Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 3 - 13 feb 2013
ISSN 2037-4801

Editoriale

La scienza deve essere credibile

Ci avviciniamo alle elezioni in un clima di avvilente sfiducia verso molte istituzioni pubbliche e in particolare nei confronti dei partiti politici. Ma anche la scienza deve spesso confermare la propria credibilità, che rischia di essere inficiata da molti fattori.

Proliferano entusiasmi eccessivi per possibili scoperte e innovazioni che necessitano di verifiche lunghe e accurate. In parallelo si assiste alla tendenza a inflazionare il mercato con un profluvio diagnostico e terapeutico dietro il quale si sospettano talvolta interessi industriali, per non parlare poi delle panzane propalate in malafede da personaggi privi di scrupoli. I titoli di giornale tendono spesso a semplificare eccessivamente, in particolare in medicina, fornendo ricette miracolose e nessi causali automatici, magari a partire da ricerche non proprio completissime. Si sedimentano luoghi comuni o si lanciano tesi controcorrente per fare 'scoop'.

Si diffondono così vere 'mode', alcune volte di dubbia utilità e altre addirittura rischiose, diffondendo l'illusione che basti una pillola, o un prodotto cosiddetto 'naturale', quale panacea contro qualunque male o quasi. Si induce, per converso, anche l'idea che qualunque disagio, sofferenza, impedimento sia una 'malattia', un problema da curare, risolvere, guarire, anziché considerarli inevitabili e talvolta formativi accidenti dell'esistenza.

Il rischio per chi fa ricerca e per chi la comunica è cadere in questo gioco ad alzare l'asticella dell'allarme o del miracolo, con l'intento di attrarre, insieme con l'interesse, risorse e finanziamenti. Ma la ricaduta di quest'atteggiamento è quella espressa dalla discussa sentenza dell'Aquila che, per la prima volta, ha visto 'alla sbarra' la comunità scientifica (la polemica suscitata da quel pronunciamento è stata in qualche modo rinfocolata dall'allarme sismico lanciato a inizio febbraio in Garfagnana).

Gli scienziati dovrebbero ovviamente, prima di tutto, dare prova di correttezza e competenza nel proprio ambto di attività: i dati sull'aumento di articoli ritirati e di ricerche ritrattate nelle pubblicazioni scientifiche indicano invece una deriva rischiosa per la loro l'autorevolezza. Ma la comunità degli studiosi dovrebbero anche far comprendere ai non addetti che conoscere non significa sempre poter intervenire. Una questione particolarmente delicata in campo ambientale, data la fortunatamente aumentata e diffusa sensibilità collettiva che, però, non sempre collima con le esigenze della ricerca.

Queste considerazione valgono anche per le scienze sociali. Il proliferare di controversie sull'attendibilità dei dati statistici, in campo politico ed economico, anche quando provenienti da fonti pubbliche, accademiche e statali, induce nei cittadini uno scetticismo pericoloso, poiché impedisce di assumere basi condivise per scelte finalizzata al bene comune. La diminuzione della ricchezza, la crisi, la scarsità di risorse e quindi la necessità di distribuirle equamente ed efficacemente rendono indispensabile una grande precisione e attendibilità nel "misurare i problemi" che, come ha detto di recente Bill Gates, è la condizione ineludibile per sconfiggerli.

M. F.