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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 27 mar 2013
ISSN 2037-4801

Editoriale

La speranza come dovere

Tra le 'parole chiave' utilizzate da Jorge Mario Bergoglio, "speranza" è sicuramente una delle principali. Il Papa l'ha raccomandata ancora nell'omelia della messa della Domenica delle Palme, ai 250 mila fedeli presenti: "Per favore non lasciatevi rubare la speranza!". Addirittura, Francesco considera lo scoraggiamento una tentazione operata dal demonio "mascherato da angelo", invitando a non cedere "al pessimismo, a quell'amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno" (si veda al riguardo, in questo numero dell'Almanacco, anche la recensione al libro di Tullio Gregory 'Principe di questo mondo').

Partiamo dalla citazione di Bergoglio non solo come 'omaggio' per la Pasqua, a cui abbiamo dedicato il Focus monografico del giornale che state leggendo, poiché l'invito alla speranza non vale soltanto per chi crede. C'è anzi, in questo, una profonda affinità tra la fede e la scienza: entrambe investono nel futuro senza la certezza del risultato che otterranno e, dunque, entrambe presuppongono e richiedono la fiducia come 'dovere'.

Lo dicevamo già nel numero scorso dell'Almanacco, alcuni segnali positivi ci sono. Basterebbe riflettere un istante sui risultati che la ricerca medica ha ottenuto contro malattie come il cancro o l'Aids, oppure sul ruolo che i vaccini hanno svolto nel debellare tante altre patologie: non per ignorare i rischi ad essi collegati, sui quali è sempre bene tenere alta la guardia, ma per confutare le semplicistìche asserzioni sulla loro inutilità.

Certo, di questi tempi l'ottimismo è una pratica difficile per tutti e in particolare per chi fa ricerca. I numeri diffusi dal Sole 24 Ore a margine di una recente giornata di studio organizzata da Procter&Gamble e Mip-Politecnico di Milano sono avvilenti: 42 mila italiani iscritti in atenei stranieri, oltre 300 mila laureati che lavorano all'estero, 30 mila under 40 che espatriano per lavorare, disoccupazione giovanile oltre il 30%. 

Non meno tristi i dati di Science Watch diffusi da Repubblica sulle nostre lauree scientifiche e matematiche, inferiori a quelle conseguite nei paesi con cui ci confrontiamo, mentre la quota italiana di finanziamento in rapporto al Pil, 1,26%, è ben al di sotto del 2,9 statunitense, del 3,36 nipponico ma anche dell'1,91 dell'Europa a 27.

Eppure l'interesse per le professioni scientifiche dei nostri giovani (38,8% dei maschi, 32,8 delle ragazze) è superiore alla media Ocse. E sfoggiamo un ottavo posto tra le 'potenze' della ricerca mondiale che, considerate le premesse, potrebbe essere definito un 'miracolo'. A proposito di fede religiosa ...

Marco Ferrazzoli