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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 13 mar 2013
ISSN 2037-4801

Editoriale

Ricerca, c'è chi ci crede

Spunti di ottimismo ci sono ma bisogna sforzarsi di cercarli in un periodo come l'attuale nel quale prevale l'incertezza, anche nell'ambito della ricerca. Dal quale però qualche buona notizia arriva, a testimoniare come, nonostante la crisi economico-finanziaria globale, l'idea di puntare sull'innovazione come motore di conoscenza e di sviluppo è ancora forte.

Barack Obama ha annunciato il Brain Activity Map, un progetto che nell'arco di dieci anni si prefigge di conoscere il cervello umano con una maggior profondità e completezza, un po' come è stato con il progetto Genoma, che in 13 anni e grazie a quasi quattro miliardi di dollari, pare abbia fruttato ricchezza per oltre 800 miliardi. Nel suo discorso sullo Stato dell'Unione il presidente americano ha esplicitamente citato tale esempio per chiarire come da questo nuovo e ingente investimento scientifico, previsti 300 milioni di dollari l'anno, si attenda un analogo 'giusto ritorno'.

Un altro settore che sta tornando in auge, dopo un periodo di appannamento, è quello della ricerca spaziale. A raccogliere il testimone della sfida che negli anni della guerra fredda vide quali concorrenti Usa e Urss, sono soprattutto le nuove superpotenze, Cina e India. I programmi lanciati prevedono il raggiungimento di Marte, il ritorno sulla Luna e la conoscenza della parte di universo che ancora è coperta dal mistero (quasi tutto, in sostanza), anche per verificare la possibile esistenza di pianeti con condizioni favorevoli alla vita. Soprattutto, è interessante che insieme con gli Stati nazionali e le comunità scientifiche internazionali stiano aumentando i competitor privati interessati a indagare il cielo stellato, segno che anche in questo settore i risultati ottenuti incoraggiano ulteriori sforzi.

Abbiamo a volte l'impressione che, in questo scenario, l'Europa faccia la parte della cenerentola. Nel loro relativamente piccolo, ma si tratta di investimenti da record per quanto riguarda un singolo progetto (un miliardo di euro), le flagship costituiscono però un segnale incoraggiante: ricordiamo le due selezionate dalla Comunità, in cui i ricercatori italiani e del Cnr sono protagonisti e che hanno per oggetto il Grafene e lo Human Brain. E anche le smart cities and communities - su cui l'Ue ha puntato 655 milioni - sono un ambito dal quale si attendono, insieme con i risultati scientifici, quella che si chiama 'innovazione sociale', ovvero benefici concreti per la nostra qualità della vita.

Ci sono poi le recenti notizie dei successi sull'Aids, dell'interessante esperimento della 'telepatia' tra due topi, dell'analisi del Dna 'low cost' lanciata dai cinesi, che con il loro Beijing Genomics Insititute producono la metà dei sequenziamenti di tutto il mondo. Come ricorda il nostro Giuseppe Biamonti, direttore dell'Istituto di genetica molecolare, la prospettiva di portare questa attività a un costo compatibile con i normali protocolli medici non è più così remota.

Scatena invece molta rabbia, oltre che dolore, la brutta notizia che ha colpito la comunità e i comunicatori scientifici. L'incendio che ha distrutto la Città della scienza è un attentato, se verrà confermata l'origine dolosa, che colpisce prima di tutto Napoli, la struttura, chi vi lavora e quanti vi collaboravano, come il Cnr che aveva appena inaugurato una mostra sull'esploratore Frdtjof Nansen, andata perduta insieme con alcuni reperti unici. Ma soprattutto questo crimine rischia di farci credere che in Italia si debba ragionare sempre in piccolo, in termini difensivi e di mera conservazione, anziché di prospettive. Il pericolo maggiore è che in cenere, insieme alla sede e agli allestimenti, vada la nostra speranza.

Marco Ferrazzoli