano tra giornali, web, politica e 'piazza', spesso sconcertando per l'aggressività dei toni e l'approssimazione dei contenuti che le caratterizzano. D'altronde il fenomeno riguarda diversi ambiti della vita pubblica, pensiamo solo alla frequente esasperazione del confronto politico, ed è un'illusione pensare che la comunità dei ricercatori sia esentata da questa pur deprecabile tendenza.

Le regole condivise su cui la scienza si basa, dal peer review ai protocoli clinici, sono contestate sempre più spesso da soggetti che puntano ad affermare le loro opinioni sulla base del consenso 'popolare' e soprattutto del successo 'mediatico'. Un atteggiamento che contrasta diametralmente con il metodo scientifico, il quale viene così minato alla base e non solo sui temi specifici che di volta in volta fanno da casus belli. Tra i 'thread' delle ultime settimane, alcuni apparentemente più innocui come la confusione tra clima e meteo, gli ogm e i vaccini, ma soprattutto Stamina e la sperimentazione animale, che hanno scatenato una preoccupante violenza verbale.

Contro i ricercatori 'rei' di utilizzare animali in laboratorio, infatti, sono comparsi manifesti con nome e recapiti e minacciose scritte spray sui muri che ad alcuni hanno ricordato anni plumbei del nostro passato recente. Insulti e lugubri auguri di morte a mezzo social network sono arrivati anche a Caterina Simonsen, la studentessa di veterinaria malata che riferendosi alla propria diretta esperienza ha ringraziato e difeso la sperimentazione su animali. Alla ragazza, affetta da alcune patologie rare, sono arrivati per converso gli attestati di stima di molti ricercatori e 'addetti ai lavori', tra i quali si è però creata anche una 'frattura' in merito all'uso empatico ed emotivo di un caso personale al fine di suscitare attenzione e sensibilità verso il tema. Una divergenza che conferma quanto l'“apologia dell'ignoranza”, come l'ha chiamata qualcuno, rimandi anche a una sorta di eccesso di prudenza nella comunicazione da parte di chi fa scienza, poco compatibile con i toni e i tempi richiesti oggi dalla comunicazione.

Per difendere il pensiero logico che oggi appare tanto in crisi è indispensabile sapere e voler mediare correttezza scientifica ed efficacia (quindi anche celerità) mediatica. Non è facile, chi fa il nostro lavoro lo sa. Ma l'alternativa è trascinarsi in continui dibattiti 'interni', lasciando indisturbata la continua corto-circuitazione di immagini e contenuti 'falsi' tra web, media (anche autorevoli) e opinione pubblica. Rispondere invocando solo il sacrosanto rispetto delle leggi e delle norme non è sufficiente come non lo fu, adottiamo nuovamente il paragone con molta cautela, negli 'anni di piombo', che si chiusero grazie alla risposta giudiziaria e in termini di ordine pubblico da parte dello Stato ma anche grazie al rifiuto 'culturale' della violenza come mezzo di affermazione politica da parte dei cittadini.

In questo quadro complesso, il Focus monografico di questo primo numero dell'anno dell'Almanacco della scienza vuol rappresentare un segno di speranza: vi raccogliamo le esperienze dei sette ricercatori che hanno ottenuto da Cnr e Accademia dei lincei il premio Ricercat@mente. Una speranza agrodolce, visto che – come il presidente del Cnr, Luigi Nicolais, non ha mancato di sottolineare - alcuni di questi giovani, nonostante le loro qualità, sono ancora 'precari'.

Marco Ferrazzoli