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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 2 ott 2013
ISSN 2037-4801

Editoriale

Anche la scienza può essere presa per gioco

Nei giorni scorsi Pro test ha organizzato, assieme a un cartello di istituzioni e associazioni della ricerca, due manifestazioni – una a Milano e una davanti alla Camera dei deputati - per protestare contro il recepimento da parte del nostro Parlamento, in modalità ulteriormente restrittive, della direttiva europea sulla sperimentazione animale.

Un ricercatore, parlando dal palco allestito di fronte a Montecitorio, ha attribuito gran parte della disattenzione che in Italia si presta a questi temi non ai mass media, alla politica o al fronte degli animalisti oppositori della sperimentazione, ma alla “maggioranza silenziosa” dei suoi colleghi, che non si impegnano a sufficienza per sostenere il comparto. La lamentela per il silenzio che spesso risponde alle rivendicazioni di chi lavora nei laboratori è ricorsa molto nei giorni scorsi, mentre diversi oratori hanno evidenziato un altro problema non da poco che inficia il dibattito sulle questioni scientifiche: in democrazia vige un''equivalenza dei pareri' che la comunicazione 2.0 e i social network hanno contribuito ad amplificare, per cui nelle scelte che coinvolgono la collettività spesso non conta la competenza, ma il principio per cui 'una testa vale sempre un voto'.

“Possibile che la posizione di chi, come me, ha studiato quindici anni, valga quanto quella di chi sullo stesso tema ha letto un paio di cose su Internet?”, ha lamentato un ricercatore nella manifestazione romana. “No, la scienza non è democratica”, ha azzardato un titolo del mensile Le Scienze.

La memoria corre all'aprile scorso e ai servizi con cui i telegiornali avevano dato notizia dell'assalto di un gruppo di militanti di 'Stop Green Hill' allo stabulario dell'università di Milano. La devastazione da molti media non fu trattata come un reato, quale ai sensi del codice è, ma come l'espressione – magari un po' veemente - di un'apprezzabile istanza morale, un tipo di comportamento verso il quale in Italia siamo in genere piuttosto indulgenti (anche se negli ultimi tempi si registra qualche segnale di cambiamento). Nel dare conto dei fatti di Milano, inoltre, per i ricercatori di università e Cnr che ne furono vittime non è stato facile ottenere uno spazio analogo a quello degli animalisti, poiché questi ultimi numericamente (e quindi mediaticamente) 'contavano' di più. In un talk show, ricordiamo a margine, fu invitata a parlare una simpatica attrice, che sostenne con estrema franchezza la tesi secondo cui l'amore per gli animali è incompatibile con il sostegno alla ricerca.

Tutto questo può sembrare assurdo a chi opera negli ambiti specialistici - scientifici, tecnologici, matematici… - dove bisogna avere conoscenze precise per poter esprimere un'opinione compiuta. D'altro canto, però, come si può 'correggere' questo sistema, che poggia su alcuni irrinunciabili principi democratici, oltre che su alcune 'furbizie' politico-culturali? Quasi la metà delle famiglie italiane ha un animale in casa e molte persone sostengono la pari dignità della vita di animali ed esseri umani, è difficile ipotizzare che mezzi di comunicazione e partiti non ne tengano conto...

Non si tratta di una problematica nuova, peraltro, al contrario. La cultura 'razionale' su cui poggia l'Occidente ha sempre ospitato al proprio interno posizioni 'altre' con le quali si è faticosamente confrontata: dai tempi di Plinio e Lucrezio, passando per i processi alle streghe e l'antropologia culturale di Claude Levy-Strauss. Oggi però questa questione è senz'altro diventata più complessa: per la leadership assunta dall'emotività nella valutazione di molti problemi globali (si veda al riguardo l'interessante 'Storia culturale del clima' di Wolfgang Behringer, recentemente pubblicata da Bollati Boringhieri) e per l'analfabetismo scientifico diffuso e documentato in Italia, dove la metà delle persone ignorano anche concetti elementari.

È solo investendo proprio su questo piano, cioè sulla diffusione della cultura scientifica, che si otterranno dei risultati. Noi ci proviamo, con i nostri limitatissimi mezzi, cercando ogni tanto di inventare delle forme di comunicazione originali e accattivanti. Nel Focus monografico di questo Almanacco della scienza abbiamo voluto utilizzare l'enigmistica, proponendovi un rebus e un cruciverba con tanto di 'concorso a premi' per i primi lettori che invieranno le soluzioni, e interrogando sul gioco alcuni esperti del Cnr. Speriamo che il nostro tentativo di avvicinare alla scienza anche in modo ludico sia apprezzato e di non essere accusati, come talvolta ci capita, di 'eccesso di leggerezza'. Buona lettura.

Marco Ferrazzoli