Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 11 - 26 giu 2013
ISSN 2037-4801

Editoriale

Buon compleanno, Cnr

Una festa di compleanno molto gioiosa, con tanti amici e ospiti illustri: uno in particolare, il presidente della Repubblica. La giornata inaugurale delle celebrazioni per i novant'anni dalla istituzione del Consiglio nazionale delle ricerche, che si è svolta presso la sede centrale di piazzale Aldo Moro a Roma, non è però stata solo questo. Nella mattinata del 25 giugno si sono svolte la cerimonia di consegna del Premio nazionale per l'innovazione, la relazione di Gianni Riotta su 'Ricerca e innovazione oggi', la proiezione del 'promo' realizzato da Rai Scuola e di un video che ha raccolto gli slide show del concorso 'RiScattiamo la scienza e dei presidenti dell'Ente e un 'assaggio' della web tv del Cnr. Tra i presenti il presidente del Senato, Pietro Grasso, e della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, esponenti delle istituzioni e della comunità scientifica.

Ma la parte centrale è stato il confronto sul tema 'Sfide. La leva della ricerca, la spinta dell'innovazione'. Il presidente, Luigi Nicolais, ha esordito ricordando il Cnr come il “più grande ente di ricerca italiano: oltre ottomila persone, strutture e laboratori sull'intero territorio nazionale e in alcune zone chiave del mondo, tantissime linee di ricerca e progetti, brevetti, rapporti con le imprese, le università e il territorio, interdisciplinarietà e intrecciarsi di ricerca esplorativa e finalizzata, impegno comunitario e internazionale” e il suo ruolo “nell'ammodernamento, la creatività, la crescita sociale e culturale, la competitività del Paese”. Ma soprattutto ha rivolto un appello al presidente Napolitano in nome “delle persone che quotidianamente affrontano la sfida della conoscenza, dai tempi di Vito Volterra ai giovani precari di oggi”, perché “siamo consapevoli che proprio per superare difficoltà e criticità attuali abbiamo bisogno di più ricerca, più università, più scuola”.

Un impegno assicurato dal ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza, secondo “le tre priorità introdotte nelle linee programmatiche del Miur” che passano per “una strategia credibile che metta a sistema i talenti nazionali, coinvolga quelli stranieri e richiami i nostri ricercatori all'estero” e “per un'inversione di rotta: il Miur è un ministero di investimento e non di spesa. Una scommessa che si vince con un sistema formativo inclusivo, trasparenza e sostegno in cui dobbiamo favorire il privato”.

A questo punto la parola è passata a Diana Bracco, vice presidente per la Ricerca e l'innovazione di Confindustria, concorde che sia giunto “il momento di azioni concrete in una logica nuova e con strumenti quali il credito di imposta e il finanziamento diretto ai grandi progetti strategici”. Mentre il presidente della Crui, Marco Mancini, ha evidenziato “l'impressionante spread italiano quanto a numero di ricercatori e il problema del brain decay, cioè dell'invecchiamento”.

La migliore risposta l'ha fornita l'intervento conclusivo di una giovane ricercatrice dell'Istituto di neuroscienze del Cnr, Laura Baroncelli, che ha ricordato come “il nostro Paese sia sempre stato una delle più grandi fabbriche di cervelli nel mondo, ma da troppo tempo le risorse impiegate per formare i giovani di eccellenza del Paese si trasformano in un investimento a vantaggio dei Paesi nostri competitori, visto che gran parte di loro cerca altrove spazi e opportunità”.

Un'altra iniezione di energia 'giovanile' è arrivata dall'intervento finale del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: dalla battuta iniziale, “non ero mai stato in questa bellissima sede e devo dire che il non previsto e non ambito prolungamento del mio mandato mi ha offerto almeno questa piacevole occasione”, accolta dall'Aula convegni con un'esplosione di risate e applausi, fino alle considerazioni sulla giornata: “Credo di essermi speso ripetendomi più volte su questo tema. Per lo sviluppo della ricerca è necessario mobilitare al massimo le risorse pubbliche e private in sinergia tra loro. Le persone che fanno ricerca sono una straordinaria risorsa e devono vedersi garantite da istituzioni e politica condizioni minime di serenità”.

Proprio sul delicato momento politico-istituzionale, il capo dello Stato ha speso alcune parole di una chiarezza lapidaria, che hanno avuto amplissimo risalto su tutti i mass media: il fatto che abbia scelto il Cnr per pronunciarle è un segno in più della considerazione che riserva al nostro comparto.

Marco Ferrazzoli